Cortina 16
Settembre 2010
Note introduttive
e considerazioni sulle potenzialità e carenze di Cortina.
E’ noto che le
qualità della vita in un paese sono date da un insieme di fattori e che le
stesse possono essere veicolate da una buona Amministrazione con il saggio
utilizzo delle risorse presenti nel territorio.
\ Cortina
ha tutto a suo favore ed una posizione assolutamente privilegiata. Grazie alla
sue montagne, alla sua valle, alla conservazione del territorio garantito dalle
Regole, alla sua storia turistica di 160 anni, alla sua antica vocazione
sportiva, alle Olimpiadi, ai campionati mondiali nelle diverse discipline, alle
manifestazioni di interesse internazionale, alla sua cultura, alle sue
tradizioni, ad un centro commerciale di alto livello, ad un buona ristorazione,
ai suoi impianti di risalita e piste da sci perfettamente tenute, alla sua antropizzazione sufficientemente
controllata, all’architettura ben inserita, ad una diffusa rete di artigiani di
alto valore, ad un elevato numero di professionisti nei vari settori, a servizi
di soccorso e volontariato ineccepibili, ad un numero sempre considerevole di
campioni nelle diverse discipline sportive.
Sono
pochissimi i paesi che possono vantare un tale eccellenza, ciò nonostante si
percepisce che c’è qualche cosa che non funziona a Cortina. Ci sono stati degli errori di valutazione che non ci hanno permesso di rimanere al passo con
l’evoluzione di altri paesi.
Purtroppo in
Cortina non si è posta alcuna attenzione alla raccolta di dati per un studio
approfondito e complessivo sull’argomento, non abbiamo analisi scientifiche
sull’economia della valle, di conseguenza neppure valutazioni comparate con
altre realtà turistiche. Ci è pertanto occlusa
la possibilità di un’analisi globale che possa rispondere al quesito.
Per dare una credibilità ed un senso a questo lavoro, ci dobbiamo riferire ad
alcuni fatti storici ed alla nostra esperienza e conoscenza sull’operato in
questi ultimi anni della collettività d’Ampezzo per comprendere le motivazioni
di questa caduta, formulare suggerimenti e ripartire guardando il futuro con
serenità.
A suo tempo il
nostro paese con coraggio iniziava ad internazionalizzarsi: nell’ottocento le
poche persone che potevano permettersi dei lunghi soggiorni in paesi ameni,
avevano certamente una scelta limitata, ma frequentavano solo le località più
belle. Sulle Alpi si conosceva Chamonix, Saint Moritz, Garmisch Partenchirke,
Kitzbüel, Madonna di Campiglio, Cortina e poche altre stazioni. Per quanto
riguarda il nostro centro, la popolazione si adeguò immediatamente a questa
opportunità, imparò le lingue straniere e nuove attività, nacquero alberghi,
negozi, rifugi, noleggi carrozze e cavalli, nuovi mestieri come le guide
alpine, l’artigianato riprese vigore, i maestri artigiani produssero oggetti di
grande pregio e valore che venivano acquistati
dagli ospiti. Ebbe cosi inizio un’ apertura ad un mondo che cambiava con
grande beneficio per l’economia del paese.
Negli anni fra
le due guerre mondiali ci fu un consolidamento del nome di Cortina, la quale
venne scelta dal regime come stazione
alla moda.
Nel 1956
Cortina, grazie alle Olimpiadi, ed al fatto che per la prima volta venivano
trasmesse in televisione, divenne di fama internazionale allargando la sua
potenzialità turistica a tutto il mondo, con un flusso di ospiti sempre in
crescita fino alla fine degli anni settanta.
A fine degli
anni novanta ci si accorse che le presenze nel ricettivo della nostra
mono-economia turistica era in netto calo: le presenze diminuivano e nel
migliore dei casi c’era una preoccupante stagnazione. Per questo settore è un
duro colpo. A grandi linee possiamo
dire che il paese non si era rinnovato, avevamo perso la spinta che ci ha
caratterizzati per molti decenni, venne a mancare quella sinergia fra pubblico
e privato indispensabile per un sano progresso. Se in questo settore Cortina va
in controtendenza rispetto all’Alto Adige, si assiste ad un consolidamento ed
una drastica mutazione nel sistema produttivo: il mercato delle seconde case
diviene preminente nella nostra economia, mercato che non investe i proventi in
Ampezzo, ma che crea un indotto artigianale di alto valore, portando questo
settore in una posizione economica importante per il paese.
E’
indispensabile parlare degli errori commessi in questi anni ma senza fare
polemica , che per la criticità del momento storico e le argomentazioni che
proporremmo non ha senso d’esistere.
Spesso le
Amministrazioni Comunali non sono riuscite a creare sistema, o non sono
riuscite ad onorare alcuni loro buoni programmi. Nel peggiore dei casi si
costituirono in gruppo di potere finalizzato nella realizzazione prioritaria
dei propri interessi.
L’intramontabile
concetto che soltanto uniti si progredisce e si fanno grandi opere, è stato
sostituito con la partigianeria, che ha diviso
di volta in volta il paese in amici che vanno accontentati e nemici che
vanno ignorati.
I molti anni
di grande affluenza turistica che sembrava
non dovessero mai terminare, non concorsero a creare i presupposti
necessari per ammodernare le strutture e
per la preparazione di una nuova classe dirigente. Il paese si trovò
cosi a dover affrontare un nuovo modo di concepire le vacanze ed una
concorrenza turistica enorme. I nostri concorrenti non erano più solamente le
centinaia di stazioni turistiche che nascevano come funghi su tutto l’arco
alpino ma anche quelle dell’emisfero opposto che offrivano, durante il nostro
inverno, vacanze al mare in isole da sogno, le capitali del mondo e le città
d’Arte erano e sono sempre più gettonate. Il turismo globale ci ha trovati
impreparati, le scelte e le non scelte
del paese e delle amministrazioni Comunali, ci hanno fortemente danneggiato.
Mentre noi rimanevamo fermi le altre stazioni nascevano e crescevano con
impianti e strutture adeguate alle mutate esigenze dei turisti.
Sulle analisi,
per praticità, ci confronteremo con l’Alto Adige, territorio a tutti ben noto,
che è cresciuto e si è sviluppato turisticamente in maniera eccellente e, si
guardi bene, la loro crescita non è dovuta solo alle preponderanti possibilità
finanziarie di cui dispongono che certamente hanno contribuito e ne hanno
determinato lo sviluppo, ma si sono avvalsi di una programmazione territoriale
attenta ad ogni tassello che forma la proposta turistica ed economica in
genere. Lo studio del territorio con le sue eccellenze, della viabilità, degli
impianti di risalita indispensabili, del tipo e dimensioni e numero delle
attività ricettive, dell’incentivazione alle aziende artigianali, agricole ed
alla popolazione perché possa rimanere
nelle valli con una loro abitazione ed un lavoro remunerativo, alle leggi di
tutela per le minoranze linguistiche e molti altri dettagli. In fine, hanno
individuato ed attuato un sistema promo-pubblicitario adeguato ai tempi,
efficace e premiante.
Ritornando a
noi, dalla fine degli anni cinquanta in poi non siamo mai riusciti a fare un
piano trentennale condiviso ma neppure decennale su come o cosa dovrà essere
Cortina nel futuro. Non abbiamo scelto un target di riferimento, ed al
contrario abbiamo aperto il paese a tutti, a qualsiasi prezzo, ed ad ogni tipo
di speculazione svilendo il paese. I benefici per la popolazione sono risultati
modesti ed il danno al paese lo viviamo
oggi con tutta la sua gravità.
Con i vari,
vecchi, piani regolatori abbiamo bloccato il cambio destinazione delle case
rurali dei residenti, promuovendo delle
svendite in numero considerevole, abbiamo inibito una crescita imprenditoriale
turistica, abbiamo costretto le aziende all’immobilismo, mentre altrove
impianti, piste, alberghi, alloggi diventavano sempre più aderenti al mercato
internazionale.
Non abbiamo
sostenuto le aziende agricole, le uniche che potevano garantire la stabilità e
la cura del territorio.
Abbiamo
costruito o ristrutturato male le strutture di uso civico e turistico, ed altre
di fondamentale interesse non sono neppure state prese in considerazione.
Abbiamo
affossato la nostra cultura e le nostre tradizioni.
Abbiamo perso
un quarto della nostra popolazione e i nostri figli continuano ad andarsene.
Sulle scelte
importanti siamo spesso stati male informati, con il risultato di una forte
conflittualità e divisioni con conseguente affossamento delle iniziative.
Abbiamo costruito delle strutture disseminate sul territorio che ci sono
costate e continuano a costarci cifre ingenti senza aver risolto il problema
per cui furono volute, altre sono chiuse o non più utilizzate. Non siamo
riusciti neppure a copiare quei centri polivalenti che altrove si sono
dimostrati validi e meno costosi in riferimento alla loro edificazione e gestione.
L’avere ancora
degli avvenimenti sportivi di importanza mondiale e manifestazioni di risonanza
nazionali, sono importanti ma non sono più sufficienti.
Il turismo, per la popolazione e per
tutte le categorie imprenditoriali del paese è e resta il motore economico
principale, va di conseguenza
reinventato, con la collaborazione di tutti e su nuove basi, partendo da una strategia che
tenga in considerazione e analizzi il “perché” dei risultati ottenuti dalle
stazioni concorrenti in continua ascesa. A conti fatti scopriremo che c’è ben
poco da inventare ma molto da copiare.
Il nostro
gruppo “ Comitato Civico Anpezo” inizia da queste considerazioni, un esame più
approfondito dei vari aspetti che compongono la vita “possibile” nella nostra
valle per un prossimo futuro, con
attenzione ad una forte presenza culturale ed una crescita economica che
permetta la permanenza e, se possibile, il ritorno dei nostri concittadini che
non hanno potuto restare in paese.
Tutti coloro
che desiderano: proporre, avere un confronto, segnalare, approvare o correggere
o contribuire alla stesura di questo
piano sono i ben venuti e lo potranno fare interpellandoci o utilizzando direttamente i nostri siti di
face book o il Blog – eddy.demenego@gmail.com http://eddy-demenego.blogspot.com
Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego
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