Cortina, 25 gennaio 2011 - Sull’ipotesi di una Comunità Montana unica - e in riferimento alla dichiarazione del Sindaco Andrea Franceschi «Il momento storico ci dà la possibilità di unirci (...) per elaborare una vera politica per la montagna bellunese e allo stesso tempo contare di più nei rapporti con la Provincia e la Regione. I cittadini ce lo chiedono, noi amministratori dobbiamo avere il coraggio di lanciare il cuore oltre l’ostacolo» - noi del Comitato Civico Anpezo non siamo d’accordo.
Che la popolazione chieda al Sindaco di avere una Comunità Montana allargata è francamente poco credibile. Ci sono altre cose richieste dai cittadini di Cortina, e l’hanno fatto attraverso un referendum ed un sondaggio di opinione, in entrambi i casi ci sono stati da parte del sindaco, chiusure totali. Evidentemente non è d’accordo con la maggioranza dei cittadini. Se il Sindaco vuole fare, come dovrebbe, gli interessi della popolazione, si dia da fare per rendere possibile il passaggio dei nostri comuni dal Veneto all’Alto Adige. Il suo disinteresse ci ha già fatto perdere tre anni preziosi.
Ritornando alle Comunità Montane, riteniamo non sia questo il sistema per salvaguardare l’economia dei nostri paesi, e non siamo noi a dirlo, diverse regioni italiane le hanno già eliminate ed altre si prestano a farlo. L’errore fondamentale che le ha rese inefficienti, sta nella loro composizione, cioè, non si guardò ad una omogeneità culturale ed economica, ma si rispolverò il sistema Napoleonico dei comprensori orografici. Nel caso della nostra Comunità, non si prese in considerazione di farla con i paesi ladini storici e quelli dei ladini veneti di oltre chiusa che hanno in comune anche l’economia turistica: il risultato fu la disgregazione.
Proporre oggi una comunità unica per il Cadore, è anacronistico, avrà già difficoltà per un nome condiviso. Comelico, Sappada, Ampezzo, non si riconoscerebbero in quel nome. Gli interessi di Pieve di Cadore sono diversi da quelli di Sappada, quelli di Auronzo non hanno nulla da spartire con quelli di Valle e Lorenzago ha problemi dissimili da quelli del Comelico e cosi via con tutti gli altri comuni. La rappresentanza in consiglio, così com’è concepita oggi, è populista ma discriminante verso i paesi più popolati.
Vi sono altre strade per una collaborazione che soddisfi tutti, "l'unione dei Comuni" che si può fare su progetti singoli a cui aderiranno quelli realmente interessati (con un notevole risparmio di denaro, il che non è da sottovalutare). C’è un problema industriale, un problema turistico, un problema agricolo, un problema di assistenza sanitaria, un problema di viabilità, di gestione degli uffici comunali, si associeranno solo gli aventi lo stesso problema, senza far perdere tempo a quelli che non ce l’hanno. Su singoli problemi è facile trovare un accordo all’unanimità, ed è più facile chiedere all’ente superiore un aiuto per risolverlo.
Ricreare un centro di potere più grande delle attuali Comunità Montane, si risolverà nel solito carrozzone politico, dove i Sindaci di destra, di centro e di sinistra, avranno con il potere provinciale, regionale o nazionale al governo, atteggiamenti di sudditanza o di scontro, rendendo così inefficaci le richieste.
Se qualcuno pensa che i paesi di montagna uniti conteranno di più, dovrebbero considerare che nell’attuale governo veneto i politici bellunesi sono stati eliminati dalla Giunta Regionale, in quanto la provincia non ha i numeri per avere un peso politico.
La Vice presidenza data a Toscani è un attestato di stima nei suoi confronti, ma non essendo in giunta e presidente senza portafoglio, può fare poco.
Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego