Cortina d'Ampezzo 27/12/2010 -Tutti noi consideriamo Luis Durnwalder un grande politico e l’ha dimostrato in molte occasioni nella difesa e nell’interesse del popolo Sudtirolese. Grande è stata quindi la nostra meraviglia nell’apprendere dai giornali la sua dichiarazione sui così detti ritardi delle popolazioni Ladine per il ritorno alla provincia di Bolzano.... “se i ladini avessero chiesto l’annessione nel 1945 sarebbe stato più facile, adesso invece è tutto più difficile, nel 1945 però i tedeschi non erano simpatici e noi eravamo i fratelli poveri, nessuno ci voleva, ecco perché non l’hanno fatto”....
Il nostro stupore è stato cosi grande che avevamo pensato ad un errore di interpretazione dei giornalisti, ci sembrava impossibile che proprio lui avesse pensato ad un simile voltafaccia delle popolazioni ladine. Gli Ampezzani e i Fodom non sono voltagabbana, basta ricordare i quattrocento anni in cui il nostro territorio è stato parte integrante del Tirolo, ricordando ancora come, nella prima guerra mondiale, Cortina con 3500 abitanti diede 686 soldati richiamati alle armi di cui purtroppo 144 non tornarono, e furono premiati inoltre con 16 medaglie al valore militare ( 14 d’argento ). Un contributo eccezionale in fatto di lealtà e fedeltà ai propri principi.
Questo, per sottolineare brevemente, la posizione storica di Cortina nei riguardi del vecchio impero e precisamente del Tirolo, di cui aveva sempre fatto parte con fedeltà ed onore.
Ritornando ai tempi della seconda guerra mondiale, quando i “fratelli tedeschi erano poveri”, vogliamo ricordare che, a guerra ancora non finita, il 4 maggio 1945 appena fu annunciato che, su domanda del comitato del CNL, gli americani avevano decretato il distacco dei comuni di Anpezzo, Colle e Livinallongo dalla provincia di Bolzano. A Cortina fu organizzato immediatamente un comitato civico «Unione Popolare Ampezzana», promosso dal Dr. Sisto Ghedina, in cui si richiedeva il ritorno con Bolzano oppure la possibilità di indire un referendum.
Tra l’agosto 1945 ed il maggio 1946 furono redatti e consegnati agli alleati numerosi memorandum per il ritorno dei tre comuni nella provincia di Bolzano e fu ccosì che il 15 giugno 1946 venne fondato un movimento panladino nominato Zent Ladina Dolomites. E’ rimasto famoso il raduno al passo Sella dei rappresentanti di tutte le vallate Ladine, Gardena, Badia, Fassa, Fodom e Anpezo. Questo è l’inizio della storia per dimostrare, che proprio nelle avversità, le popolazioni ladine non avevano mai abbandonato i Sudtirolesi anche se “poveri e Tedeschi”. Da allora fu tutto un susseguirsi di richieste per il ritorno nella provincia di Bolzano. Richieste che furono sempre boicottate e contrastate, anche in maniera antidemocratica, da tutti i Governi che si sono susseguiti alla guida del paese fino ad oggi. Fu una cosa straordinaria, che la popolazione si sia potuto esprimere tramite un referendum, vinto con il 78%, dopo “ solamente” novant’anni di lotta! Ma non è ancora bastato perché, ancora oggi, dopo ben tre anni dal risultato positivo del referendum, tutto tace. Perché? Esiste ancora l’autodeterminazione dei popoli espressa in democrazia?
Signor Presidente, lo ripetiamo, i Ladini non sono voltagabbana e con la fierezza dei montanari ci rivolgiamo a Lei perché confidiamo nel suo aiuto.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego
(Offener Brief an den Landeshauptmann von Südtirol, Dr. Luis Durnwalder - Wir alle halten Dr. Luis Durnwalder für einen großen Politiker und das hat er oft bewiesen durch seinen Einsatz zum Schutz und im Interesse der Südtiroler Bevölkerung.
Groß war daher unser Erstaunen, als wir aus den Zeitungen seine Aussage erfuhren, welche die Rückkehr der Ladiner zur Provinz Bozen und den verspäteten Zeitpunkt betraf: ..."wenn die Ladiner die Annexion im Jahre 1945 verlangt hätten, wäre alles viel leichter gewesen, jetzt aber ist alles viel schwieriger. Aber 1945 waren die Deutschen nicht sympatisch und wir waren die armen Brüder, niemand wollte uns; deswegen haben sie es nicht getan...."
Wir waren so erstaunt, dass wir an eine Fehlinterpretation der Journalisten dachten, es schien uns unmöglich, dass gerade er eine solche Umkehr der Ladiner für möglich hielt.
Ampezzaner und Fodoms/Buchensteiner sind keine Wendehälse; man denke nur daran, dass unser Gebiet 400 Jahre lang ein wesentlicher Teil Tirols war und dass im 1. Weltkrieg Cortina, bei einer Einwohnerzahl von 3.500 Menschen, 686 Soldaten stellte, die einberufen wurden und von denen leider 144 nicht nach Hause zurückkehrten. 16 erhielten Tapferkeitsmedaillen, darunter waren 14 silberne, ein einzigartiger Beitrag, was Prinzipientreue und Loyalität anbelangt.
Hiermit sollte kurz die geschichtliche Stellung Cortinas innerhalb der k.u.k. Monarchie dargestellt werden und besonders innerhalb Tirols, mit dem es immer in ehrenhafter Treue verbunden war.
Wir möchten auch auf die Zeit des 2.Weltkriegs zurückkommen, als "die deutschen Brüder arm waren". Noch vor Kriegsende, am 4.Mai 1945, hatte sich auf die Mitteilung hin, dass auf Anfrage des Komitees des CNL die Amerikaner die Abtrennung der Gemeinden Anpezzo, Colle und Livinallongo von der Provinz Bozen bestimmt hatten, in Cortina sofort ein Bürgerkomitee "Unione Popolare Ampezzana" unter Dr. Sisto Ghedina gebildet, mit der Forderung nach Rückkehr zur Provinz Bozen oder der Möglichkeit eines Referendums.
Im Zeitraum von August 1945 bis Mai 1946 wurden zahlreiche Denkschriften verfasst und den Alliierten übergeben, welche die Rückkehr der drei Gemeinden zur Provinz Bozen forderten. Am 15.6.1946 wurde die panladinische Bewegung "Zent Ladina Dolomites" gegründet. Berühmt wurde das Zusammentreffen der Vertreter aller ladinischen Täler am Sellajoch: Vertreter aus Gröden, dem Gader- und Fassatal, aus Fodom/Buchenstein und Anpezzo. Diese Ereignisse zeigen auf, dass die Ladiner gerade in schwierigen Situationen die Südtiroler nie verlassen haben, auch wenn sie "arm waren und deutschsprachig".
Von da an folgten laufend Anfragen, welche die Rückkehr zur Provinz Bozen forderten. Diese wurden von allen auffeinanderfolgenden Regierungen in Rom bis heute boykottiert und verhindert, oft auch auf undemokratische Art und Weise.
Es war tatsächlich einzigartig, dass die Bevölkerung nach "nur" 90jährigem Kampf, ihre Meinung in einem Referendum äußern konnte, wobei 78% für die Rückkehr zur Provinz Bozen stimmten.
Aber nicht genug damit; denn noch heute, 3 Jahre nach dem positiven Aussgang des Referendums, herrscht Schweigen. Warum nur? Gibt es noch die in einer Demokratie zum Ausdruck gebrachte Selbstbestimmung der Völker?
Herr Landeshauptmann, wir wiederholen es nochmals, die Ladiner sind keine Wendehälse. Wir wenden uns an Sie, weil wir auf Ihre Hilfe vertrauen.)
Nessun commento:
Posta un commento