venerdì 12 ottobre 2007

Prima lettera al Presidente Giorgio Napolitano

Al Signor Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Signor Presidente

indirizziamo a Lei questa lettera aperta che ha come titolo “GIUSTIZIA PER IL POPOLO LADINO DELLE DOLOMITI” perché riteniamo che soltanto il Presidente della Repubblica abbia il potere e la sensibilità di accogliere un così accorato appello: riunire finalmente la popolazione ladina nella propria, unica, provincia di appartenenza.
La storia della divisione delle popolazioni ladine in Italia è lunga, dolorosissima e costellata da gravi ingiustizie.
Con il primo conflitto mondiale iniziò un vero e proprio calvario, destinato a protrarsi anche in tempo di pace.
Il Sud Tirolo passò all’Italia e il regime fascista suddivise nel 1923 la Popolaziona Ladine in tre province e due diverse regioni: in violazione del trattato di pace di Saint-Germain, e contro la volontà popolare.
 La dittatura non ammetteva culture diverse né principi democratici.
“Divide et impera” e la fascistizzazione dei popoli conquistati furono i principii che portarono allo smembramento dei “Ladini delle 5 Valli del Sella”, pacifico e laborioso popolo di montagna da sempre presente nelle Dolomiti.
Fu così decretata la fine dell’unità socio-culturale, amministrativa e linguistica che durava da molti secoli e che ancora oggi non è perduta nel cuore e nelle aspirazioni del Popolo Ladino, l’ultimo autoctono ancora presente.
Anpézo (Cortina d’ Ampezzo) Fodom (Livinallongo del Col di Lana) e Col (Colle Santa Lucia) finirono nella regione del Veneto, provincia di Belluno; gli altri  comuni ladini nella Regione Trentino Alto-Adige: Badia e Gardena in provincia di Bolzano, Fassa in provincia di Trento.
Cortina subì  nell’anno 1923  anche il cambiamento del proprio nome, da Anpézo in Tirolo, in Cortina d’Ampezzo (dove Cortina era solo una frazione del paese).
La tirannide aveva iniziato il suo nefasto cammino, le innumerevoli e reiterate proteste di revisione caddero nel vuoto. Fu imposto il silenzio, il sabato fascista, la negazione di ogni lbertà e cultura non allineate con il regime: prevalse l’arroganza dei fascisti bellunesi. Il dramma culmino con l’opzione del 1939, la pulizia etnica di un popolo si fermò solo grazie alla sconfitta delle dittature.
Con il ritorno della democrazia le speranze di riunificazione si riaccesero e nel 1948 il problema si ripresentò alla ribalta del rinato Parlamento della nuova Repubblica Italiana, ora democratica, quando nella assise Costituente si dovette decidere sul riassetto regionale ed in particolare proprio di Cortina- Colle -Livinallongo nell’istituenda Regione Trentino Alto-Adige.
Le fondamentali ed irrinunciabili aspirazioni di un popolo furono anche questa volta deluse: intervenne un comportamento sleale di un gruppo sparuto di parlamentari Costituenti che, nella Assemblea plenaria, al momento decisivo, con un colpo di mano e per pochissimi voti, negarono giustizia al popolo delle Dolomiti. Votarono NO.
Di tale impresa si vantò il Senatore Paolo Emilio Taviani, Vice Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana; riportiamo testualmente dal suo libro  “Politica a memoria d’Uomo” editrice il Mulino, pagina 283/284: “…la proposta della restituzione di Cortina alla provincia di Bolzano giunse in aula sostenuta da una larga parte della DC su iniziativa dei Trentini… su questo tema m’intestardii. Misi insieme una decina di deputati democristiani miei amici che vigilavano in aula e mi avvertivano al momento dei voti. Insieme votammo con le sinistre e con la destra contro la proposta democristiana. Cortina rimase così nella regione veneta.”
Tale inqualificabile atto segnò nuovamente la condanna alla divisione del popolo Ladino, diviso dal regime fascista restò separato anche nella neonata Repubblica: tre Comuni rimasero nel Veneto.
Da allora sono passati 50 anni, i ripetuti tentativi di indire una consultazione democratica caddero ancora nel vuoto, tutte le delibere all’unanimità dei tre Consigli Comunali furono sempre affossate; l’ultima risale a 16 anni fa… ma non si giunse mai al referendum.
Oggi finalmente ciò è possibile!
E’ possibile che le popolazioni Ladine storiche possano fare sentire la loro voce democratica in un referendum per il ritorno in una unica Provincia ed in una sola Regione d’Italia, il Trentino Alto-Adige!
La strada sarà lunga e difficile, lo sappiamo, ma questo è il primo passo di un cammino  democratico che ci risarcisce di tanti soprusi e tante violenze subite negli ultimi 90 anni di Storia.
Se il referendum sarà positivo, come noi tutti ci auguriamo, allora il Presidente della Repubblica ‘super partes’ sappia finalmente rendere giustizia al Popolo Ladino ancora diviso, ma sempre fiero della sua identità, della sua lingua, saldo nei cuori come le montagne delle Dolomiti dove ha sempre vissuto.
Cortina d’ Ampezzo, Colle di Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana vogliono restare in Italia, Le chiedono solamente, dopo 90 anni di attesa, di potere rientrare nella propria Provincia !

Ci affidiamo a Lei.

Cortina d'Ampezzo li 12 ottobre 2007


Ladiis d’Anpézo
inviata da Eddy Demenego
eddy.demenego@sunrise.it




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