martedì 25 gennaio 2011

No all'ipotesi di Comunità allargata 25 gennaio 2011 - Comunicato stampa

Cortina, 25 gennaio 2011 - Sull’ipotesi di una Comunità Montana unica  - e in riferimento alla dichiarazione del Sindaco Andrea Franceschi «Il momento storico ci dà la possibilità di unirci (...) per elaborare una vera politica per la montagna  bellunese e allo stesso tempo contare di più nei rapporti con la Provincia e la Regione. I cittadini ce lo chiedono, noi amministratori dobbiamo avere il coraggio di lanciare il cuore oltre l’ostacolo» -  noi del Comitato Civico Anpezo non siamo d’accordo.
Che la popolazione chieda al Sindaco di avere una Comunità Montana allargata è francamente poco credibile. Ci sono altre cose richieste dai cittadini di Cortina, e l’hanno fatto attraverso un referendum ed un sondaggio di opinione, in entrambi i casi ci sono stati da parte del sindaco, chiusure totali. Evidentemente non è d’accordo con la maggioranza dei cittadini. Se il Sindaco vuole fare, come dovrebbe, gli interessi della popolazione, si dia da fare per rendere possibile il passaggio dei nostri comuni dal Veneto all’Alto Adige. Il suo disinteresse ci ha già fatto perdere tre anni preziosi. 
Ritornando alle Comunità Montane, riteniamo non sia questo il sistema per salvaguardare l’economia dei nostri paesi, e non siamo noi a dirlo, diverse regioni italiane le hanno già eliminate ed altre si prestano a farlo. L’errore fondamentale che le ha rese inefficienti, sta nella loro composizione, cioè, non si guardò ad una omogeneità culturale ed economica, ma si rispolverò il sistema Napoleonico dei comprensori orografici. Nel caso della nostra Comunità, non si prese in considerazione di farla con i paesi ladini storici e quelli dei ladini veneti di oltre chiusa che hanno in comune anche l’economia turistica: il risultato fu la disgregazione.
 Proporre oggi una comunità unica per il Cadore, è anacronistico, avrà già difficoltà per un nome condiviso. Comelico, Sappada, Ampezzo, non si riconoscerebbero in quel nome. Gli interessi di Pieve di Cadore sono diversi da quelli di Sappada, quelli di Auronzo non hanno nulla da spartire con quelli di Valle e Lorenzago ha problemi dissimili da quelli del Comelico e cosi via con tutti gli altri comuni. La rappresentanza in consiglio, così com’è concepita oggi, è populista ma discriminante verso i paesi più popolati.
Vi sono altre strade per una collaborazione che soddisfi tutti, "l'unione dei Comuni" che si può fare su progetti singoli a cui aderiranno quelli realmente interessati (con un notevole risparmio di denaro, il che non è da sottovalutare). C’è un problema industriale, un problema turistico, un problema agricolo, un problema di assistenza sanitaria, un problema di viabilità, di gestione degli uffici comunali, si associeranno solo gli aventi lo stesso problema, senza far perdere tempo a quelli che non ce l’hanno. Su singoli problemi è facile trovare un accordo all’unanimità, ed è più facile chiedere all’ente superiore un aiuto per risolverlo.
Ricreare un centro di potere più grande delle attuali Comunità Montane, si risolverà nel solito carrozzone politico, dove i Sindaci di destra, di centro e di sinistra, avranno con il potere provinciale, regionale o nazionale al governo, atteggiamenti di sudditanza o di scontro, rendendo così inefficaci le richieste. 
Se qualcuno pensa che i paesi di montagna uniti conteranno di più, dovrebbero considerare che nell’attuale governo veneto i politici bellunesi sono stati eliminati dalla Giunta Regionale, in quanto la provincia non ha i numeri per avere un peso politico. 
La Vice presidenza data a Toscani è un attestato di stima nei suoi confronti, ma non essendo in giunta e presidente senza portafoglio, può fare poco.  

Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

Referendum: Lettera aperta al Dr. Maria Laura Simonetti Prefetto della Provincia di Belluno.

 Cortina 24 Gennaio 2011Stimato Prefetto, nel Suo discorso d’insediamento nella Prefettura di Belluno, in riferimento al referendum: «seguirò gli sviluppi con molta attenzione (...) promettendo anche di segnalare e sostenere a livello centrale le richieste che arriveranno dal territorio». Queste intenzioni  ci  sembrano foriere di un cambiamento di indirizzo verso i referendari di una Provincia che Lei ha giustamente riconosciuto essere impegnativa. Come Lei ben sa il malcontento generale della nostra popolazione ha indotto il Consiglio Provinciale a richiedere un referendum per lasciare il Veneto, Regione che è cosi distante e dichiaratamente disinteressata alla montagna, tanto da ritenere imbarazzante e addirittura inutile, avere un suo rappresentante politico all’interno del suo massimo organo di Governo.
Questa nostra petizione ha lo scopo di fare chiarezza e distinzione fra il Referendum provinciale ed i  vari  referendum Comunali. Le amministrazioni di questi ultimi hanno condiviso l’esasperazione dei loro amministrati per lo stato di abbandono in cui i Governatori di Venezia li hanno reclusi. Vi sono delle comunità che sono ricorse all’istituto del referendum per i loro alti tassi di emigrazione (anche il 60%), altri che, anche in anni prosperi, non riuscivano a chiudere i bilanci in attivo.
Gli ultimi Comuni referendari, compresa la Provincia, ricorrono al referendum non per motivi cosi gravi, ma non meno pesanti, perchè si rendono conto che la loro  popolazione è stanca di una Regione che vede questo territorio montano interessante unicamente per lo sfruttamento  idrologico e la possibilità di speculazione edilizia, a favore dei non residenti.
Infine vi è il referendum dei tre Comuni ladini storici, Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo e Pieve di Livinallongo, che vogliono lasciare una Provincia, con cui non hanno nulla da spartire, per ritornare in quella di Bolzano da dove furono arbitrariamente staccati dal regime fascista nel 1923. Siamo ovviamente solidali con tutti i referendari, che riteniamo abbiano ragioni più che sufficienti per voler cambiare regione, ma vogliamo sottolineare la differenza fra la nostra richiesta e la loro. Per noi ritornare in Alto Adige è riunirci con il popolo con cui abbiamo condiviso e condividiamo: tradizioni, cultura e lingua, ma principalmente una storia millenaria.
In un Veneto  che non rispetta e non tutela le minoranze linguistiche, siamo destinati a perdere le nostre radici,  la nostra lingua, la nostra identità. La possibilità per i nostri giovani di continuare a vivere in questi paesi, è sempre più difficile. Il decremento demografico nei nostri tre comuni è molto alto, rispetto all’anno 1921 e del 25 - 45%. Nell’Alto Adige la popolazione Ladina, che gode di leggi e regolamenti che ne tutelano cultura e permanenza  sul territorio, è invece raddoppiata.
Per queste ragioni ci rivolgiamo a Lei Signor Prefetto, ed il motivo per cui lo facciamo è la Sua dichiarazione, che riteniamo coraggiosa ed impegnativa.
La Corte Costituzionale, come Lei ne è sicuramente a conoscenza, il dieci gennaio 2011 ha liquidato la questione sollevata dal sindaco di Colle Santa Lucia Oscar Troi, senza neppure entrare nel merito, adducendo che il Comune non è legittimato a sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla stessa, poiché un ente locale non può essere riconosciuto come «potere dello Stato». 
In sintesi, il Sindaco chiedeva ai giudici di far sì che il Governo rispetti l’obbligo costituzionale di presentare un progetto di Legge per il passaggio dei tre comuni dal Veneto all’Alto Adige entro i sessanta giorni dal ricevimento dei risultati del referendum.  
La Prefettura è «potere dello Stato», e dipende direttamente dal Ministero degli Interni. Signor Prefetto, chiediamo pertanto il Suo cortese interessamento per inoltrare alla Corte Costituzionale ciò che è stato negato ai  nostri Sindaci, al fine di rendere giustizia alla volontà popolare espressa con un referendum previsto dalla Costituzione Italiana.
 Con deferenti ossequi

                                                        per il Gruppo Progetto Referendum
                                                                                 Eddy Demenego

martedì 18 gennaio 2011

Sul TG1 Rai la raccolta firme per la doppia cittadinanza Italo-Austriaca

Grande attenzione dei media nazionali per la raccolta firme promossa a Cortina da ULDA, Schützen e Siro Bigontina per consentire agli ex cittadini della monarchia asburgica di ottenere la doppia cittadinanza italo-austriaca. 
Anche il telegiornale della rete ammiraglia Rai, nell'edizione pomeridiana del 15 gennaio, ha dedicato un servizio all'iniziativa.


giovedì 13 gennaio 2011

Raccolta firme per la doppia Cittadinanza Italo-Austriaca



Cortina d'Ampezzo 13/01/2011 Comunicato stampa - Grazie alla straordinaria iniziativa dell’ULDA, degli Schützen e di Siro Bigontina per la raccolta delle firme atte ad ottenere la doppia cittadinanza agli ex appartenenti alla Monarchia Asburgica , al desk della cooperativa abbiamo percepito l’entusiasmo degli ampezzani . La cosa che più ci ha colpito è stato l’afflusso dei giovani che con piena conoscenza del problema hanno posto la loro firma, dimostrando cosi di avere una perfetta identità di vedute, pur non mancando alcune persone che si sono dimostrate scettiche a tale iniziativa.
Noi rispettiamo le opinioni di tutti , e a maggior ragione quelle supportate da fatti  storicamente rilevanti. Riteniamo  arbitrario che le persone nate nei nostri tre comuni  di Cortina – Colle e Livinallongo cioè il vecchio capitanato di Ampezzo distretto dell’Impero Austroungarico,  non debbano esprimere la loro volontà  chiedendo la doppia cittadinanza che significa : quella di cittadini italiani di lingua ladina e quella storica di appartenenza. É ridicolo l’invitarci ad emigrare in Austria.
I Sappadini, pur parlando un dialetto tedesco, hanno ribadito che da sempre sono patrioti italiani e vogliono tornare in Friuli e non con Bolzano, ricordando che nei motti del 1848 e nella prima grande guerra hanno combattuto per scacciare gli Austriaci.
Per i tre comuni Ladini storici il percorso è stato diverso, il 1848 è passato inosservato in quanto da noi non cerano irredentisti, e nel 15/18 i nostri nonni hanno combattuto per rimanere Austriaci, di lingua Ladina ma cittadini Austriaci. Prendendo per esempio solamente Cortina su una popolazione di circa 3500 abitanti ben 686 furono chiamati alle armi e servirono fedelmente nell’esercito imperiale,si ebbero 146 fra morti e dispersi ed in oltre per il valore dimostrato dai soldati ampezzani furono rilasciate ben 20 medaglie al valore militare 16 d’argento e 4 di bronzo Oggi siamo cittadini Italiani di lingua ladina,  anche noi amiamo il tricolore e  se ritorneremo in Alto Adige rimaniamo comunque Italiani. Se oggi siamo ancora nella provincia di Belluno, lo si deve ad un manipolo di fascisti bellunesi i quali pretesero nel 1923 che i nostri comuni facessero parte del loro territorio. Ed ancora nel 1945 quando la provincia poteva far parte di una regione Dolomitica  (che oggi vorrebbero) dissero no, ma nuovamente pretesero i nostri territori.
Per una corretta informazione ricordiamo che il nostro Governo dal 2006 concede la doppia cittadinanza a tutti gli Italiani che vivono all’estero, e cosi hanno fatto molti stati europei e di altri continenti. Se noi chiediamo al Governo austriaco di riconoscere che le nostre popolazioni ladine hanno ancora un legame antico con la loro nazione e vorremmo avere la cittadinanza Italo-Austriaca, non ci sembra nulla di strano.

Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego