martedì 25 gennaio 2011

Referendum: Lettera aperta al Dr. Maria Laura Simonetti Prefetto della Provincia di Belluno.

 Cortina 24 Gennaio 2011Stimato Prefetto, nel Suo discorso d’insediamento nella Prefettura di Belluno, in riferimento al referendum: «seguirò gli sviluppi con molta attenzione (...) promettendo anche di segnalare e sostenere a livello centrale le richieste che arriveranno dal territorio». Queste intenzioni  ci  sembrano foriere di un cambiamento di indirizzo verso i referendari di una Provincia che Lei ha giustamente riconosciuto essere impegnativa. Come Lei ben sa il malcontento generale della nostra popolazione ha indotto il Consiglio Provinciale a richiedere un referendum per lasciare il Veneto, Regione che è cosi distante e dichiaratamente disinteressata alla montagna, tanto da ritenere imbarazzante e addirittura inutile, avere un suo rappresentante politico all’interno del suo massimo organo di Governo.
Questa nostra petizione ha lo scopo di fare chiarezza e distinzione fra il Referendum provinciale ed i  vari  referendum Comunali. Le amministrazioni di questi ultimi hanno condiviso l’esasperazione dei loro amministrati per lo stato di abbandono in cui i Governatori di Venezia li hanno reclusi. Vi sono delle comunità che sono ricorse all’istituto del referendum per i loro alti tassi di emigrazione (anche il 60%), altri che, anche in anni prosperi, non riuscivano a chiudere i bilanci in attivo.
Gli ultimi Comuni referendari, compresa la Provincia, ricorrono al referendum non per motivi cosi gravi, ma non meno pesanti, perchè si rendono conto che la loro  popolazione è stanca di una Regione che vede questo territorio montano interessante unicamente per lo sfruttamento  idrologico e la possibilità di speculazione edilizia, a favore dei non residenti.
Infine vi è il referendum dei tre Comuni ladini storici, Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo e Pieve di Livinallongo, che vogliono lasciare una Provincia, con cui non hanno nulla da spartire, per ritornare in quella di Bolzano da dove furono arbitrariamente staccati dal regime fascista nel 1923. Siamo ovviamente solidali con tutti i referendari, che riteniamo abbiano ragioni più che sufficienti per voler cambiare regione, ma vogliamo sottolineare la differenza fra la nostra richiesta e la loro. Per noi ritornare in Alto Adige è riunirci con il popolo con cui abbiamo condiviso e condividiamo: tradizioni, cultura e lingua, ma principalmente una storia millenaria.
In un Veneto  che non rispetta e non tutela le minoranze linguistiche, siamo destinati a perdere le nostre radici,  la nostra lingua, la nostra identità. La possibilità per i nostri giovani di continuare a vivere in questi paesi, è sempre più difficile. Il decremento demografico nei nostri tre comuni è molto alto, rispetto all’anno 1921 e del 25 - 45%. Nell’Alto Adige la popolazione Ladina, che gode di leggi e regolamenti che ne tutelano cultura e permanenza  sul territorio, è invece raddoppiata.
Per queste ragioni ci rivolgiamo a Lei Signor Prefetto, ed il motivo per cui lo facciamo è la Sua dichiarazione, che riteniamo coraggiosa ed impegnativa.
La Corte Costituzionale, come Lei ne è sicuramente a conoscenza, il dieci gennaio 2011 ha liquidato la questione sollevata dal sindaco di Colle Santa Lucia Oscar Troi, senza neppure entrare nel merito, adducendo che il Comune non è legittimato a sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla stessa, poiché un ente locale non può essere riconosciuto come «potere dello Stato». 
In sintesi, il Sindaco chiedeva ai giudici di far sì che il Governo rispetti l’obbligo costituzionale di presentare un progetto di Legge per il passaggio dei tre comuni dal Veneto all’Alto Adige entro i sessanta giorni dal ricevimento dei risultati del referendum.  
La Prefettura è «potere dello Stato», e dipende direttamente dal Ministero degli Interni. Signor Prefetto, chiediamo pertanto il Suo cortese interessamento per inoltrare alla Corte Costituzionale ciò che è stato negato ai  nostri Sindaci, al fine di rendere giustizia alla volontà popolare espressa con un referendum previsto dalla Costituzione Italiana.
 Con deferenti ossequi

                                                        per il Gruppo Progetto Referendum
                                                                                 Eddy Demenego

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