Cortina d'Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina 22/09/2007 - Sembra che finalmente dopo 88 anni di richieste negate, riusciremo noi, i nipoti e i pronipoti di quanti il 17 Novembre 1919 chiesero per la prima volta che fosse convocato un plebi-scito ad ottenerlo. Questa richiesta si ripeterà diverse volte nel corso degli anni ma inutilmente. Il mese prossimo saremmo chiamati a pronunciarci, ma vi è una differenza sostanziale con le richieste del passato, anche se il titolo del referendum sarà per il ritorno all’Alto Adige, in realtà esprimeremo unicamente un parere che potrà essere preso in considerazione oppure no dal parlamento Italiano. In ogni modo avrà certamente il suo peso. Se passerà il si, saranno attivati da chi di dovere tutti i canali ed alleanze politiche per compiere l’iter burocratico che sarà lunghissimo e senz’altro estenuante, ma non scontato.
Se malauguratamente dovesse passare il no, abbiamo il timore che di scontato ci sarà solamente lo scontento per l’immobilismo cui saremo destinati. Il disagio aumenterà in maniera esponenziale negli anni, man mano che Cortina perderà la sua popolazione. Saranno proprio i nostri figli e nipoti ad andarsene, come già succede, un paese che perde la sua cultura le sue radici, un paese dove mancheranno i finanziamenti perché il Veneto non ce li darà mai per una politica abitativa. E non solo, senza finanziamenti, anche le nostre strutture al servizio del Turismo non saranno in grado di rinnovarsi, continuerà così il calo dei soggiorni, le stagioni si accorceranno ulteriormente. A questo punto, probabilmente, anche diverse attività commerciali faranno i loro conti per capire se il gioco vale ancora la candela.
Temiamo che ci sarà una caccia alle streghe: cioè a coloro che avevano votato no, e come succede in questi casi non si troverà nessuno che ammetta di averlo fatto.
Ma poco importa, a quel momento Cortina non sarà più nostra.
La nostra preoccupazione ha purtroppo delle fondamenta solide, conosciamo l’economia del nostro paese e le strutture, sappiamo che i nostri giovani sono estranei a queste preoccupazioni, distratti, come ogn’uno a quell’età, ma non conoscono neppure la storia reale del paese; “raccontare “ che un manipolo di fascisti nel 1923 riuscirono a staccare amministrativamente Cortina dal Tirolo per spostarla nel Bellunese, e che quando si votò la Costituzione nel 1948, un politico, con intrighi parlamentari, riuscì a mantenere nuovamente contro la nostra volontà Cortina nel bellunese, dirlo ai nostri giovani : è tempo perso.
Ma gli adulti non devono dimenticare ed accettare questa violenza fatta e perpetrata su quattro generazioni. Chi siamo noi, che a distanza di un secolo non abbiamo ancora il diritto di reclamare con la nostra cittadinanza italiana, anche la nostra nazionalità Ladina e la nostra appartenenza all’Alto Adige. Chi lo vuole impedire? Sono alcuni politici arroganti: riporto alcune loro citazioni sprezzanti che affermano: “…questi comuni non vanno da nessuna parte”, ed altri “…Sia chiaro, nessuno se ne andrà dal Bellunese” ed altri ancora “…Cortina si deve ritenere a pieno titolo appartenente al Veneto, alla provincia di Belluno»…ed ancora.. “Cortina appartiene al Veneto”, e sempre con arroganza “…Le autonomie speciali sono queste punto e basta.”.. Poi ci sono i politici “intelligenti” comunque sempre prepotenti che per risolvere lo scontento delle popolazioni dichiarano: “..Non bisogna perdere tempo nel trovare i meccanismi legali affinché i passaggi dei Comuni con le regioni autonome siano vietati.”.. ed ancora”“.non è più possibile subire passivamente questi processi autonomistici che rischiano di condurre in breve tempo alla disgregazione del territorio veneto”. E a nessuno viene in mente che da un secolo si attua la disgregazione e cancellazione del popolo Ladino, prima con il fascismo ed ora con il “democratico Veneto”, e quando sentiamo dire, dai politici in cattedra, con risposta a Durnwalder “…Belluno e il Veneto - hanno una loro dignità che non può essere provocatoriamente calpestata”. E noi di Cortina Colle e Livinallongo, non abbiamo diritto di reclamare la nostra dignità?
Popolo d’anpezo, Col e Fodom, non so voi, ma io sono fortemente indignato da tutta quest’insolenza e prevaricazione nei nostri riguardi.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego
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