mercoledì 17 ottobre 2007

Un occasione da non perdere: l’importanza di partecipare al referendum.


Cortina d'Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina17/10/2007 - Ad ogni consultazione, che sia politica o referendaria, gli elettori vengono invitati da tutte le parti a scendere in campo ad esercitare  il loro “diritto-dovere” del voto. E’ un argomento trasversale che trova sempre tutti i contendenti d’accordo, e se  è il più sostenuto, c’è un motivo. In tutti i paesi democratici si è fatto un largo uso di questo strumento, che poi è alla base dell’ordinamento, ma spesso se ne è abusato. Chi ha un credo politico o fiducia in un movimento partecipa con entusiasmo alla corsa, una parte della popolazione vota per simpatia o sperando nel meglio, ed una gran parte non vota affatto. Perché? Probabilmente perché non hanno trovato un leader o programmi che li convincano, o più semplicemente, come si dice, morto un Papa se ne fa un altro e nulla cambia, quindi: perché votare? Se questo ha una sua motivazione in politica, nei referendum c’è un motivo diverso: da noi si ricorre a questo strumento prevalentemente per abrogare qualche legge e raramente ci sono documentazioni o spiegazioni esaurienti atte a dare al popolo una piena conoscenza sull’argomento,  cosi, spesso si vota sull’onda emozionale. 
In Svizzera si fa largo uso dei referendum propositivi, si fanno leggi e si prendono decisioni molto importanti, spesso determinanti sui vari aspetti della vita comunitaria ed economica del Paese. 
Questo avverrà anche da noi il 28 Ottobre.
Troviamo molto bello e serio il referendum propositivo, perché ci coinvolge. E’ democrazia diretta, è il popolo che decide. Magari fosse sempre cosi: qualcuno che ci chiede cosa vogliamo fare. Nel nostro caso abbiamo una documentazione letteraria enorme da consultare, siamo nella possibilità di valutare da noi stessi, attraverso le nostre esperienze e conoscenze sulle cose che sappiamo o abbiamo visto direttamente, abbiamo la possibilità di cambiare il nostro futuro. Siamo in grado di incidere sulla conservazione della nostra cultura, siamo nella possibilità di aprire una nuova stagione nel nostro paese, siamo nella possibilità di unirci tutti, tutti gli abitanti di Cortina con un unico fine: far ritornare il nostro paese allo splendore di un tempo. Se lo vogliamo siamo in grado di essere uniti nelle grandi scelte. E questa è un grande scelta, una scelta coraggiosa, ma di un’importanza epocale per la valle. Non ci sono mai piaciuti i termini cortinesi e ampezzani, questa è la valle d’Ampezzo e qui chi risiede vive e lavora si chiama ampezzano. Esistono forse delle differenze fra i componenti nel centinaio di associazioni esistenti in paese? Certo che no, tutti lo possono constatare. E allora cosa ci impedisce di ragionare insieme, di valutare la proposta in profondità, evitando gli stereotipi datati o i luoghi comuni fuorvianti. Scindere le questioni nei loro vari aspetti per valutarne singolarmente il valore, il loro peso reale, la loro eventuale incidenza sulla nostra ipotetica possibilità di poterle utilizzare. Diamoci il tempo di analizzare, ne va del nostro futuro, non sottovalutiamo il poco tempo a disposizione, informiamoci sui pro e sui contro di questa proposta che passerà come una meteora, o la si prende ora o non ci sarà mai più.
Neanche il trend negativo dell’economia nella nostra valle va sottovalutato, il trend positivo è legato prevalentemente alle compravendite, che nessuno è mai riuscito e riuscirà a fermare completamente comunque si voti, ma per le altre attività siamo ben lontani dagli anni 60.
Questo andamento non si cambia con le parole o le promesse politiche, ha bisogno di una sferzata, una virata di 365 gradi. Agli operatori vanno date leggi, come quelle che già hanno in Alto Adige, debbono avere dei programmi pluriennali di settore, vanno dati tempi certi per le loro iniziative, vanno aiutati eliminando al massimo le pastoie burocratiche, vanno ricercati anche a livello europeo i finanziamenti idonei, il denaro si può sempre trovare, ma se non ci sono gli strumenti per operare, tutto sarà vano.
Come il rimanere nel Veneto, la regione  che è la causa principale del nostro malessere, sotto tutti i punti di vista; sappiamo è una regione a statuto ordinario, ma lo è dal 1948, sono passati 60 anni! Cosa ha fatto per migliorare la vita e l’economia della montagna, e cosa fa e cosa farà? Mai nulla, se non elargire briciole e fondi a “caso” come ha fatto fino ad ora. Il nostro futuro in Veneto rimarrà un “deja vù”, e da parte di alcuni politici, che conosciamo, ci sarà un bonario rimprovero per i Paesi che hanno osato cosi tanto contro il loro potere, “proponendo un’inaudito referendum.”
Tutto sommato non  pensiamo ci sarebbero cambiamenti ma rimarrebbe il consueto immobilismo.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

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