venerdì 10 giugno 2011

Vivere a Cortina sarebbe bellissimo se... prime considerazioni

Vivere a Cortina sarebbe bellissimo se...

Prime considerazioni. "Note introduttive e considerazioni sulle potenzialità e carenze di Cortina".

     E’ noto che le qualità della vita in un paese sono date da un insieme di fattori e che le stesse possono essere veicolate da un buon utilizzo delle risorse presenti nel territorio.
     Cortina ha tutto a suo favore ed una posizione assolutamente privilegiata. Grazie alla sue montagne, alla sua valle, alla conservazione del territorio garantito dalle Regole, alla sua storia turistica di 160 anni, alla sua antica vocazione sportiva, alle Olimpiadi, ai campionati mondiali nelle diverse discipline, alle manifestazioni di interesse internazionale, alla sua cultura, alle sue tradizioni, ad un centro commerciale di alto livello, ad un buona ristorazione, ai suoi impianti di risalita e piste da sci perfettamente tenute,  alla sua antropizzazione sufficientemente controllata, all’architettura ben inserita, ad una diffusa rete di artigiani di alto valore, ad un elevato numero di professionisti nei vari settori, a servizi di soccorso e volontariato ineccepibili, ad un numero sempre considerevole di campioni nelle diverse discipline sportive.
   Sono pochissimi i paesi che possono vantare un tale eccellenza, ciò nonostante si percepisce che c’è qualche cosa che non funziona a Cortina. Ci sono stati  degli errori di   valutazione che non ci hanno permesso di rimanere al passo con l’evoluzione di altri paesi.
    Non essendoci uno studio approfondito sull’argomento e, di conseguenza, la possibilità di un’analisi globale che possa rispondere al quesito, ci rifaremo ad alcuni fatti storici ed alla nostra esperienza e conoscenza sull’operato in questi ultimi anni della collettività d’Ampezzo per comprendere le motivazioni di questa caduta, formulare suggerimenti e ripartire guardando il futuro con serenità.
   A suo tempo il nostro paese con coraggio iniziava ad internazionalizzarsi: nell’ottocento le poche persone che potevano permettersi dei lunghi soggiorni in paesi ameni, avevano certamente una scelta limitata, ma frequentavano solo le località più belle. Sulle Alpi si conosceva Chamonix, Saint Moritz, Garmisch Partenchirke, Kitzbüel, Madonna di Campiglio, Cortina e poche altre stazioni. Per quanto riguarda il nostro centro, la popolazione si adeguò immediatamente a questa opportunità, imparò le lingue straniere e nuove attività, nacquero alberghi, negozi, rifugi, noleggi carrozze e cavalli, nuovi mestieri come le guide alpine, l’artigianato riprese vigore, i maestri artigiani produssero oggetti di grande pregio e valore che venivano acquistati  dagli ospiti. Ebbe cosi inizio un’ apertura ad un mondo che cambiava con grande beneficio per l’economia del paese.
    Negli anni fra le due guerre mondiali ci fu un consolidamento del nome di Cortina, la quale venne scelta dal regime come stazione  alla moda.
    Nel 1956 Cortina, grazie alle Olimpiadi, ed al fatto che per la prima volta venivano trasmesse in televisione, divenne di fama internazionale allargando la sua potenzialità turistica a tutto il mondo, con un flusso di ospiti sempre in crescita fino alla fine degli anni settanta.
   Negli anni ottanta ci si accorse che le presenze nel ricettivo della nostra mono-economia turistica era in netto calo: le presenze diminuiscono e nel migliore dei casi c’è una preoccupante stagnazione. Per questo settore è un duro colpo.  A grandi linee possiamo dire che il paese non si era rinnovato, avevamo perso la spinta che ci ha caratterizzati per molti decenni, venne a mancare quella sinergia fra pubblico e privato indispensabile per un sano progresso. Se in questo settore Cortina va in controtendenza rispetto all’Alto Adige, si assiste ad un consolidamento ed una drastica mutazione nel sistema produttivo: il mercato delle seconde case diviene la prima economia, che non investe i proventi in Ampezzo, ma che crea un indotto artigianale di alto valore, portando questo settore in posizione economica preminente nel paese.
    E’ indispensabile parlare degli errori commessi in questi anni ma senza fare polemica , che per la criticità del momento storico e le argomentazioni che proporremmo non ha senso d’esistere.
   Spesso le Amministrazioni Comunali non sono riuscite a creare sistema. Nel peggiore dei casi si costituirono in gruppo di potere finalizzato nella realizzazione prioritaria dei propri interessi.
    L’intramontabile concetto che soltanto uniti si progredisce e si fanno grandi opere, è stato sostituito con la partigianeria, che ha diviso  di volta in volta il paese in amici che vanno accontentati e nemici che vanno ignorati.
   I molti anni di grande affluenza turistica che sembrava  non dovessero mai terminare, non concorsero a creare i presupposti necessari per ammodernare le strutture e  per la preparazione di una nuova classe dirigente. Il paese si trovò cosi a dover affrontare un nuovo modo di concepire le vacanze ed una concorrenza turistica enorme. I nostri concorrenti non erano più solamente le centinaia di stazioni turistiche che nascevano come funghi su tutto l’arco alpino ma anche quelle dell’emisfero opposto che offrivano, durante il nostro inverno, vacanze al mare in isole da sogno, le capitali del mondo e le città d’Arte erano e sono sempre più gettonate. Il turismo globale ci ha trovati impreparati,  le scelte e le non scelte del paese e delle amministrazioni Comunali, ci hanno fortemente danneggiato. Mentre noi rimanevamo fermi le altre stazioni nascevano e crescevano con impianti e strutture adeguate alle mutate esigenze dei turisti.
   Sulle analisi, per praticità, ci confronteremo con l’Alto Adige, territorio a tutti ben noto, che è cresciuto e si è sviluppato turisticamente in maniera eccellente e, si guardi bene, la loro crescita non è dovuta solo alle preponderanti possibilità finanziarie di cui dispongono che certamente hanno contribuito e ne hanno determinato lo sviluppo, ma si sono avvalsi di una programmazione territoriale attenta ad ogni tassello che forma la proposta turistica ed economica in genere. Lo studio del territorio con le sue eccellenze, della viabilità, degli impianti di risalita indispensabili, del tipo e dimensioni e numero delle attività ricettive, dell’incentivazione alle aziende artigianali, agricole ed alla popolazione perché possa  rimanere nelle valli con una loro abitazione ed un lavoro remunerativo, alle leggi di tutela per le minoranze linguistiche e molti altri dettagli. In fine, hanno individuato ed attuato un sistema promo-pubblicitario  adeguato ai tempi,  efficace e premiante.
   Ritornando a noi, dalla fine degli anni cinquanta in poi non siamo mai riusciti a fare un piano trentennale condiviso ma neppure decennale su come o cosa dovrà essere Cortina nel futuro. Non abbiamo scelto un target di riferimento, ed al contrario abbiamo aperto il paese a tutti, a qualsiasi prezzo, ed ad ogni tipo di speculazione svilendo il paese. I benefici per la popolazione sono risultati modesti  ed il danno al paese lo viviamo oggi con tutta la sua gravità.
  Con i vari piani regolatori abbiamo bloccato il cambio destinazione delle case rurali  dei residenti, promuovendo delle svendite in numero considerevole, abbiamo inibito una crescita imprenditoriale turistica, abbiamo costretto le aziende all’immobilismo, mentre altrove impianti, piste, alberghi, alloggi diventavano sempre più aderenti al mercato internazionale.
  Non abbiamo sostenuto le aziende agricole, le uniche che potevano garantire la stabilità e la cura del territorio.
   Abbiamo costruito o ristrutturato male le strutture di uso civico e turistico, ed altre di fondamentale interesse non sono neppure state prese in considerazione.
   Abbiamo affossato la nostra cultura e le nostre tradizioni.
   Abbiamo perso un quarto della nostra popolazione e i nostri figli continuano ad andarsene.
   Sulle scelte importanti siamo spesso stati male informati, con il risultato di una forte conflittualità e divisioni con conseguente affossamento delle iniziative. Abbiamo costruito delle strutture disseminate sul territorio che ci sono costate e continuano a costarci cifre ingenti senza aver risolto il problema per cui furono volute, altre sono chiuse o non più utilizzate. Non siamo riusciti neppure a copiare quei centri polivalenti che altrove si sono dimostrati validi e meno costosi in riferimento alla  loro edificazione e gestione.
   L’avere ancora degli avvenimenti sportivi di importanza mondiale e manifestazioni di risonanza nazionali, sono importanti ma non sono più sufficienti.
   Il turismo, per la popolazione e per tutte le categorie imprenditoriali del paese è e resta il motore economico principale, va di conseguenza  reinventato, con la collaborazione di tutti e su  nuove basi, partendo da una strategia che tenga in considerazione e analizzi il “perché” dei risultati ottenuti dalle stazioni concorrenti in continua ascesa. A conti fatti scopriremo che c’è ben poco da inventare ma molto da copiare.
   Il nostro gruppo “ Comitato Civico Anpezo” inizia da queste considerazioni, un esame più approfondito dei vari aspetti che compongono la vita “possibile” nella nostra valle per un  prossimo futuro, con attenzione ad una forte presenza culturale ed una crescita economica che permetta la permanenza e, se possibile, il ritorno dei nostri concittadini che non hanno potuto restare in paese.
   Tutti coloro che desiderano: proporre, avere un confronto, segnalare, approvare o correggere o  contribuire alla stesura di questo piano sono i ben venuti e lo potranno fare interpellandoci o  utilizzando direttamente i nostri siti di face book o il Blog  – eddy.demenego@gmail.com http://eddy-demenego.blogspot.com

Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

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