sabato 13 ottobre 2007

Un Referendum che salverà o ucciderà un paese.

Cortina d'Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina 13/10/2007 - Oserei dire che “ il meccanismo ” di questo referendum è complicato da analizzare e capire sotto tutti i punti di vista: 
1)su quello tecnico, in quanto il risultato verrà calcolato sugli aventi diritto e non sui votanti    reali, cosi che si verificherà, a nostro avviso, che se vincerà il SI, vinceremmo tutti, se passerà il NO perderemo tutti, anche quelli che avranno sostenuto il NO. 
2)su quello morale in quanto il referendum è nato con il preciso intento di salvare la cultura e l’economia della valle, e su questo punto non credo che ci possano essere persone contrarie.
3)su come raggiungere il risultato : i proponenti del referendum hanno indicato la necessità di  far tornare i tre comuni nella loro regione d’origine, in quanto è l’unica ad avere leggi e finanziamenti adeguati per raggiungere lo scopo della salvaguardia del popolo e della cultura ladina, e su questo punto si sono avuti dei distinguo.
4)sulla speculazione edilizia, che non essendo un’economia rinnovabile per i residenti, prima o poi scenderà di tono. E quali prospettive ci potranno essere, in un paese che è passato da un’economia turistica a quella molto più remunerativa della speculazione edilizia, che non riinveste i capitali guadagnati in aziende produttive locali.
5)sull’andamento demografico che in 30 anni ha registrato un decremento del 27% pari a 2309 persone emigrate volontariamente oppure per necessità.
6)sul depauperamento delle aziende che in maniera vorticosa stanno passando di mano a beneficio di società esterne.
7)sul fatto che ci troviamo in una regione a statuto ordinario con interessi prevalentemente indirizzati alle aree metropolitane e comunque di pianura, che non ha leggi ne fondi per la tutela della montagna, dei suoi abitanti e della sua economia.
8)sul fatto che tutti stiamo alimentando una battaglia “fra poveri” con scontri verbali anche forti, l’uno contro l’altro, con motivazioni e contro motivazioni, legati al nostro credo, bellunesi contro ladini e ladini contro ladini. La nostra unione è d’obbligo, contro quello che si sta rivelando il nostro problema: il governo. Poco importa se i nostri fini siano diversi, ognuno ha diritto di ottenere il massimo possibile delle sue richieste:  non come di consueto, accettando e  accontentandoci di promesse e briciole che di volta in volta ci elargiranno i politici in carica.
Entrando nel merito di quest’ultima affermazione, è sconcertante constatare come  i Comuni, la Provincia, la Regione abbiano in comune solo le critiche rivolte ai poteri superiori, per poi scaricare su questi ultimi ogni responsabilità. Questi referendum, ed intendo tutti, hanno avuto il merito di denunciare e mettere a nudo delle situazioni non più sostenibili, ne tollerabili.  Che i politici (anche Veneti) a Roma cerchino una soluzione, lo sappiamo, ma la cercano senza analizzare le cause del problema e di conseguenza studiarne la risoluzione.Quello che stanno facendo è arginare il fenomeno dando vita a leggi che vietino di fatto la possibilità alla popolazione di protestare anche in modo pacifico, ma con richieste estreme quali sono:  l’uscita dal territorio di una regione che le ha impoverite ed ignorate per decenni. Cosi come stanno le cose non ci si può fidare del Governo Veneto, ma neppure della Provincia di Belluno, quest’ultima poi avrebbe tutto il vantaggio di cavalcare la “tigre” del mal-contento, per avere più forza. I comuni secessionisti  le danno questo potere che diversamente, con 200.000 mila abitanti, non potrà mai avere. Belluno  rimarrà sempre una cenerentola se non punterà il dito contro i poteri forti. I suoi politici debbono superare il principio di dipendenza dal partito, è stupido, da parte loro,  continuare a  lamentarsi di aver perso dei finanziamenti causa le decisioni del governo in carica. Siate coesi affinché la vostra provincia non si sgretoli, (cosa  di cui ne sareste concausa) ed anche se dovreste perdere tre paesi  a voi tornerà un potere ed una forza contrattuale che non avete mai avuto.
Lo stesso ragionamento vale anche per i tre Comuni ladini, ma qui non sono chiamati ad operare, direttamente, i nostri politici, ma i nostri concittadini, la consultazione  referendaria è il massimo sistema di democrazia che può avere un popolo, utilizziamolo in modo intelligente. Analizziamo le nostre necessità, in quanto esseri individuali, e poi  quelle presenti e future delle nostre famiglie a cui deve andare la nostra massima attenzione. Guardiamoci attorno, cerchiamo di capire anche le necessità dei nostri vicini e della nostra comunità,  non chiudiamoci nell’egoismo di chi ha la pancia piena, di chi ha un posto lavoro sicuro con una buona  retribuzione, siamo ampezzani e cortinesi, collesi e fodom, ladini e italiani comunque. Siamo un’unica comunità noi per primi dobbiamo sentirci uniti. Fermiamoci qualche minuto e valutiamo i pro ed i contro che deriverebbero dal passaggio di regione: i paesi non si spostano, i nostri affetti rimangono qui, i nostri interessi continueranno ad essere qui, se Vincerà il SI comunque andranno le cose, in futuro ci saranno dei benefici.  Se restiamo nel Veneto, è ormai chiaro anche a Venezia, che questa protesta non si fermerà più, e il governo dovrà riconoscere le nostre necessità evitando l’inerzia di una classe politica imbranata ed inconcludente.
Ma se il SI non vincerà tutta la popolazione avrà perso,  le nostre richieste saranno cestinate, la nostra  dignità calpestata ed il nostro futuro  compromesso, sostenitori del No compresi.
Mai come in questo caso  ci  siamo trovati senza alternativa, dobbiamo  votare SI per dare forza alla nostra protesta. (in quanto se dovesse esserci la stessa percentuale di votanti delle amministrative  2007, 3943 persone pari al 76%. Di conseguenza quel 24% non votanti pari a 1263 persone sarebbero di fatto assimilati al voto NO, mentre per vincere questo referendum il SI dovrà avere 2603+1 voto (pari alla metà dei 5206 aventi diritto al voto), per il NO sarà indipendente quanti voti riceverà, sarà sufficiente che il SI non raggiunga quella cifra. Per cui è importante che il No riceva meno di 1340 voti ( 1340 + 1263=2603))
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego




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