venerdì 19 ottobre 2007

Risposta all'Assessore Provinciale Larese Filon su Ladini storici ed ultimi venuti.

Cortina d'Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina l 9-10-2007 - I latini dicevano che “una scusa non richiesta è un’accusa manifesta”, tanto  ritengo siano le affermazioni di Daniela Larese Filon assessore alla minoranza Ladina di Belluno che rispondendo alle dichiarazioni del Presidente dell’Ulda, Elsa Zardini e del Vicesindaco di Cortina, Paola Valle, con un giro di parole e tecnicismi politici alla fine confermava le loro accuse : il denaro per l’istituto culturale dei ladini storici non c’è, quello per il finanziamento dei corsi in ladino neppure. Al di là delle sue “precisazioni” va ricordato che se vi sono diversi comuni nel Bellunese che si sono dichiarati Ladini ( non certamente storici) e beneficiano dei contributi Provinciali e Nazionali, lo si deve al lavoro pluridecennale delle associazioni storiche culturali di Anpezo, Col e Fodom che sono riuscite ad avere il riconoscimento ed i finanziamenti per la minoranza Ladina, dopo sono arrivati tutti gli altri ! Mi sembra quindi grave non avere un’attenzione particolare per questi tre comuni che da secoli si professano Ladini, e che una classe politica bellunese li vuole equiparare a quelli che si professano ladini da un paio di lustri.
Se le dichiarazioni dell’Assessore Larese Filon, che in questo caso sono solo di facciata, quelle rilasciate 1l 29.06 hanno un altro obbiettivo. Li si chiedeva che vantaggi ci fossero per i Ladini di “aggregarsi con una minoranza cosi esigua come i ladini dell’Alto Adige, che sono il 4,6% delle popolazione e che come tale verrebbero trattati, ossia, i ladini che dovessero arrivare li da Belluno diverrebbero la minoranza della minoranza: una posizione davvero scomoda”.  Ha perfettamente ragione se come paragone prende il trattamento riservatoci dal  Bellunese, ma in Alto Adige quel 4,6% consiste in: 
una rappresentanza garantita nel Consiglio provinciale di Bolzano
rappresentanza in Giunta Provinciale
il Ladino riconosciuto come lingua amministrativa
un sistema scolastico proprio, quadrilingue (Ladino, Italiano,Tedesco,Inglese) all’avanguardia in Europa
un intendenza scolastica propria
un istituto pedagogico proprio
un’università con un corso di laurea apposito per gli insegnanti delle scuole ladine
un istituto culturale che opera da 30 anni, con una pianta organica di 12 unità ed un budget annuo di 612.880 euro
un museo Ladino proprio con 3,5 posti ed un bilancio annuo di 400.000 euro
trasmissioni giornaliere alla Radio e alla TV della RAI ecc. ecc. 
La differenza sostanziale è che lì si guarda all’Europa e qui, nel Bellunese, agli interessi del proprio orto.
Il discorso è scivolato sulle differenze fra le due Province e continuiamolo sulla scuola: 
da noi, i ragazzi vanno a scuola il mattino e sono oberati di compiti da fare a casa e per un eventuale studio
a full time i costi sono elevati: 10 Euro al pasto, una spesa non indifferente soprattutto se in una famiglia i ragazzi che vanno a scuola sono più di uno.  
Avevo letto con attenzione la scheda nr 3 del Comitato referendario per la riunificazione della Ladinia del Sella “La scuola nelle vallate Ladine dell’Alto Adige”
La stessa sera feci una telefonata ad un conoscente della Val Badia, che fa parte degli “Amisc dla Ladinia Unida” e, gli chiesi come vanno le cose da loro. Il giorno dopo ho ricevuto la risposta, come il solito è stata una bacchettata sulla testa, mi ha inviato la delibera di una Giunta Comunale, la quale, in sintesi ha deliberato: 
“Premesso che questo Comune provvede.... alla gestione diretta del servizio di refezione.., che tale servizio consiste nella somministrazione di un pasto completo agli alunni della scuola media ed elementari nei giorni con attività didattica pomeridiana al costo di 2 Euro, ed un pasto ridotto negli altri giorni a 0,30 centesimi, sia per gli scolari che per gli insegnanti della scuola elementare, o di 3 euro per il pasto completo degli insegnanti assistenti e bidelli. In più vi sono ovviamente delle riduzioni per le famiglie meno abbienti ed una riduzione del 50% per il terzo o più figli. Come volevasi dimostrare tutto come da noi! Non vi sono dubbi che nella Provincia di Bolzano abbiano più fondi a disposizione, ma li gestiscono bene, si sono prefissati delle priorità che hanno successivamente programmato, e periodicamente ne controllano i risultati. Ma non basta, hanno messo al centro della loro attenzione il cittadino con le sue necessità: lavoro, casa, assistenza, che si traduce in: programmazione del territorio delle sue risorse e della sua economia sostenibile, prodotto degli studi di fattibilità per dare secondo il censo di ognuno un’abitazione, “pianificato” la vita dei cittadini in maniera umana ed intelligente a partire dalla nascita fino alla vecchiaia, considerando sempre e comunque la centralità dell’uomo su tutto il resto. Non posso fare a meno di pensare all’esperienza di una nostra concittadina, che cura amorevolmente  sua figlia disabile da 40 anni, e che in una trasmissione alla radio mette in evidenza come il modello italiano di assistenza ai non autosufficienti non sia al livello di quello degli altri Paesi europei, più avanzati. Che è anche disomogeneo perché varia da regione a regione. Esattamente nell’Alto Adige dove  l’apertura mentale dei legislatori è diversa, si può leggere nella relazione che riguarda l’assistenza, sia per i disabili che gli anziani e gli invalidi, dice: "una cosa è certa: per quanti soldi si possano dare a una famiglia non si potrà mai alleviare la fatica psichica che grava su chi assiste un disabile". Di contro abbiamo, un’ interlocutore istituzionale del Veneto che ha detto alla nostra su detta concittadina: «Ma lei lo sa che avendo una figlia disabile è un peso per la società?»
C’è qualcuno che si chiede perchè cambiare di regione : perchè l’Alto Adige è già in Europa e i politici del  ricco Veneto sono ancorati al loro potere, incuranti delle necessità della loro popolazione.
Per il Gruppo Progetto Referendum.
Eddy Demenego
Una mamma di Cortina, che ha due figli a scuola, interviene telefonicamente. Iniziammo un discorso sulla difficoltà che hanno i  ragazzi oberati da compiti da eseguire a casa, chiesi a lei del perché non avessero chiesto il full time con i ragazzi che rimanevano a scuola per il pranzo e nel pomeriggio facevano i compiti, ritornando a casa liberi da impegni e per di più con il sabato e la domenica liberi, mi rispose che una delle difficoltà erano i costi 10 euro a pasto, nel suo caso 400 euro al mese, spesa che diventa pesante nel menage familiare, il discorso fini lì.

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