martedì 21 settembre 2010

ULDA Esposizione in piazza della storia di Cortina

Cortina d'Ampezzo 21/09/2010 - L’ULDA con l’esauriente esposizione dei grafici riguardanti la storia di Cortina e la sua evoluzione, illustrandone i vari periodi storici,  ha dato la possibilità agli ospiti di Cortina di rendersi conto che se la popolazione ha chiesto il distacco dal veneto per ritornare nell’ Alto Adige, ci sono dei fondati motivi. Ė così che il logo “ śirone adora ?” (ce la faremo?) è stato accettato con simpatia e comprensione.  Il nostro gruppo di lavoro, Progetto Referendum, ha indagato sulle opinioni della gente provocando diverse discussioni ed approfondimenti sul tema. Da questi incontri ci siamo subito resi conto che i nostri interlocutori conoscevano ben poco della situazione di Cortina ed ancora meno della sua storia. Il grafico della proprietà immobiliare nel Comune di Cortina con l’evidenziazione di quali fossero ancora i fabbricati in mano dei residenti e dei regolieri impressionava tutti. Alle nostre spiegazioni della tutela che avremmo potuto avere nella Regione dell’Alto-Adige si sono espressi solidali con le nostre richieste. 
Vogliamo ricordare che tre anni fa il referendum dei tre comuni ladini per il ritorno in alto Adige dimostrò ancora una volta la volontà della stragrande maggioranza della popolazione di ritornare nella vecchia provincia. Anche in altre parti dell’Italia è stata espressa una richiesta simile da parte di numerosi comuni che volevano cambiare regione in base a ragioni sia storico-geografiche che culturali. Alla positiva conclusione dei referendum popolari fu possibile, alla fine, vedere riconosciuta dallo Stato la volontà espressa dalle popolazioni. Lo scorso anno a seguito di un referendum  la Val Marecchia, con legge dello Stato n° 117 del 3 agosto 2009, passa dalla regione Marche all’Emilia Romagna. Ė il primo caso in Italia e lo si deve ad un comitato referendario ed al duro lavoro dei Sindaci di quel comprensorio. 
Come gruppo del “Progetto Referendum” ci siamo battuti per dare una corretta informazione alla popolazione sugli aspetti positivi e negativi dell’eventuale passaggio alla provincia di Bolzano, appoggiando alla fine il Comitato Referendario dei Tre comuni Ladini del Sella ritenendolo serio ed onesto nelle sue richieste.
Ci risulta che la documentazione inviata al ministero di competenza non abbia avuto nessun seguito, gradiremmo sapere, dal Sindaco Dr. Andrea Franceschi, se intende portare a compimento la pratica, oppure no. Sicuramente il Sindaco conoscerà la prassi per raggiungere, possibilmente in breve tempo, il ministro competente, e di assegnare ad un parlamentare il compito di relazionare alla prima commissione degli affari costituzionali per raggiungere i risultati che hanno ottenuto i comuni della Val Marecchia. Ci piacerebbe, Signor Sindaco, che lei  illustrasse alla popolazione che cosa ha fatto in questi tre anni per dar seguito alla volontà popolare, che con il voto ha dato  un indirizzo preciso all’Amministrazione Comunale e che si aspetta di veder realizzata la loro volontà espressa con il referendum.

Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

giovedì 16 settembre 2010

Comitato - Contro Centraline Elettriche a Cortina

Cortina d'Ampezzo - 16/09/2010 - Applausi quando i primi cittadini del Cadore approvano le decisioni del Sindaco di  Cortina, e bacchettate gratuite ed inopportune, quando deve giustificare e nascondere l’ inefficienza della sua Giunta.
Con il beneplacito del Comune, Cortina sta diventano il bengodi della speculazione per tutti quegli enti statali o per quelli dove lo stato è l’azionista di riferimento. 
Dopo le poste, per la quale ci auguriamo  che chi di dovere faccia gli accertamenti del caso e verifichi la correttezza di questa   politicamente scellerata speculazione edilizia, oggi abbiamo l’enel-en&en che, non avendo avuto nessun ostacolo dal Comune di Cortina, può speculare senza dare nulla alla collettività sullo sfruttamento di una delle poche  ricchezze della montagna: l’acqua. 
Ben poco ci interessa della  Onlus dell’enel che dichiara di « promuovere interventi mirati, i cui benefici vanno direttamente a favore di coloro che vivono in condizioni svantaggiate », quando da noi l’enel esercita unicamente lo sfruttamento del territorio. Ci sembra che il Cadore sia un territorio che non gode di vantaggi.
Ricordiamo a tutti, che al di la della produzione di energia a basso inquinamento, da parte dell’enel e di en&en c’è unicamente l’interesse finanziario. 
Non pretendiamo che i nostri Amministratori facciano come a Bolzano dove, nessun sfruttamento del territorio viene concesso se non porta un beneficio alla popolazione locale, ma almeno considerino che la proprietà del territorio è nostra e spetta  a loro difenderla. Le Regole, unica istituzione del paese che ha a cuore la nostra collettività, ha fatto i sui passi con una delibera assembleare ribadendo che sul suo territorio non verranno date autorizzazioni riguardanti la sua competenza che lo possano deturpare o impoverire.
I sindaci di  San Vito, Borca e Vodo eletti da poco non erano a conoscenza di quei progetti,  chiedevano agli altri Comuni della valle di unirsi per far fronte comune, aprire un tavolo di trattative con l’enel e compagni. in quanto i loro amministrati non intendono più permettere a queste società di venire, rovinare e sfruttare le nostre valli per poi investire gli utili altrove. Basta con questi sistemi, basta con il depauperamento delle nostre sostanze. 
Cortina, la bella addormentata, che sapeva tutto, a detta dell’assessore preposto, cosa ha fatto? Nulla come al solito, perché i nostri Amministratori non hanno il coraggio di opporsi ai più forti, e solo quando i buoi sono scappati dalle stalle cominciano a ”vigilare”.
La provincia, che almeno ha qualche buon politico che lavora sodo e nelle sedi opportune, in un prossimo futuro otterrà  il governo del settore idrico provinciale ottenendo parte degli introiti sulla produzione dell’energia elettrica. 
Noi chiediamo ai nostri Amministratori, nell’interesse del paese, che facciano altrettanto su ogni argomento che può favorire l’attività socio-economica-culturale della nostra popolazione.
Per il Comitato Civico Ampezzo
Eddy Demenego



Cortina 16 Settembre 2010

Note introduttive e considerazioni sulle potenzialità e carenze di Cortina.

E’ noto che le qualità della vita in un paese sono date da un insieme di fattori e che le stesse possono essere veicolate da una buona Amministrazione con il saggio utilizzo delle risorse presenti nel territorio.
\           Cortina ha tutto a suo favore ed una posizione assolutamente privilegiata. Grazie alla sue montagne, alla sua valle, alla conservazione del territorio garantito dalle Regole, alla sua storia turistica di 160 anni, alla sua antica vocazione sportiva, alle Olimpiadi, ai campionati mondiali nelle diverse discipline, alle manifestazioni di interesse internazionale, alla sua cultura, alle sue tradizioni, ad un centro commerciale di alto livello, ad un buona ristorazione, ai suoi impianti di risalita e piste da sci perfettamente tenute,  alla sua antropizzazione sufficientemente controllata, all’architettura ben inserita, ad una diffusa rete di artigiani di alto valore, ad un elevato numero di professionisti nei vari settori, a servizi di soccorso e volontariato ineccepibili, ad un numero sempre considerevole di campioni nelle diverse discipline sportive.
Sono pochissimi i paesi che possono vantare un tale eccellenza, ciò nonostante si percepisce che c’è qualche cosa che non funziona a Cortina. Ci sono stati  degli errori di   valutazione che non ci hanno permesso di rimanere al passo con l’evoluzione di altri paesi.
Purtroppo in Cortina non si è posta alcuna attenzione alla raccolta di dati per un studio approfondito e complessivo sull’argomento, non abbiamo analisi scientifiche sull’economia della valle, di conseguenza neppure valutazioni comparate con altre realtà turistiche. Ci è pertanto occlusa  la possibilità di un’analisi globale che possa rispondere al quesito. Per dare una credibilità ed un senso a questo lavoro, ci dobbiamo riferire ad alcuni fatti storici ed alla nostra esperienza e conoscenza sull’operato in questi ultimi anni della collettività d’Ampezzo per comprendere le motivazioni di questa caduta, formulare suggerimenti e ripartire guardando il futuro con serenità.
A suo tempo il nostro paese con coraggio iniziava ad internazionalizzarsi: nell’ottocento le poche persone che potevano permettersi dei lunghi soggiorni in paesi ameni, avevano certamente una scelta limitata, ma frequentavano solo le località più belle. Sulle Alpi si conosceva Chamonix, Saint Moritz, Garmisch Partenchirke, Kitzbüel, Madonna di Campiglio, Cortina e poche altre stazioni. Per quanto riguarda il nostro centro, la popolazione si adeguò immediatamente a questa opportunità, imparò le lingue straniere e nuove attività, nacquero alberghi, negozi, rifugi, noleggi carrozze e cavalli, nuovi mestieri come le guide alpine, l’artigianato riprese vigore, i maestri artigiani produssero oggetti di grande pregio e valore che venivano acquistati  dagli ospiti. Ebbe cosi inizio un’ apertura ad un mondo che cambiava con grande beneficio per l’economia del paese.
Negli anni fra le due guerre mondiali ci fu un consolidamento del nome di Cortina, la quale venne scelta dal regime come stazione  alla moda.
Nel 1956 Cortina, grazie alle Olimpiadi, ed al fatto che per la prima volta venivano trasmesse in televisione, divenne di fama internazionale allargando la sua potenzialità turistica a tutto il mondo, con un flusso di ospiti sempre in crescita fino alla fine degli anni settanta.
A fine degli anni novanta ci si accorse che le presenze nel ricettivo della nostra mono-economia turistica era in netto calo: le presenze diminuivano e nel migliore dei casi c’era una preoccupante stagnazione. Per questo settore è un duro colpo.  A grandi linee possiamo dire che il paese non si era rinnovato, avevamo perso la spinta che ci ha caratterizzati per molti decenni, venne a mancare quella sinergia fra pubblico e privato indispensabile per un sano progresso. Se in questo settore Cortina va in controtendenza rispetto all’Alto Adige, si assiste ad un consolidamento ed una drastica mutazione nel sistema produttivo: il mercato delle seconde case diviene preminente nella nostra economia, mercato che non investe i proventi in Ampezzo, ma che crea un indotto artigianale di alto valore, portando questo settore in una posizione economica importante per il paese.
E’ indispensabile parlare degli errori commessi in questi anni ma senza fare polemica , che per la criticità del momento storico e le argomentazioni che proporremmo non ha senso d’esistere.
Spesso le Amministrazioni Comunali non sono riuscite a creare sistema, o non sono riuscite ad onorare alcuni loro buoni programmi. Nel peggiore dei casi si costituirono in gruppo di potere finalizzato nella realizzazione prioritaria dei propri interessi.
L’intramontabile concetto che soltanto uniti si progredisce e si fanno grandi opere, è stato sostituito con la partigianeria, che ha diviso  di volta in volta il paese in amici che vanno accontentati e nemici che vanno ignorati.
I molti anni di grande affluenza turistica che sembrava  non dovessero mai terminare, non concorsero a creare i presupposti necessari per ammodernare le strutture e  per la preparazione di una nuova classe dirigente. Il paese si trovò cosi a dover affrontare un nuovo modo di concepire le vacanze ed una concorrenza turistica enorme. I nostri concorrenti non erano più solamente le centinaia di stazioni turistiche che nascevano come funghi su tutto l’arco alpino ma anche quelle dell’emisfero opposto che offrivano, durante il nostro inverno, vacanze al mare in isole da sogno, le capitali del mondo e le città d’Arte erano e sono sempre più gettonate. Il turismo globale ci ha trovati impreparati,  le scelte e le non scelte del paese e delle amministrazioni Comunali, ci hanno fortemente danneggiato. Mentre noi rimanevamo fermi le altre stazioni nascevano e crescevano con impianti e strutture adeguate alle mutate esigenze dei turisti.
Sulle analisi, per praticità, ci confronteremo con l’Alto Adige, territorio a tutti ben noto, che è cresciuto e si è sviluppato turisticamente in maniera eccellente e, si guardi bene, la loro crescita non è dovuta solo alle preponderanti possibilità finanziarie di cui dispongono che certamente hanno contribuito e ne hanno determinato lo sviluppo, ma si sono avvalsi di una programmazione territoriale attenta ad ogni tassello che forma la proposta turistica ed economica in genere. Lo studio del territorio con le sue eccellenze, della viabilità, degli impianti di risalita indispensabili, del tipo e dimensioni e numero delle attività ricettive, dell’incentivazione alle aziende artigianali, agricole ed alla popolazione perché possa  rimanere nelle valli con una loro abitazione ed un lavoro remunerativo, alle leggi di tutela per le minoranze linguistiche e molti altri dettagli. In fine, hanno individuato ed attuato un sistema promo-pubblicitario  adeguato ai tempi,  efficace e premiante.
Ritornando a noi, dalla fine degli anni cinquanta in poi non siamo mai riusciti a fare un piano trentennale condiviso ma neppure decennale su come o cosa dovrà essere Cortina nel futuro. Non abbiamo scelto un target di riferimento, ed al contrario abbiamo aperto il paese a tutti, a qualsiasi prezzo, ed ad ogni tipo di speculazione svilendo il paese. I benefici per la popolazione sono risultati modesti  ed il danno al paese lo viviamo oggi con tutta la sua gravità.
Con i vari, vecchi, piani regolatori abbiamo bloccato il cambio destinazione delle case rurali  dei residenti, promuovendo delle svendite in numero considerevole, abbiamo inibito una crescita imprenditoriale turistica, abbiamo costretto le aziende all’immobilismo, mentre altrove impianti, piste, alberghi, alloggi diventavano sempre più aderenti al mercato internazionale.
Non abbiamo sostenuto le aziende agricole, le uniche che potevano garantire la stabilità e la cura del territorio.
Abbiamo costruito o ristrutturato male le strutture di uso civico e turistico, ed altre di fondamentale interesse non sono neppure state prese in considerazione.
Abbiamo affossato la nostra cultura e le nostre tradizioni.
Abbiamo perso un quarto della nostra popolazione e i nostri figli continuano ad andarsene.
Sulle scelte importanti siamo spesso stati male informati, con il risultato di una forte conflittualità e divisioni con conseguente affossamento delle iniziative. Abbiamo costruito delle strutture disseminate sul territorio che ci sono costate e continuano a costarci cifre ingenti senza aver risolto il problema per cui furono volute, altre sono chiuse o non più utilizzate. Non siamo riusciti neppure a copiare quei centri polivalenti che altrove si sono dimostrati validi e meno costosi in riferimento alla  loro edificazione e gestione.
L’avere ancora degli avvenimenti sportivi di importanza mondiale e manifestazioni di risonanza nazionali, sono importanti ma non sono più sufficienti.
            Il turismo, per la popolazione e per tutte le categorie imprenditoriali del paese è e resta il motore economico principale, va di conseguenza  reinventato, con la collaborazione di tutti e su  nuove basi, partendo da una strategia che tenga in considerazione e analizzi il “perché” dei risultati ottenuti dalle stazioni concorrenti in continua ascesa. A conti fatti scopriremo che c’è ben poco da inventare ma molto da copiare.
Il nostro gruppo “ Comitato Civico Anpezo” inizia da queste considerazioni, un esame più approfondito dei vari aspetti che compongono la vita “possibile” nella nostra valle per un  prossimo futuro, con attenzione ad una forte presenza culturale ed una crescita economica che permetta la permanenza e, se possibile, il ritorno dei nostri concittadini che non hanno potuto restare in paese. 
Tutti coloro che desiderano: proporre, avere un confronto, segnalare, approvare o correggere o  contribuire alla stesura di questo piano sono i ben venuti e lo potranno fare interpellandoci o  utilizzando direttamente i nostri siti di face book o il Blog  eddy.demenego@gmail.com http://eddy-demenego.blogspot.com

Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

Cortina 16 Settembre 2010

Note introduttive e considerazioni sulle potenzialità e carenze di Cortina.

E’ noto che le qualità della vita in un paese sono date da un insieme di fattori e che le stesse possono essere veicolate da una buona Amministrazione con il saggio utilizzo delle risorse presenti nel territorio.
\           Cortina ha tutto a suo favore ed una posizione assolutamente privilegiata. Grazie alla sue montagne, alla sua valle, alla conservazione del territorio garantito dalle Regole, alla sua storia turistica di 160 anni, alla sua antica vocazione sportiva, alle Olimpiadi, ai campionati mondiali nelle diverse discipline, alle manifestazioni di interesse internazionale, alla sua cultura, alle sue tradizioni, ad un centro commerciale di alto livello, ad un buona ristorazione, ai suoi impianti di risalita e piste da sci perfettamente tenute,  alla sua antropizzazione sufficientemente controllata, all’architettura ben inserita, ad una diffusa rete di artigiani di alto valore, ad un elevato numero di professionisti nei vari settori, a servizi di soccorso e volontariato ineccepibili, ad un numero sempre considerevole di campioni nelle diverse discipline sportive.
Sono pochissimi i paesi che possono vantare un tale eccellenza, ciò nonostante si percepisce che c’è qualche cosa che non funziona a Cortina. Ci sono stati  degli errori di   valutazione che non ci hanno permesso di rimanere al passo con l’evoluzione di altri paesi.
Purtroppo in Cortina non si è posta alcuna attenzione alla raccolta di dati per un studio approfondito e complessivo sull’argomento, non abbiamo analisi scientifiche sull’economia della valle, di conseguenza neppure valutazioni comparate con altre realtà turistiche. Ci è pertanto occlusa  la possibilità di un’analisi globale che possa rispondere al quesito. Per dare una credibilità ed un senso a questo lavoro, ci dobbiamo riferire ad alcuni fatti storici ed alla nostra esperienza e conoscenza sull’operato in questi ultimi anni della collettività d’Ampezzo per comprendere le motivazioni di questa caduta, formulare suggerimenti e ripartire guardando il futuro con serenità.
A suo tempo il nostro paese con coraggio iniziava ad internazionalizzarsi: nell’ottocento le poche persone che potevano permettersi dei lunghi soggiorni in paesi ameni, avevano certamente una scelta limitata, ma frequentavano solo le località più belle. Sulle Alpi si conosceva Chamonix, Saint Moritz, Garmisch Partenchirke, Kitzbüel, Madonna di Campiglio, Cortina e poche altre stazioni. Per quanto riguarda il nostro centro, la popolazione si adeguò immediatamente a questa opportunità, imparò le lingue straniere e nuove attività, nacquero alberghi, negozi, rifugi, noleggi carrozze e cavalli, nuovi mestieri come le guide alpine, l’artigianato riprese vigore, i maestri artigiani produssero oggetti di grande pregio e valore che venivano acquistati  dagli ospiti. Ebbe cosi inizio un’ apertura ad un mondo che cambiava con grande beneficio per l’economia del paese.
Negli anni fra le due guerre mondiali ci fu un consolidamento del nome di Cortina, la quale venne scelta dal regime come stazione  alla moda.
Nel 1956 Cortina, grazie alle Olimpiadi, ed al fatto che per la prima volta venivano trasmesse in televisione, divenne di fama internazionale allargando la sua potenzialità turistica a tutto il mondo, con un flusso di ospiti sempre in crescita fino alla fine degli anni settanta.
A fine degli anni novanta ci si accorse che le presenze nel ricettivo della nostra mono-economia turistica era in netto calo: le presenze diminuivano e nel migliore dei casi c’era una preoccupante stagnazione. Per questo settore è un duro colpo.  A grandi linee possiamo dire che il paese non si era rinnovato, avevamo perso la spinta che ci ha caratterizzati per molti decenni, venne a mancare quella sinergia fra pubblico e privato indispensabile per un sano progresso. Se in questo settore Cortina va in controtendenza rispetto all’Alto Adige, si assiste ad un consolidamento ed una drastica mutazione nel sistema produttivo: il mercato delle seconde case diviene preminente nella nostra economia, mercato che non investe i proventi in Ampezzo, ma che crea un indotto artigianale di alto valore, portando questo settore in una posizione economica importante per il paese.
E’ indispensabile parlare degli errori commessi in questi anni ma senza fare polemica , che per la criticità del momento storico e le argomentazioni che proporremmo non ha senso d’esistere.
Spesso le Amministrazioni Comunali non sono riuscite a creare sistema, o non sono riuscite ad onorare alcuni loro buoni programmi. Nel peggiore dei casi si costituirono in gruppo di potere finalizzato nella realizzazione prioritaria dei propri interessi.
L’intramontabile concetto che soltanto uniti si progredisce e si fanno grandi opere, è stato sostituito con la partigianeria, che ha diviso  di volta in volta il paese in amici che vanno accontentati e nemici che vanno ignorati.
I molti anni di grande affluenza turistica che sembrava  non dovessero mai terminare, non concorsero a creare i presupposti necessari per ammodernare le strutture e  per la preparazione di una nuova classe dirigente. Il paese si trovò cosi a dover affrontare un nuovo modo di concepire le vacanze ed una concorrenza turistica enorme. I nostri concorrenti non erano più solamente le centinaia di stazioni turistiche che nascevano come funghi su tutto l’arco alpino ma anche quelle dell’emisfero opposto che offrivano, durante il nostro inverno, vacanze al mare in isole da sogno, le capitali del mondo e le città d’Arte erano e sono sempre più gettonate. Il turismo globale ci ha trovati impreparati,  le scelte e le non scelte del paese e delle amministrazioni Comunali, ci hanno fortemente danneggiato. Mentre noi rimanevamo fermi le altre stazioni nascevano e crescevano con impianti e strutture adeguate alle mutate esigenze dei turisti.
Sulle analisi, per praticità, ci confronteremo con l’Alto Adige, territorio a tutti ben noto, che è cresciuto e si è sviluppato turisticamente in maniera eccellente e, si guardi bene, la loro crescita non è dovuta solo alle preponderanti possibilità finanziarie di cui dispongono che certamente hanno contribuito e ne hanno determinato lo sviluppo, ma si sono avvalsi di una programmazione territoriale attenta ad ogni tassello che forma la proposta turistica ed economica in genere. Lo studio del territorio con le sue eccellenze, della viabilità, degli impianti di risalita indispensabili, del tipo e dimensioni e numero delle attività ricettive, dell’incentivazione alle aziende artigianali, agricole ed alla popolazione perché possa  rimanere nelle valli con una loro abitazione ed un lavoro remunerativo, alle leggi di tutela per le minoranze linguistiche e molti altri dettagli. In fine, hanno individuato ed attuato un sistema promo-pubblicitario  adeguato ai tempi,  efficace e premiante.
Ritornando a noi, dalla fine degli anni cinquanta in poi non siamo mai riusciti a fare un piano trentennale condiviso ma neppure decennale su come o cosa dovrà essere Cortina nel futuro. Non abbiamo scelto un target di riferimento, ed al contrario abbiamo aperto il paese a tutti, a qualsiasi prezzo, ed ad ogni tipo di speculazione svilendo il paese. I benefici per la popolazione sono risultati modesti  ed il danno al paese lo viviamo oggi con tutta la sua gravità.
Con i vari, vecchi, piani regolatori abbiamo bloccato il cambio destinazione delle case rurali  dei residenti, promuovendo delle svendite in numero considerevole, abbiamo inibito una crescita imprenditoriale turistica, abbiamo costretto le aziende all’immobilismo, mentre altrove impianti, piste, alberghi, alloggi diventavano sempre più aderenti al mercato internazionale.
Non abbiamo sostenuto le aziende agricole, le uniche che potevano garantire la stabilità e la cura del territorio.
Abbiamo costruito o ristrutturato male le strutture di uso civico e turistico, ed altre di fondamentale interesse non sono neppure state prese in considerazione.
Abbiamo affossato la nostra cultura e le nostre tradizioni.
Abbiamo perso un quarto della nostra popolazione e i nostri figli continuano ad andarsene.
Sulle scelte importanti siamo spesso stati male informati, con il risultato di una forte conflittualità e divisioni con conseguente affossamento delle iniziative. Abbiamo costruito delle strutture disseminate sul territorio che ci sono costate e continuano a costarci cifre ingenti senza aver risolto il problema per cui furono volute, altre sono chiuse o non più utilizzate. Non siamo riusciti neppure a copiare quei centri polivalenti che altrove si sono dimostrati validi e meno costosi in riferimento alla  loro edificazione e gestione.
L’avere ancora degli avvenimenti sportivi di importanza mondiale e manifestazioni di risonanza nazionali, sono importanti ma non sono più sufficienti.
            Il turismo, per la popolazione e per tutte le categorie imprenditoriali del paese è e resta il motore economico principale, va di conseguenza  reinventato, con la collaborazione di tutti e su  nuove basi, partendo da una strategia che tenga in considerazione e analizzi il “perché” dei risultati ottenuti dalle stazioni concorrenti in continua ascesa. A conti fatti scopriremo che c’è ben poco da inventare ma molto da copiare.
Il nostro gruppo “ Comitato Civico Anpezo” inizia da queste considerazioni, un esame più approfondito dei vari aspetti che compongono la vita “possibile” nella nostra valle per un  prossimo futuro, con attenzione ad una forte presenza culturale ed una crescita economica che permetta la permanenza e, se possibile, il ritorno dei nostri concittadini che non hanno potuto restare in paese. 
Tutti coloro che desiderano: proporre, avere un confronto, segnalare, approvare o correggere o  contribuire alla stesura di questo piano sono i ben venuti e lo potranno fare interpellandoci o  utilizzando direttamente i nostri siti di face book o il Blog  eddy.demenego@gmail.com http://eddy-demenego.blogspot.com

Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

giovedì 9 settembre 2010

Contro lo Spostamento dell'Ufficio Postale di Cortina.

Cortina d'Ampezzo 09/09/2010 - Prendendo atto delle differenti posizioni nell’Amministrazione Comunale di Cortina, rimaniamo perplessi su alcune dichiarazioni: si da per scontato della vendita degli spazi attualmente occupati dalle Poste Italiane, che “ l’eventuale spostamento dell’Ufficio postale tutto sommato non sarebbe comunque negativo”, che il comune non intende entrare in merito alle scelte di una società autonoma.
Riteniamo, anzitutto, che : chi è eletto dal popolo è un pubblico ufficiale e come tale deve lavorare coscienziosamente per il bene e nell’interesse dei suoi amministrati e non può fare affermazioni fuorvianti . 
 Lo spostamento dell’ufficio postale dal centro alla periferia in uno stabile di dimensioni ridottissime,  posto a fianco di una strada di grande scorrimento dove non ci si può fermare e con un posteggio insufficiente, anche per le loro auto. Gli anziani ed i pensionati, madri con carrozzine e portatori di handicap avranno serie difficoltà a raggiungerlo, e non minori difficoltà avrà tutta la nostra popolazione ed i nostri ospiti. Come si fa a dire che lo spostamento non è negativo?
Vogliamo ricordare agli Amministratori che gli Ampezzani non vogliono ulteriori disservizi, e che asserire : “non si è mai visto chieder conto ad un Comune delle scelte di una società autonoma»  è una dichiarazione di disinteresse per il bene della collettività , e si da addito alla popolazione di pensare che su operazioni così politicamente maldestre vi siano altri interessi.
Cosa intendono dire gli Amministratori dichiarando che non  sarà concesso alcun cambio di destinazione d'uso? Resteranno uffici di interesse pubblico?  O finirà per diventare uno spazio commerciale?
Diamo per scontato che fra vent’anni il servizio postale, così come lo conosciamo oggi non esisterà più, ma fra vent’anni, non oggi.
Per quanto riguarda le Poste Italiane tutti sappiamo che sono una S.p.A., ma una S.p.A. particolare in quanto: il 65% di proprietà del Ministero dell’Economia e della Finanza ed il 35% della Cassa depositi e prestiti. Quindi, come S.p.A., sono tenuti a produrre utili. E però vergognoso che un ente, nato  per dare un servizio di interesse pubblico, e per questo scopo è stato favorito per i costi e la posizione centrale, ora lo venda approfittando dell’elevato  valore di mercato attuale, al solo scopo di fare cassa, infischiandosene del disagio che causerà.
  Dove sono quegli Amministratori Comunali che a loro dire faranno la guerra alle speculazioni? 
Consiglieri di Maggioranza anche se è Vostro costume ignorare la volontà popolare, il vostro atteggiamento è di assoluta arroganza,  “tipo: voglio, comando e posso!” 
Per il Comitato Civico Ampezzo
Eddy Demenego