lunedì 27 dicembre 2010

Lettera aperta al Presidente Luis Durnwalder - Gruppo Progetto Referendum.


Cortina d'Ampezzo 27/12/2010 -Tutti noi consideriamo Luis Durnwalder un grande politico e l’ha dimostrato in molte occasioni  nella difesa e nell’interesse del popolo Sudtirolese. Grande è stata quindi la nostra meraviglia nell’apprendere dai giornali la sua dichiarazione sui così detti ritardi delle popolazioni Ladine per il ritorno alla provincia di Bolzano.... “se i ladini avessero chiesto l’annessione nel 1945 sarebbe stato più facile, adesso invece  è tutto più difficile, nel 1945 però i tedeschi non erano simpatici e noi eravamo i fratelli poveri, nessuno ci voleva, ecco perché non l’hanno fatto”....
Il nostro stupore è stato cosi grande che avevamo pensato ad un errore di interpretazione dei giornalisti, ci sembrava impossibile che proprio lui avesse pensato ad un simile voltafaccia delle popolazioni ladine. Gli Ampezzani e i Fodom non sono voltagabbana, basta ricordare i quattrocento anni in cui il nostro territorio è stato parte integrante del Tirolo, ricordando ancora come, nella prima guerra mondiale, Cortina con 3500 abitanti diede 686 soldati richiamati alle armi di cui purtroppo 144 non tornarono, e furono premiati inoltre con 16 medaglie al valore militare ( 14 d’argento ). Un contributo eccezionale in fatto di lealtà e fedeltà ai propri principi.
Questo, per sottolineare brevemente, la posizione storica di Cortina nei riguardi del vecchio impero e precisamente del Tirolo, di cui aveva sempre fatto parte con fedeltà ed onore.
Ritornando ai tempi della seconda guerra mondiale, quando i “fratelli tedeschi erano poveri”, vogliamo ricordare che, a  guerra ancora non finita, il 4 maggio 1945 appena fu annunciato che, su domanda del comitato del CNL, gli americani avevano decretato il distacco dei comuni di Anpezzo, Colle e Livinallongo dalla provincia di Bolzano. A Cortina fu organizzato immediatamente un comitato civico «Unione Popolare Ampezzana», promosso dal Dr. Sisto Ghedina, in cui si richiedeva il ritorno con Bolzano oppure la possibilità di indire un referendum.
 Tra l’agosto 1945 ed il maggio 1946 furono redatti e consegnati agli alleati numerosi memorandum per il ritorno dei tre comuni nella provincia di Bolzano e fu ccosì che il 15 giugno 1946 venne fondato un movimento panladino nominato Zent Ladina Dolomites. E’ rimasto famoso il raduno al passo Sella dei rappresentanti di tutte le vallate Ladine, Gardena, Badia, Fassa, Fodom e Anpezo.  Questo è l’inizio della storia per dimostrare, che proprio nelle avversità, le popolazioni ladine non avevano mai abbandonato i Sudtirolesi anche se “poveri e Tedeschi”. Da allora fu tutto un susseguirsi di richieste per il ritorno nella provincia di Bolzano. Richieste che furono sempre boicottate e contrastate, anche in maniera antidemocratica, da tutti i Governi che si sono susseguiti alla guida del paese fino ad oggi. Fu una cosa straordinaria, che la popolazione si sia potuto esprimere tramite un referendum, vinto con il 78%,  dopo “ solamente” novant’anni di lotta! Ma non è ancora bastato perché, ancora oggi, dopo ben tre anni dal risultato positivo del referendum, tutto tace. Perché? Esiste ancora l’autodeterminazione dei popoli espressa in democrazia?
Signor Presidente, lo ripetiamo, i Ladini non sono voltagabbana e con la fierezza dei montanari ci rivolgiamo a Lei perché confidiamo nel suo aiuto.


Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego


(Offener Brief an den Landeshauptmann von Südtirol, Dr. Luis Durnwalder - Wir alle halten Dr. Luis Durnwalder für einen großen Politiker und das hat er oft bewiesen durch seinen Einsatz zum Schutz und im Interesse der Südtiroler Bevölkerung.
Groß war daher unser Erstaunen, als wir aus den Zeitungen seine Aussage erfuhren, welche die Rückkehr der Ladiner zur Provinz Bozen und den verspäteten Zeitpunkt betraf: ..."wenn die Ladiner die Annexion im Jahre 1945 verlangt hätten, wäre alles viel leichter gewesen, jetzt aber ist alles viel schwieriger. Aber 1945 waren die Deutschen nicht sympatisch und wir waren die armen Brüder, niemand wollte uns; deswegen haben sie es nicht getan...."
Wir waren so erstaunt, dass wir an eine Fehlinterpretation der Journalisten dachten, es schien uns unmöglich, dass gerade er eine solche Umkehr der Ladiner für möglich hielt. 
Ampezzaner und Fodoms/Buchensteiner sind keine Wendehälse; man denke nur daran, dass unser Gebiet 400 Jahre lang ein wesentlicher Teil Tirols war und dass im 1. Weltkrieg Cortina, bei einer Einwohnerzahl von 3.500 Menschen, 686 Soldaten stellte, die einberufen wurden und von denen leider 144 nicht nach Hause zurückkehrten. 16 erhielten Tapferkeitsmedaillen, darunter waren 14 silberne, ein einzigartiger Beitrag, was Prinzipientreue und Loyalität anbelangt. 
Hiermit sollte kurz die geschichtliche Stellung Cortinas innerhalb der k.u.k. Monarchie dargestellt werden und besonders innerhalb Tirols, mit dem es immer in ehrenhafter Treue verbunden war. 
Wir möchten auch auf die Zeit des 2.Weltkriegs zurückkommen, als "die deutschen Brüder arm waren". Noch vor Kriegsende, am 4.Mai 1945, hatte sich auf die Mitteilung hin, dass auf Anfrage des Komitees des CNL die Amerikaner die Abtrennung der Gemeinden Anpezzo, Colle und Livinallongo von der Provinz Bozen bestimmt hatten, in Cortina sofort ein Bürgerkomitee "Unione Popolare Ampezzana" unter Dr. Sisto Ghedina gebildet, mit der Forderung nach Rückkehr zur Provinz Bozen oder der Möglichkeit eines Referendums. 
Im Zeitraum von August 1945 bis Mai 1946 wurden zahlreiche Denkschriften verfasst und den Alliierten übergeben, welche die Rückkehr der drei Gemeinden zur Provinz Bozen forderten. Am 15.6.1946 wurde die panladinische Bewegung "Zent Ladina Dolomites" gegründet. Berühmt wurde das Zusammentreffen der Vertreter aller ladinischen Täler am Sellajoch: Vertreter aus Gröden, dem Gader- und Fassatal, aus Fodom/Buchenstein und Anpezzo. Diese Ereignisse zeigen auf, dass die Ladiner gerade in schwierigen Situationen die Südtiroler nie verlassen haben, auch wenn sie "arm waren und deutschsprachig". 
Von da an folgten laufend Anfragen, welche die Rückkehr zur Provinz Bozen forderten. Diese wurden von allen auffeinanderfolgenden Regierungen in Rom bis heute boykottiert und verhindert, oft auch auf undemokratische Art und Weise.
Es war tatsächlich einzigartig, dass die Bevölkerung nach "nur" 90jährigem Kampf, ihre Meinung in einem Referendum äußern konnte, wobei 78% für die Rückkehr zur Provinz Bozen stimmten. 
Aber nicht genug damit; denn noch heute, 3 Jahre nach dem positiven Aussgang des Referendums, herrscht Schweigen. Warum nur? Gibt es noch die in einer Demokratie zum Ausdruck gebrachte Selbstbestimmung der Völker?
Herr Landeshauptmann, wir wiederholen es nochmals, die Ladiner sind keine Wendehälse. Wir wenden uns an Sie, weil wir auf Ihre Hilfe vertrauen.)

venerdì 10 dicembre 2010

Plauso a Elsa Zardini e fiducia alla Lega - Gruppo Progetto Referendum - Comunicato Stampa

Cortina d'Ampezzo 10/12/2010 - Brava la nostra presidentessa dell’Unione Generela dei Ladini Elsa Zardini. Nuovamente l’ULDA ha levato in alto la sua voce per difendere ancora una volta la sua comunità nel dubbio che i governanti del Veneto, che pur essendo a conoscenza dei danni che le loro decisioni potrebbero causare alle nostre popolazioni, non esiterebbero a riproporre leggi che sono contro la realtà del nostro territorio di montagna, territorio che va tutelato e salvaguardato e non aperto alle speculazioni.
 “ Io sono contenta di portare avanti la volontà della nostra gente” dice  Elsa Zardini, la salvaguardia del nostro territorio e della nostra cultura, volontà della popolazione già stata espressa con un referendum, voluto ed attuato dall’ULDA, a cui va ancora una volta la nostra riconoscenza per il coraggio e la determinazione che attraverso lei e Siro Bigontina hanno portato alla vittoria.
La stragrande maggioranza della popolazione aveva chiaramente indicato, in quell’occasione, il desiderio di ritornare nella provincia di Bolzano, l’unica  che ha sempre avuto una  particolare attenzione per le minoranze etnico-linguistiche ed ha tenuto in considerazione i problemi di tutti i suoi abitanti, in particolare la tutela del territorio ed il loro diritto ad avere o  poter mantenere la casa di loro proprietà, contro la costante onnipresenza degli speculatori in campo edilizio. 
Anche noi del Comitato Progetto Referendum ci sentiamo delusi dall’atteggiamento della Lega, ma crediamo ancora nei principi fondamentali che sono alla base della Lega stessa e che sono “ l’autodeterminazione dei popoli e la volontà popolare di potersi esprimere tramite referendum,” come ha recentemente ribadito il coordinatore provinciale Diego Vello, che rappresenta il punto massimo della democrazia.
Noi, con le ultime elezioni, concretamente con fatti e non a parole vuote, abbiamo dimostrato con il nostro voto di credere e aver fiducia nella Lega, tanto che è diventata il primo partito di Cortina.
Fino ad oggi la delusione è stata grande, ma ancora più grande è la  nostra speranza che la Lega non ci abbandonerà e ci darà il suo aiuto, l’importante è che noi rimaniamo coesi, il nostro ritorno in alto Adige politicamente è ininfluente per il movimento leghista, ma siamo sicuri che aggiungerà ai suoi tanti meriti il rispetto per la libertà dei popoli.

Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

venerdì 3 dicembre 2010

Lettera al Giornalista Sergio Romano - precisazioni sulla realtà storica di Cortina. - Gruppo Progetto Referendum.

Cortina d'Ampezzo 03/12/2010 - Stimato Signor Sergio Romano, sulla sua risposta ad Attilio Lucchini, in riferimento ai motivi dei comuni che vogliono cambiare regione siamo, in linea di massima, d’accordo. L’art. 132  della nostra Costituzione che prevede i referendum venne inserito in quanto, i padri costituenti per la delimitazione delle regioni ereditate dal ventennio, proposero tante e tali modifiche, da non riuscire a raggiungere un accordo. Con questo articolo ritennero di salvaguardare quei territori che per motivi storici, culturali ma anche economici furono inseriti in regioni  estranee.
Citare Cortina nella sua risposta, può confondere il lettore e non rende giustizia alla nostra causa.
Come il Trentino anche Ampezzo, (il nome di Cortina verrà aggiunto dal fascismo) ha sempre fatto parte del Sacro Romano Impero, esclusa una breve occupazione veneta del quindicesimo secolo, passerà al Regno d’Italia nel 1918 con tutto il Sud Tirolo. La nostra popolazione non è tedesca ma neppure italiana, è ladina, l’unico popolo autoctono delle Dolomiti. La nostra lingua deriva dal latino, come l’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese ed il romeno. La motivazione del nostro referendum non è  di secessione dal Veneto ma per un ritorno in Alto Adige con cui abbiamo sempre condiviso costumi, cultura, economia e la difesa del territorio.
Nel 1923 e 1927 il Governo fascista disgregò in senso amministrativo le cinque vallate Ladine, assegnando alla provincia di Trento la Valle di Fassa, a Bolzano La Val Gardena e la Val Badia ed a Belluno la valle d’Ampezzo ed il comprensorio di Colle Santa Lucia e Pieve di Livinallongo. I nostri comuni non accettarono mai questa separazione e reiteratamente chiesero il ritorno  alla Provincia di Bolzano nel 1947, 1964, 1973,1974, 1991 e 2007. Le ragioni di tali richieste rimanevano esclusivamente storiche, linguistiche e culturali, mai economiche ( ancora negli anni 1970 la Provincia di Bolzano, a prevalenza agricola, era molto più povera del Veneto industrializzato).
Anche passando alla Provincia di Bolzano, i tre Comuni resteranno comunque in Italia e non saranno sottratti perciò territori o fondi alla Repubblica, cambierebbe soltanto il modo di amministrare. 
Per tutti gli altri Comuni o province che hanno fatto, o pensano di chiedere, un referendum per cambiare regione, più che la ricerca dell’Eldorado,  la loro è una denuncia contro quei Governi Regionali totalmente sordi alle loro esigenze.
Questo tanto per chiarire il motivo del nostro referendum.
Cordialmente
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

sabato 27 novembre 2010

Lettera aperta al segretario provinciale del Carroccio Diego Vello - Comunicato Stampa del Gruppo Progetto Referendum.

Cortina d'Ampezzo 27/11/2010 -  “La Lega Nord nasce sotto il segno dell’autodeterminazione dei popoli”. Bravo Vello: finalmente parole chiare senza incertezze, al contrario di tante posizioni ambigue e titubanti, di Amministratori che non riescono, o non vogliono ottemperare alle decisioni referendarie dei loro amministrati. 
Questa precisazione, puntualizzata  dal Segretario Provinciale del Carroccio, ha sancito ancora una volta la vera posizione della Lega, chiara e netta senza dare addito a diversa interpretazione  nel rispetto del voto popolare.
Ci consola sapere che un partito cosi importante può farsi carico e portare avanti i desideri di una parte cospicua della popolazione provinciale che si è espressa, altrettanto chiaramente, attraverso i referendum.
Avremmo gradito sentire parole tanto chiare da parte dei nostri Amministratori, che invece, per bocca dell’Assessore  alla Cultura Ladina di Cortina d’Ampezzo, “un duro, come si è definito, e che non vuole essere tirato per la giacchetta” si espresse in maniera molto ambigua e preferisce lasciare che la pratica referendaria “dormiente”  nei meandri del Ministero degli Interni, anzicchè stimolarne il buon esito.
Hai dato un prezioso esempio ai nostri Amministratori sul come dovrebbero svolgere il loro ruolo  che è duplice:  politico ed amministrativo, non solamente amministrativo, come asserisce il nostro Assessore!
Quanto siamo lontani da quelle buone Amministrazioni ( del passato) che si battevano con coraggio e determinazione per il bene del loro paese. 
Ci sembra che oggi solo la Lega sia disponibile a forzare la mano al Governo per  rendere giustizia ad un popolo che, nel periodo fascista, è stato arbitrariamente staccato dalla sua provincia di origine, e che vuole ritornarci.
Grazie Presidente Vello!
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

venerdì 26 novembre 2010

Seconda lettera di risposta del Presidente Giorgio Napolitano - Gruppo Progetto Referendum

Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica
Ufficio per gli Affari Giuridici  e le relazioni Costituzionali
Roma 7 dicembre 2010
UAG.11.3
N.1557/2007

Egregio Signor Demenego,
in relazione alla Sua Lettera, indirizzata al Capo dello Stato, La informo che questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato all’Attenzione del Ministro dell’interno, per l’esame di competenza.
Voglia gradire cordiali saluti.
Il Direttore dell’Ufficio
dott. Gino Onorato



Seconda lettera al presidente Giorgio Napolitano - Gruppo Progetto Referendum.

Cortina d'Ampezzo 26/11/2010 - al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.
Oggetto: referendum del 27/28 Ottobre 2007 per la minoranza Ladina.
Stimato presidente, ringraziandoLa per il Suo cordiale riscontro del 16 Novembre 2007 alla nostra del 12 ottobre 2007, Ci rivolgiamo nuovamente a Lei dopo tre lunghi  anni, chiedendo ancora una volta il suo interessamento ed il Suo aiuto, perché crediamo nella Sua sensibilità per ottenere giustizia dalla più alta carica dello stato e quale rappresentante di tutti gli italiani.
Il governo  non ha saputo, o voluto applicare gli adempimenti previsti dalla Costituzione e dalle leggi inerenti al referendum, per il passaggio di regione dei nostri comuni, dal Veneto all’Alto Adige, come peraltro è avvenuto lo scorso anno per la Val Marecchia che è passata dalla regione Marche all’Emilia Romagna.
Il nostro referendum, con voto plebiscitario, ha chiesto il passaggio dei comuni di Cortina d’Ampezzo, Pieve di Livinallondo e Colle Santa Lucia dal Veneto all’Alto Adige per i seguenti motivi:
a) perché siamo Ladini che hanno condiviso con le popolazioni del Tirolo storico un unico territorio amministrativo, storia, tradizioni e cultura. Dal 1918 siamo cittadini italiani di lingua ladina, Cittadini che vogliono rimanere in Italia ma nella loro Regione d’origine (Alto Adige).
b) Perché la separazione dalla nostra provincia nel 1923è arbitraria.
c) Perché grazie alle leggi del Tirolo abbiamo mantenuto la nostra lingua, leggi e regolamenti e consuetudini antiche.
d) Perché con i ladini del Sella siamo un unico popolo.
e) Perché i Ladini hanno sempre combattuto per la loro terra.
f) Perché vogliamo rimanere Ladini, e solo nel Trentino Alto Adige con le sue leggi di tutela delle minoranze è possibile.
g) Perché con quelle valli abbiamo ancora quasi tutto in comune: usi , costumi, lingua, economia, tranne l’appartenenza ad un unico territorio amministrativo.
La nostra Costituzione  non prevede, che le leggi applicate dal regime fascista in dispregio alla popolazione debbano essere perpetrate nel tempo. Segnali inquietanti vengono da rappresentanti del Governo, per esempio, dal  Prefetto di Belluno, perfettamente a conoscenza della volontà popolare espressa con il referendum del 29-10-2007, a seguito della riorganizzazione dei collegi elettorali ha prospettato l’ulteriore suddivisione dei tre comuni ladini storici, disgregare invece che aggregare, vecchio discorso che speravamo di non udire  più .
Per un Suo richiamo non solo al governo ma anche alle autorità governative regionali, provinciali e comunali, affinché onorino quanto espresso dalla volontà popolare con il referendum nel rispetto dei principi di tutela delle minoranze riconosciute dalla Costituzione. 
La ringraziamo, Signor Presidente, per quanto vorrà fare e con deferenti ossequi le porgiamo il nostro saluto.
Per i Ladiis d'Anpezo
Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

Il Consiglio Regionale della Venezia Giulia dice si a per Sappada

Cortina d'Ampezzo 26/11/2010 - La recente votazione del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, che con un risultato di 45  sì e di un solo astenuto,  ha recepito, la volontà di Sappada  di passare dal Veneto alla regione Giuliana, ha evidenziato una scelta politico-culturale  finalmente tesa alla valorizzazione
delle cogenti  ragioni di carattere storico, e socio-economico  che hanno motivato la volontà  del passaggio di regione espressa dai sappadini , una scelta prevista peraltro dalla Costituzione Italiana che con gli articoli 132 e 133, nel cconsiderare la fusione o la creazione di nuove regioni, considerà altresì la possibilità del distacco di province o comuni da una regione per essere aggregati ad un’altra.
Com’è noto anche Cortina, facendo leva su solide argomentazioni storiche e culturali, ha espresso unitamente a Colle di Santa Lucia e Pieve di Livinallongo, la volontà di tornare nella provincia di Bolzano 
tale  richiesta  tuttavia, anche se supportata da un referendum che ha evidenziato come il 78% della popolazione si sia espressa favorevolmente per tale soluzione, è stata fortemente osteggiata dall’Amministrazione Galan  che non ha risparmiato in tal senso toni aspri  e talvolta offensivi.
 Fortunatamente l’Amministrazione pubblica è cambiata a nostro favore: la Regione oggi è amministrata dalla Lega con il suo presidente dr. Zaia, ci troviamo quindi nella condizione migliore perché il nostro volere possa trovare  una felice conclusione. Il voto dato nei nostri tre comuni alla  Lega, che diventato il primo partito del collegio elettorale, rappresenta un riconoscimento reale verso chi ha sempre ritenuto non negoziabile uno dei principi fondamentali su cui si basa l’essenza della Lega stessa: l’autodeterminazione dei popoli.
Il concetto di autodeterminazione trova la sua realizzazione pratica nel referendum popolare, già previsto nella nostra Costituzione, i territori regionali, provinciali e comunali sono stati costituiti come un organizzazione “  provvisoria” , diversamente sarebbe difficile capire il perché degli articoli che ne prevedono la modifica. 
Il testo finale della dichiarazione di Zaia riportato dai giornali ci fa prevedere che il nostro problema possa avere una felice risoluzione. Zaia ha riconosciuto che le ragioni di Cortina e di Sappada sono di natura storica e culturale, quindi non è una fuga dal Veneto, è un ritorno in una provincia da cui erano state strappate: la storia e la cultura non si possono cambiare.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego



giovedì 18 novembre 2010

Il Vice Sindaco Verocai lavora troppo e fa confusione.

Cortina d'Ampezzo comunicato del 18/11/2010 -In un intervista rilasciata al periodico Voci di Cortina del mese di Ottobre c’è un’ interessante intervista rilasciata dal Vice Sindaco ed assessore alla Cultura Ladina, e proprio su questo tema troviamo certamente non interessante per i contenuti che non ci sono, ma sufficientemente chiara per capire quanto é confuso il suo pensiero.
Parlando del Referendum per il ritorno in Alto Adige dei nostri tre Comuni, con  spavalderia fa a pezzi un concetto unitario dichiarando  “ Sarò duro, un conto è la cultura ladina, un conto è stato il referendum, un altro ancora è ottemperare all’esito emerso dalle urne” e termina senza aver detto nulla, che il suo compito è quello di amministrare, per il resto deve pensarci il governo.
Da parte nostra ci chiediamo se sia possibile che al nostro Sindaco non venga mai in mente l’importanza del suo ruolo “politico amministrativo, e non solo amministrativo come gli farebbe più comodo, e che occupa quella poltrona in quanto  eletto dalla popolazione ed alla stessa deve rendere conto del suo operato. Nel caso specifico in quella consultazione i nostri concittadini senza mezzi termini hanno decretato l’indirizzo politico, che da quel 29 ottobre 2007, la Sua e tutte le Amministrazioni seguenti dovranno onorare “combattere ad oltranza  per il ritorno del nostro paese nella provincia di Bolzano”, punto e basta. Tutti I suoi bizantinismi sono pertanto fuori luogo. Il suo compito principale rimane l’adempiere al volere dell’ottanta per cento dei nostri concittadini, a meno che nel Franceschi-pensiero anche in questo caso ci siano gli estremi per dare ragione a quel venti percento di cittadini che hanno votato contro il ritorno con Bolzano.
Non è preoccupazione vana la nostra, in altra  occasione al solo scopo di tenere la poltrona l’ha già fatto, ora essendo noto che  nella sua maggioranza ci sono diversi Assessori e Consiglieri che del ritorno d’Ampezzo in Alto Adige non ne vogliono sapere, potrebbe rifarlo.
Ripetiamo la domanda, la popolazione di Cortina vuole sapere per quale motivo non ha fatto nulla per il referendum. Il dr. Franceschi, non può stare in due scarpe è’ tempo che scelga quale parte sostenere, anche a rischio di scontentare quei membri di giunta che sono contro il volere del popolo, a meno che non sia proprio Lui l’ostacolo, ed osservando come sta sfasciando il paese e rompere quella coesione della popolazione e delle associazioni imprenditoriali di Cortina faticosamente raggiunta in passato, potrebbe essere l’analisi più appropriata, ed  è tempo di cambiare percorso per il quale non è mai troppo tardi.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

venerdì 22 ottobre 2010

Collegi Elettorali - ulteriore Tentativo per Separare i Ladini Storici.

Cortina d'Ampezzo 22/10/2010 - Tempi sempre più duri per il popolo Ladino. Siamo alle solite: il Governo, o chi per esso, approfitta di tutte le occasioni per cancellare la volontà popolare espressa con un referendum e sottometterla al suo volere. Dalle dichiarazioni  del ministro Galan a quelle del Dr. Zaia, all’immobilismo dei Parlamentari e di ogni ordine politico nazionale, c’è un perfetto accordo; punire chi ha osato chiedere giustizia ad un parlamento che si professa anti fascista ma che non si dissocia, anzi approva, il tentativo di  cancellare un popolo e la sua cultura, separandolo e disperdendolo, come avvenne nel 1923 ad opera del fascismo. Metodo incivile e prepotente che perdura tutt’oggi.
La prefettura, invece di pensare ad un’aggregazione che fosse in linea alle aspirazioni espresse dalle popolazioni con il referendum, ha proposto, anche se in via provvisoria, la disgregazione del nostro collegio elettorale.
Bravi invece i nostri Sindaci  venuti a conoscenza dell’esistenza di una bozza per la riorganizzazione dei collegi elettorali, che vorrebbe le popolazioni dei nostri paesi ulteriormente disgiunte, hanno immediatamente espresso la loro contrarietà.
Con questi continui attacchi alla nostra integrità di popolo Ladino ci sentiamo cittadini italiani di seri B, notando che chi di dovere è sordo alle richieste di chi vuol salvare la sua cultura unitamente al suo paese. 
Il Veneto non ha leggi né regolamenti che lo possano fare, la possibilità di mantenere la nostra gente in montagna si riduce di generazione in generazione, e questo è inaccettabile. Noi vogliamo vivere qui, vogliamo che i nostri figli ed i figli dei figli possano continuare a farlo. 
Nessuno dovrebbe permettersi,  ad ogni occasione data dal governo, di ignorare un referendum che ha visto la maggioranza assoluta della popolazione dire basta a questa situazione e che ha riconfermato ciò che i nostri vecchi hanno chiesto per un secolo, senza mai demordere. 
Basta! vogliamo ritornare con la nostra gente, in una regione  che ha il massimo rispetto delle minoranze etnico-linguistiche.  
Lo ribadiamo, siamo in Italia e cittadini italiani, ma di lingua ladina.
Ancora oggi a Cortina, ci sono persone che ci considerano un popolo di un territorio conquistato nella prima Grande Guerra e come tale privo di diritti. 
Dove si vuole portare questa popolazione, alla sua estinzione, o alla sua esaperazione? Come si può pretendere che in queste condizioni ci sia in futuro una garanzia per  un sano e civile ordine sociale?
I nostri comuni vogliono restare uniti. Non usate ulteriormente l’arroganza del potere, ma il buon senso del padre di famiglia. 
Ogni azione genera una reazione, sarebbe auspicabile non arrivarci.

Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

giovedì 7 ottobre 2010

Risposta del Comitato alle false affermazioni del Sindaco Franceschi - Comunicato Stampa Comitato Civico Anpezo.

Cortina d'Ampezzo 07/10/2010 - Martedì 5 Ottobre, a Radio Cortina, il Sindaco Franceschi ha scaricato la sua rabbia cercando di screditare al limite della diffamazione il porta voce del gruppo Progetto Referendum. Non era più semplice, da parte sua, rispondere alle domande che gli abbiamo rivolto e che l’ottanta per cento della popolazione referendaria aspetta? Era veramente una risposta cosi difficile farci sapere cosa ha fatto in questi tre anni per il passaggio di Cortina dal Veneto all’Alto Adige senza girare il discorso su un fatto personale, dichiarando che le accuse, a mezzo stampa, rivoltegli dal Demenego erano la conseguenza della mancata concessione dello svincolo al suo albergo, presentata come fosse una richiesta illecita e al limite della legalità, o peggio.
Per sgombrare il campo da ogni possibile dubbio una richiesta, sui generis, di Demenego, venne protocollata il 29 gennaio 2009 n° 1651, alla quale il Sindaco non ha mai risposto. In quel documento si proponeva, la disponibilità di Demenego a firmare una convenzione con il Comune per mantenere il presidio di PS a Cortina nel suo ex hotel, e della parte rimanente, 300 metri quadri trasformare questo volume in tre appartamenti da affittare a prezzi agevolati a famiglie bisognose di casa, a scelta  del Comune. É veramente cosi disdicevole o infamante fare una proposta del genere?
In verità, da collaboratore dell’Amministrazione Comunale Demenego ed il Comitato Civico Ampezzo, si sono dissociati a seguito della politica insensata del Sindaco del suo inconcepibile voltafaccia sulla questione “circonvallazione di Cortina”: prima promuove un sondaggio d’opinione in paese sul progetto Anas con uno schiacciante risultato a favore,  poi, a distanza di un anno, lo capovolge  prendendo in giro la popolazione che ha votato al solo scopo di assecondare alcuni membri di Giunta e mantenere unito il suo gruppo, minacciandolo per altro che se avessero votato differentemente dal suo volere, avrebbe dato le dimissioni.
Questo modo di gestire la cosa pubblica ci ha fortemente preoccupati e da quel momento abbiamo deciso di vigilare sul suo operato e rendere di pubblico dominio tutte quelle scelte che si dimostreranno dannose  per i nostri compaesani.
Ora il tempo di ignorare il volere della popolazione è scaduto, s’impegni e lavori sulle scelte importanti ed indispensabili per questa valle, dopo tre anni di governo, al di là della prosecuzione dei lavori della precedente amministrazione, dimostri ciò che a fatto Lui di nuovo e positivo.
Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

lunedì 4 ottobre 2010

Richiesta al Sindaco Franceschi di cosa ha fatto per il referendum in questi 3 anni.

Cortina d'Ampezzo 04/10/010 - Il 28 settembre c’è stato un Consiglio Comunale e ci aspettavamo che, fra le comunicazioni del Sindaco, ci fosse almeno una sua dichiarazione  su cosa avesse fatto in questi tre anni per il passaggio di Cortina dal Veneto all’Alto Adige. Non ci sembrava fosse una risposta cosi difficile. Forse ha ragione una buona parte dei nostri concittadini che sono convinti  non abbia fatto assolutamente nulla, e, non parlandone e non informando, pensa che con il passare del tempo quelli che hanno votato dimentichino  il perché delle proprie scelte. Noi non dimenticheremo! 
A Cortina in questi tre anni hanno soggiornato decine di ministri, sottosegretari, parlamentari, governatori, consiglieri regionali  e molti altri personaggi che contano in Italia.  Noi chiediamo,  nella ormai remota possibilità che il Sindaco abbia a cuore questo paese, di contattare queste  conoscenze che ha fatto, grazie alla sua invidiabile posizione di primo cittadino di Cortina, chiedendo loro un dignitoso aiuto per superare quegli ostacoli che ci sono, ma non sono insormontabili. 
Non pretendiamo  abbia il coraggio dei nostri avi, che a paese conquistato dall’imperatore  Massimiliano chiesero ed ottennero il rispetto delle loro consuetudini a tutela  della popolazione e del paese, ma il suo interessamento e la sua efficiente operatività  per l’attuazione della volontà espressa liberamente dai cittadini con il referendum..
In considerazione dei gravi e pressanti impegni che la carica di Sindaco comporta, forse non ha trovato il tempo necessario sufficiente per documentarsi a tale proposito. Il problema richiede certamente delle risposte precise ed accurate e necessariamente anche un certo periodo di tempo  per una corretta risposta informativa. 
Fiduciosi in una sua sollecita risposta, anche a carattere esplicativo, restiamo in attesa.

Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

martedì 21 settembre 2010

ULDA Esposizione in piazza della storia di Cortina

Cortina d'Ampezzo 21/09/2010 - L’ULDA con l’esauriente esposizione dei grafici riguardanti la storia di Cortina e la sua evoluzione, illustrandone i vari periodi storici,  ha dato la possibilità agli ospiti di Cortina di rendersi conto che se la popolazione ha chiesto il distacco dal veneto per ritornare nell’ Alto Adige, ci sono dei fondati motivi. Ė così che il logo “ śirone adora ?” (ce la faremo?) è stato accettato con simpatia e comprensione.  Il nostro gruppo di lavoro, Progetto Referendum, ha indagato sulle opinioni della gente provocando diverse discussioni ed approfondimenti sul tema. Da questi incontri ci siamo subito resi conto che i nostri interlocutori conoscevano ben poco della situazione di Cortina ed ancora meno della sua storia. Il grafico della proprietà immobiliare nel Comune di Cortina con l’evidenziazione di quali fossero ancora i fabbricati in mano dei residenti e dei regolieri impressionava tutti. Alle nostre spiegazioni della tutela che avremmo potuto avere nella Regione dell’Alto-Adige si sono espressi solidali con le nostre richieste. 
Vogliamo ricordare che tre anni fa il referendum dei tre comuni ladini per il ritorno in alto Adige dimostrò ancora una volta la volontà della stragrande maggioranza della popolazione di ritornare nella vecchia provincia. Anche in altre parti dell’Italia è stata espressa una richiesta simile da parte di numerosi comuni che volevano cambiare regione in base a ragioni sia storico-geografiche che culturali. Alla positiva conclusione dei referendum popolari fu possibile, alla fine, vedere riconosciuta dallo Stato la volontà espressa dalle popolazioni. Lo scorso anno a seguito di un referendum  la Val Marecchia, con legge dello Stato n° 117 del 3 agosto 2009, passa dalla regione Marche all’Emilia Romagna. Ė il primo caso in Italia e lo si deve ad un comitato referendario ed al duro lavoro dei Sindaci di quel comprensorio. 
Come gruppo del “Progetto Referendum” ci siamo battuti per dare una corretta informazione alla popolazione sugli aspetti positivi e negativi dell’eventuale passaggio alla provincia di Bolzano, appoggiando alla fine il Comitato Referendario dei Tre comuni Ladini del Sella ritenendolo serio ed onesto nelle sue richieste.
Ci risulta che la documentazione inviata al ministero di competenza non abbia avuto nessun seguito, gradiremmo sapere, dal Sindaco Dr. Andrea Franceschi, se intende portare a compimento la pratica, oppure no. Sicuramente il Sindaco conoscerà la prassi per raggiungere, possibilmente in breve tempo, il ministro competente, e di assegnare ad un parlamentare il compito di relazionare alla prima commissione degli affari costituzionali per raggiungere i risultati che hanno ottenuto i comuni della Val Marecchia. Ci piacerebbe, Signor Sindaco, che lei  illustrasse alla popolazione che cosa ha fatto in questi tre anni per dar seguito alla volontà popolare, che con il voto ha dato  un indirizzo preciso all’Amministrazione Comunale e che si aspetta di veder realizzata la loro volontà espressa con il referendum.

Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

giovedì 16 settembre 2010

Comitato - Contro Centraline Elettriche a Cortina

Cortina d'Ampezzo - 16/09/2010 - Applausi quando i primi cittadini del Cadore approvano le decisioni del Sindaco di  Cortina, e bacchettate gratuite ed inopportune, quando deve giustificare e nascondere l’ inefficienza della sua Giunta.
Con il beneplacito del Comune, Cortina sta diventano il bengodi della speculazione per tutti quegli enti statali o per quelli dove lo stato è l’azionista di riferimento. 
Dopo le poste, per la quale ci auguriamo  che chi di dovere faccia gli accertamenti del caso e verifichi la correttezza di questa   politicamente scellerata speculazione edilizia, oggi abbiamo l’enel-en&en che, non avendo avuto nessun ostacolo dal Comune di Cortina, può speculare senza dare nulla alla collettività sullo sfruttamento di una delle poche  ricchezze della montagna: l’acqua. 
Ben poco ci interessa della  Onlus dell’enel che dichiara di « promuovere interventi mirati, i cui benefici vanno direttamente a favore di coloro che vivono in condizioni svantaggiate », quando da noi l’enel esercita unicamente lo sfruttamento del territorio. Ci sembra che il Cadore sia un territorio che non gode di vantaggi.
Ricordiamo a tutti, che al di la della produzione di energia a basso inquinamento, da parte dell’enel e di en&en c’è unicamente l’interesse finanziario. 
Non pretendiamo che i nostri Amministratori facciano come a Bolzano dove, nessun sfruttamento del territorio viene concesso se non porta un beneficio alla popolazione locale, ma almeno considerino che la proprietà del territorio è nostra e spetta  a loro difenderla. Le Regole, unica istituzione del paese che ha a cuore la nostra collettività, ha fatto i sui passi con una delibera assembleare ribadendo che sul suo territorio non verranno date autorizzazioni riguardanti la sua competenza che lo possano deturpare o impoverire.
I sindaci di  San Vito, Borca e Vodo eletti da poco non erano a conoscenza di quei progetti,  chiedevano agli altri Comuni della valle di unirsi per far fronte comune, aprire un tavolo di trattative con l’enel e compagni. in quanto i loro amministrati non intendono più permettere a queste società di venire, rovinare e sfruttare le nostre valli per poi investire gli utili altrove. Basta con questi sistemi, basta con il depauperamento delle nostre sostanze. 
Cortina, la bella addormentata, che sapeva tutto, a detta dell’assessore preposto, cosa ha fatto? Nulla come al solito, perché i nostri Amministratori non hanno il coraggio di opporsi ai più forti, e solo quando i buoi sono scappati dalle stalle cominciano a ”vigilare”.
La provincia, che almeno ha qualche buon politico che lavora sodo e nelle sedi opportune, in un prossimo futuro otterrà  il governo del settore idrico provinciale ottenendo parte degli introiti sulla produzione dell’energia elettrica. 
Noi chiediamo ai nostri Amministratori, nell’interesse del paese, che facciano altrettanto su ogni argomento che può favorire l’attività socio-economica-culturale della nostra popolazione.
Per il Comitato Civico Ampezzo
Eddy Demenego



Cortina 16 Settembre 2010

Note introduttive e considerazioni sulle potenzialità e carenze di Cortina.

E’ noto che le qualità della vita in un paese sono date da un insieme di fattori e che le stesse possono essere veicolate da una buona Amministrazione con il saggio utilizzo delle risorse presenti nel territorio.
\           Cortina ha tutto a suo favore ed una posizione assolutamente privilegiata. Grazie alla sue montagne, alla sua valle, alla conservazione del territorio garantito dalle Regole, alla sua storia turistica di 160 anni, alla sua antica vocazione sportiva, alle Olimpiadi, ai campionati mondiali nelle diverse discipline, alle manifestazioni di interesse internazionale, alla sua cultura, alle sue tradizioni, ad un centro commerciale di alto livello, ad un buona ristorazione, ai suoi impianti di risalita e piste da sci perfettamente tenute,  alla sua antropizzazione sufficientemente controllata, all’architettura ben inserita, ad una diffusa rete di artigiani di alto valore, ad un elevato numero di professionisti nei vari settori, a servizi di soccorso e volontariato ineccepibili, ad un numero sempre considerevole di campioni nelle diverse discipline sportive.
Sono pochissimi i paesi che possono vantare un tale eccellenza, ciò nonostante si percepisce che c’è qualche cosa che non funziona a Cortina. Ci sono stati  degli errori di   valutazione che non ci hanno permesso di rimanere al passo con l’evoluzione di altri paesi.
Purtroppo in Cortina non si è posta alcuna attenzione alla raccolta di dati per un studio approfondito e complessivo sull’argomento, non abbiamo analisi scientifiche sull’economia della valle, di conseguenza neppure valutazioni comparate con altre realtà turistiche. Ci è pertanto occlusa  la possibilità di un’analisi globale che possa rispondere al quesito. Per dare una credibilità ed un senso a questo lavoro, ci dobbiamo riferire ad alcuni fatti storici ed alla nostra esperienza e conoscenza sull’operato in questi ultimi anni della collettività d’Ampezzo per comprendere le motivazioni di questa caduta, formulare suggerimenti e ripartire guardando il futuro con serenità.
A suo tempo il nostro paese con coraggio iniziava ad internazionalizzarsi: nell’ottocento le poche persone che potevano permettersi dei lunghi soggiorni in paesi ameni, avevano certamente una scelta limitata, ma frequentavano solo le località più belle. Sulle Alpi si conosceva Chamonix, Saint Moritz, Garmisch Partenchirke, Kitzbüel, Madonna di Campiglio, Cortina e poche altre stazioni. Per quanto riguarda il nostro centro, la popolazione si adeguò immediatamente a questa opportunità, imparò le lingue straniere e nuove attività, nacquero alberghi, negozi, rifugi, noleggi carrozze e cavalli, nuovi mestieri come le guide alpine, l’artigianato riprese vigore, i maestri artigiani produssero oggetti di grande pregio e valore che venivano acquistati  dagli ospiti. Ebbe cosi inizio un’ apertura ad un mondo che cambiava con grande beneficio per l’economia del paese.
Negli anni fra le due guerre mondiali ci fu un consolidamento del nome di Cortina, la quale venne scelta dal regime come stazione  alla moda.
Nel 1956 Cortina, grazie alle Olimpiadi, ed al fatto che per la prima volta venivano trasmesse in televisione, divenne di fama internazionale allargando la sua potenzialità turistica a tutto il mondo, con un flusso di ospiti sempre in crescita fino alla fine degli anni settanta.
A fine degli anni novanta ci si accorse che le presenze nel ricettivo della nostra mono-economia turistica era in netto calo: le presenze diminuivano e nel migliore dei casi c’era una preoccupante stagnazione. Per questo settore è un duro colpo.  A grandi linee possiamo dire che il paese non si era rinnovato, avevamo perso la spinta che ci ha caratterizzati per molti decenni, venne a mancare quella sinergia fra pubblico e privato indispensabile per un sano progresso. Se in questo settore Cortina va in controtendenza rispetto all’Alto Adige, si assiste ad un consolidamento ed una drastica mutazione nel sistema produttivo: il mercato delle seconde case diviene preminente nella nostra economia, mercato che non investe i proventi in Ampezzo, ma che crea un indotto artigianale di alto valore, portando questo settore in una posizione economica importante per il paese.
E’ indispensabile parlare degli errori commessi in questi anni ma senza fare polemica , che per la criticità del momento storico e le argomentazioni che proporremmo non ha senso d’esistere.
Spesso le Amministrazioni Comunali non sono riuscite a creare sistema, o non sono riuscite ad onorare alcuni loro buoni programmi. Nel peggiore dei casi si costituirono in gruppo di potere finalizzato nella realizzazione prioritaria dei propri interessi.
L’intramontabile concetto che soltanto uniti si progredisce e si fanno grandi opere, è stato sostituito con la partigianeria, che ha diviso  di volta in volta il paese in amici che vanno accontentati e nemici che vanno ignorati.
I molti anni di grande affluenza turistica che sembrava  non dovessero mai terminare, non concorsero a creare i presupposti necessari per ammodernare le strutture e  per la preparazione di una nuova classe dirigente. Il paese si trovò cosi a dover affrontare un nuovo modo di concepire le vacanze ed una concorrenza turistica enorme. I nostri concorrenti non erano più solamente le centinaia di stazioni turistiche che nascevano come funghi su tutto l’arco alpino ma anche quelle dell’emisfero opposto che offrivano, durante il nostro inverno, vacanze al mare in isole da sogno, le capitali del mondo e le città d’Arte erano e sono sempre più gettonate. Il turismo globale ci ha trovati impreparati,  le scelte e le non scelte del paese e delle amministrazioni Comunali, ci hanno fortemente danneggiato. Mentre noi rimanevamo fermi le altre stazioni nascevano e crescevano con impianti e strutture adeguate alle mutate esigenze dei turisti.
Sulle analisi, per praticità, ci confronteremo con l’Alto Adige, territorio a tutti ben noto, che è cresciuto e si è sviluppato turisticamente in maniera eccellente e, si guardi bene, la loro crescita non è dovuta solo alle preponderanti possibilità finanziarie di cui dispongono che certamente hanno contribuito e ne hanno determinato lo sviluppo, ma si sono avvalsi di una programmazione territoriale attenta ad ogni tassello che forma la proposta turistica ed economica in genere. Lo studio del territorio con le sue eccellenze, della viabilità, degli impianti di risalita indispensabili, del tipo e dimensioni e numero delle attività ricettive, dell’incentivazione alle aziende artigianali, agricole ed alla popolazione perché possa  rimanere nelle valli con una loro abitazione ed un lavoro remunerativo, alle leggi di tutela per le minoranze linguistiche e molti altri dettagli. In fine, hanno individuato ed attuato un sistema promo-pubblicitario  adeguato ai tempi,  efficace e premiante.
Ritornando a noi, dalla fine degli anni cinquanta in poi non siamo mai riusciti a fare un piano trentennale condiviso ma neppure decennale su come o cosa dovrà essere Cortina nel futuro. Non abbiamo scelto un target di riferimento, ed al contrario abbiamo aperto il paese a tutti, a qualsiasi prezzo, ed ad ogni tipo di speculazione svilendo il paese. I benefici per la popolazione sono risultati modesti  ed il danno al paese lo viviamo oggi con tutta la sua gravità.
Con i vari, vecchi, piani regolatori abbiamo bloccato il cambio destinazione delle case rurali  dei residenti, promuovendo delle svendite in numero considerevole, abbiamo inibito una crescita imprenditoriale turistica, abbiamo costretto le aziende all’immobilismo, mentre altrove impianti, piste, alberghi, alloggi diventavano sempre più aderenti al mercato internazionale.
Non abbiamo sostenuto le aziende agricole, le uniche che potevano garantire la stabilità e la cura del territorio.
Abbiamo costruito o ristrutturato male le strutture di uso civico e turistico, ed altre di fondamentale interesse non sono neppure state prese in considerazione.
Abbiamo affossato la nostra cultura e le nostre tradizioni.
Abbiamo perso un quarto della nostra popolazione e i nostri figli continuano ad andarsene.
Sulle scelte importanti siamo spesso stati male informati, con il risultato di una forte conflittualità e divisioni con conseguente affossamento delle iniziative. Abbiamo costruito delle strutture disseminate sul territorio che ci sono costate e continuano a costarci cifre ingenti senza aver risolto il problema per cui furono volute, altre sono chiuse o non più utilizzate. Non siamo riusciti neppure a copiare quei centri polivalenti che altrove si sono dimostrati validi e meno costosi in riferimento alla  loro edificazione e gestione.
L’avere ancora degli avvenimenti sportivi di importanza mondiale e manifestazioni di risonanza nazionali, sono importanti ma non sono più sufficienti.
            Il turismo, per la popolazione e per tutte le categorie imprenditoriali del paese è e resta il motore economico principale, va di conseguenza  reinventato, con la collaborazione di tutti e su  nuove basi, partendo da una strategia che tenga in considerazione e analizzi il “perché” dei risultati ottenuti dalle stazioni concorrenti in continua ascesa. A conti fatti scopriremo che c’è ben poco da inventare ma molto da copiare.
Il nostro gruppo “ Comitato Civico Anpezo” inizia da queste considerazioni, un esame più approfondito dei vari aspetti che compongono la vita “possibile” nella nostra valle per un  prossimo futuro, con attenzione ad una forte presenza culturale ed una crescita economica che permetta la permanenza e, se possibile, il ritorno dei nostri concittadini che non hanno potuto restare in paese. 
Tutti coloro che desiderano: proporre, avere un confronto, segnalare, approvare o correggere o  contribuire alla stesura di questo piano sono i ben venuti e lo potranno fare interpellandoci o  utilizzando direttamente i nostri siti di face book o il Blog  eddy.demenego@gmail.com http://eddy-demenego.blogspot.com

Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

Cortina 16 Settembre 2010

Note introduttive e considerazioni sulle potenzialità e carenze di Cortina.

E’ noto che le qualità della vita in un paese sono date da un insieme di fattori e che le stesse possono essere veicolate da una buona Amministrazione con il saggio utilizzo delle risorse presenti nel territorio.
\           Cortina ha tutto a suo favore ed una posizione assolutamente privilegiata. Grazie alla sue montagne, alla sua valle, alla conservazione del territorio garantito dalle Regole, alla sua storia turistica di 160 anni, alla sua antica vocazione sportiva, alle Olimpiadi, ai campionati mondiali nelle diverse discipline, alle manifestazioni di interesse internazionale, alla sua cultura, alle sue tradizioni, ad un centro commerciale di alto livello, ad un buona ristorazione, ai suoi impianti di risalita e piste da sci perfettamente tenute,  alla sua antropizzazione sufficientemente controllata, all’architettura ben inserita, ad una diffusa rete di artigiani di alto valore, ad un elevato numero di professionisti nei vari settori, a servizi di soccorso e volontariato ineccepibili, ad un numero sempre considerevole di campioni nelle diverse discipline sportive.
Sono pochissimi i paesi che possono vantare un tale eccellenza, ciò nonostante si percepisce che c’è qualche cosa che non funziona a Cortina. Ci sono stati  degli errori di   valutazione che non ci hanno permesso di rimanere al passo con l’evoluzione di altri paesi.
Purtroppo in Cortina non si è posta alcuna attenzione alla raccolta di dati per un studio approfondito e complessivo sull’argomento, non abbiamo analisi scientifiche sull’economia della valle, di conseguenza neppure valutazioni comparate con altre realtà turistiche. Ci è pertanto occlusa  la possibilità di un’analisi globale che possa rispondere al quesito. Per dare una credibilità ed un senso a questo lavoro, ci dobbiamo riferire ad alcuni fatti storici ed alla nostra esperienza e conoscenza sull’operato in questi ultimi anni della collettività d’Ampezzo per comprendere le motivazioni di questa caduta, formulare suggerimenti e ripartire guardando il futuro con serenità.
A suo tempo il nostro paese con coraggio iniziava ad internazionalizzarsi: nell’ottocento le poche persone che potevano permettersi dei lunghi soggiorni in paesi ameni, avevano certamente una scelta limitata, ma frequentavano solo le località più belle. Sulle Alpi si conosceva Chamonix, Saint Moritz, Garmisch Partenchirke, Kitzbüel, Madonna di Campiglio, Cortina e poche altre stazioni. Per quanto riguarda il nostro centro, la popolazione si adeguò immediatamente a questa opportunità, imparò le lingue straniere e nuove attività, nacquero alberghi, negozi, rifugi, noleggi carrozze e cavalli, nuovi mestieri come le guide alpine, l’artigianato riprese vigore, i maestri artigiani produssero oggetti di grande pregio e valore che venivano acquistati  dagli ospiti. Ebbe cosi inizio un’ apertura ad un mondo che cambiava con grande beneficio per l’economia del paese.
Negli anni fra le due guerre mondiali ci fu un consolidamento del nome di Cortina, la quale venne scelta dal regime come stazione  alla moda.
Nel 1956 Cortina, grazie alle Olimpiadi, ed al fatto che per la prima volta venivano trasmesse in televisione, divenne di fama internazionale allargando la sua potenzialità turistica a tutto il mondo, con un flusso di ospiti sempre in crescita fino alla fine degli anni settanta.
A fine degli anni novanta ci si accorse che le presenze nel ricettivo della nostra mono-economia turistica era in netto calo: le presenze diminuivano e nel migliore dei casi c’era una preoccupante stagnazione. Per questo settore è un duro colpo.  A grandi linee possiamo dire che il paese non si era rinnovato, avevamo perso la spinta che ci ha caratterizzati per molti decenni, venne a mancare quella sinergia fra pubblico e privato indispensabile per un sano progresso. Se in questo settore Cortina va in controtendenza rispetto all’Alto Adige, si assiste ad un consolidamento ed una drastica mutazione nel sistema produttivo: il mercato delle seconde case diviene preminente nella nostra economia, mercato che non investe i proventi in Ampezzo, ma che crea un indotto artigianale di alto valore, portando questo settore in una posizione economica importante per il paese.
E’ indispensabile parlare degli errori commessi in questi anni ma senza fare polemica , che per la criticità del momento storico e le argomentazioni che proporremmo non ha senso d’esistere.
Spesso le Amministrazioni Comunali non sono riuscite a creare sistema, o non sono riuscite ad onorare alcuni loro buoni programmi. Nel peggiore dei casi si costituirono in gruppo di potere finalizzato nella realizzazione prioritaria dei propri interessi.
L’intramontabile concetto che soltanto uniti si progredisce e si fanno grandi opere, è stato sostituito con la partigianeria, che ha diviso  di volta in volta il paese in amici che vanno accontentati e nemici che vanno ignorati.
I molti anni di grande affluenza turistica che sembrava  non dovessero mai terminare, non concorsero a creare i presupposti necessari per ammodernare le strutture e  per la preparazione di una nuova classe dirigente. Il paese si trovò cosi a dover affrontare un nuovo modo di concepire le vacanze ed una concorrenza turistica enorme. I nostri concorrenti non erano più solamente le centinaia di stazioni turistiche che nascevano come funghi su tutto l’arco alpino ma anche quelle dell’emisfero opposto che offrivano, durante il nostro inverno, vacanze al mare in isole da sogno, le capitali del mondo e le città d’Arte erano e sono sempre più gettonate. Il turismo globale ci ha trovati impreparati,  le scelte e le non scelte del paese e delle amministrazioni Comunali, ci hanno fortemente danneggiato. Mentre noi rimanevamo fermi le altre stazioni nascevano e crescevano con impianti e strutture adeguate alle mutate esigenze dei turisti.
Sulle analisi, per praticità, ci confronteremo con l’Alto Adige, territorio a tutti ben noto, che è cresciuto e si è sviluppato turisticamente in maniera eccellente e, si guardi bene, la loro crescita non è dovuta solo alle preponderanti possibilità finanziarie di cui dispongono che certamente hanno contribuito e ne hanno determinato lo sviluppo, ma si sono avvalsi di una programmazione territoriale attenta ad ogni tassello che forma la proposta turistica ed economica in genere. Lo studio del territorio con le sue eccellenze, della viabilità, degli impianti di risalita indispensabili, del tipo e dimensioni e numero delle attività ricettive, dell’incentivazione alle aziende artigianali, agricole ed alla popolazione perché possa  rimanere nelle valli con una loro abitazione ed un lavoro remunerativo, alle leggi di tutela per le minoranze linguistiche e molti altri dettagli. In fine, hanno individuato ed attuato un sistema promo-pubblicitario  adeguato ai tempi,  efficace e premiante.
Ritornando a noi, dalla fine degli anni cinquanta in poi non siamo mai riusciti a fare un piano trentennale condiviso ma neppure decennale su come o cosa dovrà essere Cortina nel futuro. Non abbiamo scelto un target di riferimento, ed al contrario abbiamo aperto il paese a tutti, a qualsiasi prezzo, ed ad ogni tipo di speculazione svilendo il paese. I benefici per la popolazione sono risultati modesti  ed il danno al paese lo viviamo oggi con tutta la sua gravità.
Con i vari, vecchi, piani regolatori abbiamo bloccato il cambio destinazione delle case rurali  dei residenti, promuovendo delle svendite in numero considerevole, abbiamo inibito una crescita imprenditoriale turistica, abbiamo costretto le aziende all’immobilismo, mentre altrove impianti, piste, alberghi, alloggi diventavano sempre più aderenti al mercato internazionale.
Non abbiamo sostenuto le aziende agricole, le uniche che potevano garantire la stabilità e la cura del territorio.
Abbiamo costruito o ristrutturato male le strutture di uso civico e turistico, ed altre di fondamentale interesse non sono neppure state prese in considerazione.
Abbiamo affossato la nostra cultura e le nostre tradizioni.
Abbiamo perso un quarto della nostra popolazione e i nostri figli continuano ad andarsene.
Sulle scelte importanti siamo spesso stati male informati, con il risultato di una forte conflittualità e divisioni con conseguente affossamento delle iniziative. Abbiamo costruito delle strutture disseminate sul territorio che ci sono costate e continuano a costarci cifre ingenti senza aver risolto il problema per cui furono volute, altre sono chiuse o non più utilizzate. Non siamo riusciti neppure a copiare quei centri polivalenti che altrove si sono dimostrati validi e meno costosi in riferimento alla  loro edificazione e gestione.
L’avere ancora degli avvenimenti sportivi di importanza mondiale e manifestazioni di risonanza nazionali, sono importanti ma non sono più sufficienti.
            Il turismo, per la popolazione e per tutte le categorie imprenditoriali del paese è e resta il motore economico principale, va di conseguenza  reinventato, con la collaborazione di tutti e su  nuove basi, partendo da una strategia che tenga in considerazione e analizzi il “perché” dei risultati ottenuti dalle stazioni concorrenti in continua ascesa. A conti fatti scopriremo che c’è ben poco da inventare ma molto da copiare.
Il nostro gruppo “ Comitato Civico Anpezo” inizia da queste considerazioni, un esame più approfondito dei vari aspetti che compongono la vita “possibile” nella nostra valle per un  prossimo futuro, con attenzione ad una forte presenza culturale ed una crescita economica che permetta la permanenza e, se possibile, il ritorno dei nostri concittadini che non hanno potuto restare in paese. 
Tutti coloro che desiderano: proporre, avere un confronto, segnalare, approvare o correggere o  contribuire alla stesura di questo piano sono i ben venuti e lo potranno fare interpellandoci o  utilizzando direttamente i nostri siti di face book o il Blog  eddy.demenego@gmail.com http://eddy-demenego.blogspot.com

Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

giovedì 9 settembre 2010

Contro lo Spostamento dell'Ufficio Postale di Cortina.

Cortina d'Ampezzo 09/09/2010 - Prendendo atto delle differenti posizioni nell’Amministrazione Comunale di Cortina, rimaniamo perplessi su alcune dichiarazioni: si da per scontato della vendita degli spazi attualmente occupati dalle Poste Italiane, che “ l’eventuale spostamento dell’Ufficio postale tutto sommato non sarebbe comunque negativo”, che il comune non intende entrare in merito alle scelte di una società autonoma.
Riteniamo, anzitutto, che : chi è eletto dal popolo è un pubblico ufficiale e come tale deve lavorare coscienziosamente per il bene e nell’interesse dei suoi amministrati e non può fare affermazioni fuorvianti . 
 Lo spostamento dell’ufficio postale dal centro alla periferia in uno stabile di dimensioni ridottissime,  posto a fianco di una strada di grande scorrimento dove non ci si può fermare e con un posteggio insufficiente, anche per le loro auto. Gli anziani ed i pensionati, madri con carrozzine e portatori di handicap avranno serie difficoltà a raggiungerlo, e non minori difficoltà avrà tutta la nostra popolazione ed i nostri ospiti. Come si fa a dire che lo spostamento non è negativo?
Vogliamo ricordare agli Amministratori che gli Ampezzani non vogliono ulteriori disservizi, e che asserire : “non si è mai visto chieder conto ad un Comune delle scelte di una società autonoma»  è una dichiarazione di disinteresse per il bene della collettività , e si da addito alla popolazione di pensare che su operazioni così politicamente maldestre vi siano altri interessi.
Cosa intendono dire gli Amministratori dichiarando che non  sarà concesso alcun cambio di destinazione d'uso? Resteranno uffici di interesse pubblico?  O finirà per diventare uno spazio commerciale?
Diamo per scontato che fra vent’anni il servizio postale, così come lo conosciamo oggi non esisterà più, ma fra vent’anni, non oggi.
Per quanto riguarda le Poste Italiane tutti sappiamo che sono una S.p.A., ma una S.p.A. particolare in quanto: il 65% di proprietà del Ministero dell’Economia e della Finanza ed il 35% della Cassa depositi e prestiti. Quindi, come S.p.A., sono tenuti a produrre utili. E però vergognoso che un ente, nato  per dare un servizio di interesse pubblico, e per questo scopo è stato favorito per i costi e la posizione centrale, ora lo venda approfittando dell’elevato  valore di mercato attuale, al solo scopo di fare cassa, infischiandosene del disagio che causerà.
  Dove sono quegli Amministratori Comunali che a loro dire faranno la guerra alle speculazioni? 
Consiglieri di Maggioranza anche se è Vostro costume ignorare la volontà popolare, il vostro atteggiamento è di assoluta arroganza,  “tipo: voglio, comando e posso!” 
Per il Comitato Civico Ampezzo
Eddy Demenego

giovedì 19 agosto 2010

6 - Tangenziale - Franceschi blocca vergognosamente il progetto Anas che aveva già Superato la maggior parte dei Pareri Previsti dalla Legge.

Cortina d'Ampezzo comunicato comunicato stampa del Comitato Civico Anpezo 19/08/2009 - 
E tre, bravò Sindaco, un altro assessore fatto fuori, chi sarà il prossimo? Ma poi si andrà nuovamente alle urne.
Due considerazioni sul progetto ANAS e la proposta votata. Il primo è un progetto “politico Nazionale” che avrebbe dovuto proseguire a quel livello, il secondo provinciale con tutto ciò comporta visto che i finanziamenti, comunque, vengono sempre dal Governo Nazionale. 
La nostra diversa lettura su questa votazione si lega anche alle pretestuose considerazioni del Sindaco sul risultato del referendum da lui voluto nel 2009 sul progetto Anas,  995 cittadini che votarono si, contro i 385 del no. Il Sindaco ritiene che i 995 hanno torto, quindi  ripara l’ingiustizia ed approva i 335.    La realtà è  semplice, con un'unica votazione ha eliminato la possibilità che Cortina possa avere una tangenziale, che lui non vuole, ed un assessore scomodo, osteggiato in giunta e che non accetta i ricatti.
Questo strano sistema  di gestire la cosa pubblica ci costerà, e ci è già costato, caro.
Nel 2007, Andrea Franceschi nonostante non avesse alcuna esperienza amministrativa o di altro genere, a sorpresa, vince le elezioni. E’ giovane e piace a molti, un po’ tutti ci aspettavamo una ventata fresca, un nuovo modo di governare, e c’è stato! Tra i primi provvedimenti licenzia tutti i dirigenti del Comune,  memoria storica dell’Amministrazione, con risultati che è facile immaginare.
Un esempio : i  Mondiali di Bob 2011 hanno richiesto un pluriennale, lungo, lavoro dei dirigenti Cortinesi, Provinciali, Regionali, Nazionali ed il coinvolgimento dei presidenti delle federazioni internazionali. Ad assegnazione avvenuta a Londra, con la presenza del delegato del Sindaco ed a ridosso dell’inizio delle gare internazionali dei pre mondiali, Franceschi cancella tutto: pre mondiali e mondiali, chiudendo definitivamente la pista.
Vale la pena di ricordare che il bob italiano non solo è nato a Cortina novant’anni fa ma è diventata una tradizione invidiataci nel mondo, che tutti i club nazionali sono cresciuti qui, e che la nostra pista è giudicata una delle più belle. Il Presidente Zaia dice che piuttosto di perdere una tradizione è meglio che bruci un paese. Noi buttiamo tutto alle ortiche.
Vogliamo candidarci ad altri campionati del Mondo, con quale faccia, e quale fiducia potranno avere di Cortina i delegati internazionali? Togliamoci dalla testa di poterli ottenere. Se la candidatura non ci costerà nulla grazie agli Sponsor, candidiamoci, è pubblicità. Ma se continueremo a perdere anche la pubblicità diventerà negativa 
Sono tante le scelte fatte da questa Amministrazione che non condividiamo, e molti i silenzi su obiettivi importanti che la nostra popolazione richiede. Cosi stando le cose  sarà difficile per tutti fare gruppo e unire le forze attorno al Sindaco per il bene del paese.
Alla fine di ogni discorso In Inghilterra si dice Dio salvi la Regina, da noi cominceremo a dire che Dio salvi Cortina.
Per il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

mercoledì 18 agosto 2010

5 - Tangenziale- Franceschi ricatta i Consiglieri Comunali.

Cortina d'Ampezzo, comunicato stampa del  Comitato Civico Anpezo  18/08/2009 - Ricattare i consiglieri di maggioranza per imporre le sue scelte è un atto di debolezza da parte del Sindaco Franceschi, pensavamo avesse una maggior considerazione nel suo gruppo, evidentemente ci sbagliavamo. Per ricorrere a questi mezzi esasperati: o con me o tutti a casa, ha il terrore di perdere la carica a Sindaco, ma purtroppo non di perdere la faccia votando un piano che non potrà mai essere realizzato dall’Anas, bloccando per l’ennesima volta la possibilità per Cortina di avere una circonvallazione. Se pensa che il suo piano venga finanziato dalla Provincia o dalla Regione è fuori strada. Fatta questa constatazione ci resta solo la speranza che per il bene del paese, all’ultimo momento non lo ponga in votazione e ritiri l’ordine del giorno relativo alla viabilità. Se ciò non avverrà, il piano redatto dall’ANAS, per la circonvallazione di Cortina che ha già superato i pareri burocratici imposti dalla legge decadrà e verrà cancellato dal Corridoio Europeo 5, un’ arteria multimodale che l’Europa si è impegnata a realizzare con corsie burocratiche preferenziali.
L’atteggiamento di questa Amministrazione ricalca quello di tante altre che dal 1955 non sono più riuscite a migliorare la viabilità, in rapporto alla crescita del traffico automobilistico. Solo negli anni 90 gli Amministratori ottennero “gratuitamente” dal Prof. Giuseppe Matteotti un progetto di fattibilità, per la circonvallazione. A seguito di questo diedero l’incarico all’ing. Matildi per il progetto definitivo, pagandolo circa 400 milioni. Negli anni 2000 l’Anas predispose un suo progetto. Nel 2005 la variante di Zuel era finanziata e cantierabile, ma venne bloccata da Cortina. L’Assessore Etienne Majoni riprese in mano gli elaborati e in accordo con i professionisti dell’ANAS, tolsero ciò che la popolazione non voleva. A lavoro ultimato il Sindaco Franceschi decide di ripetere gli errori del passato: eliminando ciò che è sicuro per imbarcarsi in un’aventura che non avrà fine. Se c’è ancora del buon senso in questa Amministrazione si sospenda  la votazione ed in settembre, con più calma, si valutino ponderatamente i pro e contro e “costi” dell’opera e delle scelte.

Per Il Comitato Civico Anpezo
Eddy Demenego

domenica 15 agosto 2010

4 - Tangenziale - Deduzioni riguardanti l’ipotesi di una nuova viabilità cittadina.


COMITATO CIVICO AMPEZZO
Via Roma 138
32043 Cortina d’Ampezzo
Tel. 0436 862404


Deduzioni riguardanti l’ipotesi di una nuova viabilità cittadina.
 I rappresentanti eletti da una popolazione hanno la delega ad operare con cognizione e buon senso nell’interesse del paese, ricorrere ad un referendum o sondaggio di opinioni su argomenti di grande interesse è lodevole, purchè se ne rispetti il risultato. 
Questa è la seconda consultazione popolare che l’Amministrazione Comunale di Cortina non onora: come cittadini ci chiediamo il perchè. Sono dunque vere le voci di paese e cioè, che questa maggioranza  è ”ormai divisa su tutto” ed ha difficoltà a ricompattarsi, rischiando il blocco amministrativo, o peggio ancora, per soddisfare alcuni consiglieri si vuole approvare una delibera che creerà danno e disagi permanenti alla popolazione? Quando si chiamano gli elettori ad esprimere il loro pensiero su una questione di grande interesse cittadino attraverso il voto, il risultato darà sempre una parte  vincente sull’altra e sovvertire il risultato è una squallida dimostrazione di arroganza di potere. Se questi Consiglieri Comunali sconfitti, invece di mantenere un assordante silenzio durante la settimana antecedente il voto, si fossero presentati, e con cognizione di causa e motivazioni tecniche, avesse spiegato alla popolazione i motivi del loro dissenso, avrebbero compiuto un atto doveroso, civile e giusto. Oggi il loro atteggiamento e pretesa di rivincita, sarebbero ridicoli persino per un  piccolo politico del terzo mondo.
Questo progetto, non concordato con gli enti preposti, ed è semplice disegno di viabilità interna al paese, non ha nessuna possibilità di essere finanziato e preso in considerazione dall’ANAS, che gestisce 31.115 kilometri di strade ed è deputata alla progettazione di tracciati exra-urbani veloci e sicuri e non è certamente tenuta a risolvere i problemi della viabilità cittadina. Tanto meno l’ANAS ha  bisogno di Cortina per risparmiare denaro e trasferirlo dove l’Amministrazione di “Cortina” ritiene sia  opportuno. Non me ne vogliano i politici Cadorini che hanno applaudito all’iniziativa Comunale, ma se Cortina avesse questo potere politico, non solo i suoi problemi, ma anche quelli dell’intera provincia sarebbero tutti superati.
Dall’elaborato della nuova viabilità nonostante la sua scala troppo piccola per avere dati certi (1/5000) se ne può dedurre tutte le carenze e l’impatto ambientale pauroso, ma non incolpiamo i progettisti, in quanto si sa “che  il contadino lega il cavallo dove il padrone vuole”.
L’aspetto inquietante di tutta questa vicenda è lo stato confusionale che domina alcuni membri della maggioranza, tanto che essi ritengono si poter prendere in giro la popolazione portando velocemente (il prossimo 19 agosto) in Consiglio Comunale l’approvazione di questo progetto che automaticamente farà decadere quello dell’ANAS che è già finanziato ( inserito nel Progetto Obiettivo del Governo) ed ha tutte le carte in regola per essere attuato. Se non si fosse perso tempo, quest’anno sarebbe gia diventato esecutivo.
L’opinione degli  Ampezzani, a causa dell’Amministrazione Comunale che non tiene in considerazione la loro volontà, per altro espressa in un referendum voluto dal Comune stesso, sono fortemente contrariati e risentiti nei riguardi degli Amministratori tanto da ritenere che, se l’attuale giunta avesse delle mire per un prossimo mandato, è che: se lo posso dimenticare.
Per il Comitato Civico Ampezzo
Eddy Demenego




lunedì 31 maggio 2010

Proposte per manifestazioni al Sindaco Franceschi 31/05/2010


Preg.mo Sindaco
Dr. Andrea Franceschi
Comune di Cortina d’Ampezzo
Corso Italia 33

Cortina li, 31 Maggio 2010
Oggetto:OUSCIUDA ANPEZANA 2011

Caro Andrea,
Come d’accordo ti presento una breve relazione sulla mostra di quest’anno ed alcune proposte per l’anno venturo.
Premessa :
La buona riuscita dell’edizione del 2010, ha diverse motivazioni:
a)      il coordinamento delle manifestazioni.
b)      la loro pubblicizzazione.
c)      Avere utilizzato il Corso Italia per l’esposizione di oggetti.
d)      Avere occupato tutte le sale disponibili sul Corso.
e)      La qualità delle opere esposte.
f)       Il livello dei personaggi nella Stùa Anpezana.
A seguito di quest’esperienza alcune cose che sono state fatte vanno perfezionate altre migliorate ed alcune ampliate.
Quest’anno non abbiamo potuto dedicare attenzioni particolari al divertimento, che a mio avviso è una delle attività più importanti, il saperci divertire insieme è un ottimo collante per una popolazione che vive in maniera pesante il corso delle stagioni turistiche, ed avrebbe bisogno di un periodo di svago collettivo in paese per rinforzare la coesione fra le varie associazioni club ecc.
Nel l’anno prossimo per questo settore proporrei oltre a dei pomeriggi e serate danzanti alcune per giovani ed altre per adulti, concerti dei complessi e cori ampezzani da farsi in conchiglia oltre alle rappresentazioni del nostro corpo musicale, altri complessi potrebbero esibirsi con musica classica o gregoriana nelle chiese di Cortina.  Caccia al tesoro, corse per ragazzi e bambini con macchine rigorosamente di legno, corse con i sacchi o altri handicup da farsi in piazza Venezia, rispolverare i giochi senza frontiere da farsi in piscina o allo stadio del ghiaccio. Dove e quando è possibile sarebbe interessante che le gare fossero fatte sestieri contro sestieri. Ovviamente di giochi ce ne sono molti e bisognerebbe concordarli con tutti i gruppi che vogliono collaborare all’organizzazione, senza i quali sarebbe molto difficile e costosa la loro realizzazione.
Il calendario degli eventi è indispensabile che sia fatto e stampato, con un anticipo di almeno un mese dall’inizio di Ousciuda Anpezana.
La pubblicità, è il cardine per la buona riuscita delle manifestazioni, va fatta con la radio locale più volte il giorno reclamizzando gli incontri del giorno successivo.
Il calendario stampato in molti esemplari va distribuito negli ambienti più frequentati.Il Notiziario di Cortina e quello della Rosanna Ghedina dovrebbero pubblicarlo nell’ultimo numero dell’inverno, Voci di Cortina ed il giornale delle Regole dovrebbero inserirli come inserti nel mese di marzo o aprile.
Il Corso Italia, che durante il fuori stagione è un deserto, va rivitalizzato con un esposizione che partendo dalla piazza Pittori Ghedina arrivi all’Hotel Vittoria. Per gli oggetti o manufatti servirebbero altri 10 Gazebi (oltre ai 4 della GIS). E gli stessi vanno posti in modo da creare un percorso che rompa la monotonia della strada Quest’anno non avendo altro ho acquistato delle corde tipo roccia per isolare le slitte e non era certamente la cosa più elegante, ma di necessità virtù.
Per l’anno prossimo vanno isolate con sistemi più idonei e decorosi. Le tabelle (ne abbiamo 14) con le descrizioni in 4 lingue erano adeguate anche se andranno esposte con supporti più eleganti.
Gli oggetti da esporre debbono essere di dimensioni medio grandi e non di eccessivo valore, e in ogni modo, il venerdì, sabato e domenica notte va assicurato un controllo, (non sarebbe male posizionare delle videocamere a circuito chiuso con possibilità di registrazione per scoraggiare atti di vandalismo, e servirebbero in ogni caso: per il controllo del centro e come esperimento per altre esposizioni che si potrebbero fare anche in stagione).
L’esposizione di una serie di guidoslitte, slittini e bob, uno sport che è nato in svizzera ma che Cortina è stata la prima in Italia ad importare per i suoi clienti e come divertimento per i nostri giovani di allora. Sono certo che riscuoterà un grande interesse, se poi chiediamo agli ambienti commerciali che normalmente in quel periodo sono chiusi di esporre delle fotografie storiche di questo sport, faremmo diventare il corso un museo all’aperto, che se reclamizzato porterebbe certamente pubblico anche dalle province contermini. Ci sona anche altre esposizioni possibili ma questa è di sicuro successo.
Nella sala ex Associazione Albergatori si potrebbero esporre le fotografie della nostra fauna (sono molti i fotografi professionisti e non di Cortina che hanno queste immagini) si potrebbe ipotizzare una specie di concorso da annunciare quanto prima, creando cosi un ad andare per boschi e montagne con l’apparecchio fotografico, ed a data da stabilire (entro la fine di Febbraio) raccogliere le foto e stampare per l‘esposizione quelle più meritevoli.
Nel caso di questa mostra non c’è bisogno di una guardiania, e per il sabato e la domenica consiglierei l’orario continuato dalle 10 alle 19.
Altra idea, questa è venuta a Stefania Zangrando, e la trovo molto bella, si potrebbe fare una mostra sulla caccia in Ampezzo, con foto d’epoca, divise, fucili ed una sala dedicata ai trofei più significativi, e questi non guasterebbero se la mostra metterà in risalto che la caccia da noi non ha mai avuto un senso speculativo e che i nostri cacciatori si sono da sempre imposti un comportamento civile nei confronti della selvaggina, e distinti nella difesa degli animali con un’attenta selezione nell’abbattimento degli stessi,  durante l’inverno con forte innevamento, procuravano e portavano loro stessi pastura e spesso procedevano al loro salvataggio.
In questo caso per la guardiania dovrebbero provvedere i cacciatori stessi dandosi dei turni.
Per quella sala c’è bisogno assolutamente di rendere l’accesso da Corso Italia se non bello almeno decoroso, passami il termine, ma ora è semplicemente squallido. Sarebbe sufficiente in attesa di una ristrutturazione della casa, di stendere una corsia lungo le scale ed i corridoi.
Per le sale nella casa delle Regole, manterrei al primo piano Mas de Oro Anpezanes, con una scelta degli oggetti da esporre sempre più selezionata (già da quest’anno ho imposto che nessuno esponga oggetti presenti nella mostra in altre occasioni, e per questo motivo ho perso una quindicina di espositori, che ho potuto sostituire con altri che avevo in precedenza interpellato).
Per la sala al piano terra proporrei un’esposizione di ricami di alta qualità, per questo la Signorina Zangrando chiederà al Parroco di poter avere i paramenti sacri antichi compreso quello regalato nell’ottocento dall’Imperatore Asburgico, altri paramenti o ricami li potremo cercare nelle varie diocesi di Bressanone e Belluno. Alcuni di questi indumenti andranno protetti da vetro ed assicurati.
Per dimostrare la continuità di quest’arte, avendo delle Signore in Ampezzo che ricamano in maniera stupenda, diversi loro lavori accuratamente selezionati andranno esposti.
Ho visitato una di queste mostre a Pistoia e l’afflusso di persone era sorprendente.
Per la Stua anpezana sarebbe fantastico arredarla come uno dei nostri vecchi ambienti,con la boiserie in legno con pannelli, colonnine, capitelli con un cornicione sovrastante, un “fornel” con sopra palco ed una panca tutto attorno, un bel tavolo ampezzano, io me l’immagino già quanto diventerebbe accogliente e di effetto.
Magari si potrebbe già prepararla per gli incontri al Palainfiniti di Cisnetto, invece di avere il solito palco anonimo che si trova anche a Trebaseleghe, quella scenografia, potrebbe essere il marchio di Cortina per molte iniziative del genere. Per questa struttura ho già le idee molto chiare e se ritieni sia fattibile ti farò uno progetto a livello di schizzo. Prova a proporlo a Cisnetto potremmo farcelo pagare da lui, che se non dovesse recepire l’idea, lo potremmo far fare, per l’anno prossimo dalla scuola d’arte fornendogli il materiale, per loro sarebbe un esperienza didattica di rilievo.
La pinacoteca Rimordi dovrebbe essere aperta poiché è un vero gioiello. Per questa edizione mi sono assunto l’onere di accompagnare le persone che ne avessero chiesto la visita. Ho notato che accompagnati da me, e presumo da chiunque sia in grado di illustrare le opere, una visita durava dai quarantacinque minuti l’ora e mezza, il tempo di percorrenza delle persone che entravano per conto loro era fra i due ed i quattro minuti.
La necessità di decidere in tempi brevi su cosa si farà l’anno venturo e motivata dal fatto che avremo bisogno di molti volontari per le mostre e le varie organizzazioni.
Per il catalogo ne proporrei un’ unico per tutte le esposizioni con foto e testi divisi ma assolutamente esaurienti, credo che se non troviamo uno sponsor che ne copra le spese si potrebbe farlo pagare dai 3 ai 5 euro.
Le porte d’entrata della mostra cominciano ad essere arrugginite cosi come la ringhiera a lato della strada, che invece è completamente arrugginita, per il decoro del paese andrebbero pulite e protette con le vernici trasparenti.
Per il nome della manifestazione “Mas de oro Anpezane” ho avuto qualche critica perché ci sono diversi espositori con nomi “foresti”. A questi individui ho fatto notare che la distinzione fra Cortinesi e Ampezzani, cognata da alcuni immigrati molti anni fa è inesatta e tendente a divisioni.
Inesatta perché la Valle è sempre stata chiamata Ampezzo e di conseguenza chi vi abita e ampezzano, poi vi sarà una precisazione, originari o immigrati. Cortinesi sono unicamente quelli nati nel villaggio centrale, Cortina per l’appunto, come si possono distinguere i nati in Alverà, Zuel ecc.
Il termine Cortinese nel suo utilizzo attuale genera divisioni e preclude ogni inserimento.
Questa prima bozza è ovviamente modificabile, ma ho cercato di redarla prendendo in considerazione molti suggerimenti avuti dai nostri concittadini.
Oggetto: MOSTRA DELLA FILAGRANA D’ARGENTO AMPEZZANA
Proposta per l’inverno 2010/2011
La mostra della filigrana la stavo organizzando nel 2009, quando il vice sindaco di allora Paola Valle decise di dare priorità alla mostra del pittore Luigi de Zanna, alternando cosi esposizioni dell’artigianato ampezzano con quelle dei nostri pittori, una scelta che ho condiviso.
Per la filigrana dispongo gia dei nomi di collezionisti che hanno degli oggetti prodotti in Ampezzo dall’ottocento in poi, spesso si tratta di manufatti eccellenti.
Per l’allestimento della mostra proporrei gli espositori di legno e vetro utilizzati sia per “i ferri battuti dei Demenego Kaiser” che per il “tarkaschi”. Sarebbero certamente più eleganti e più indicati espositori in acciaio e vetro, ma per l’allestimento con questi spenderemmo non meno di quarantamila euro. Avremmo comunque bisogno, per presentare un bel adobbo di diversi pannelli decorati e gigantografie dei lavori per rendere le stanze dell’ex Associazione Albergatori o la sala al primo piano delle Regole adeguate all’importanza dell’esposizione. (per i pannelli dipinti potremmo chiedere la collaborazione dell’Istituto statale d’arte, fornendo loro il materiale). Altro materiale indispensabile sono le locandine da esporre in tutti gli alberghi e negli appositi spazi sul Corso Italia, manifesti con dimensioni maggiori andrebbero stampati ed affissi in Cortina nella provincia di Belluno e quella di Bolzano.
E’ indispensabile che la o le persone che saranno di guardia all’esposizione siano istruite sull’arte della filigrana e sull’importanza di questa per l’economia di Cortina nell’ottocento e fino alla meta del diciannovesimo secolo. Il volontariato che può solamente fare il controllo delle sale svilisce la mostra. La presenza di audio guide sarebbe sempre e in ogni caso auspicabile. Ne esistono di facile gestione senza doversi rivolgere a ditte specializzate dai costi impossibili.
Non necessitiamo di un catalogo poiché esiste già uno splendido libro sulla nostra filigrana e sono certo che in unione all’ULDA se ne possa fare una ristampa.
Esiste anche un filmato del lavoro della filigrana girato a Cortina con la collaborazione del vicesindaco Verocai, una copia si trova al museo ladino della Val Badia, che potremmo avere e proiettare in uno spazio adatto in una sala della mostra.
L’esposizione dovrebbe aprire per l’inizio della stagione invernale.
SIMPOSIO DI SCULTURE IN LEGNO
Io parto venerdì 4 giugno pertanto non mi sarà possibile incontrarmi con l’assessore Herbert prima della fine del mese.
So che Lampo ha avuto una bella idea, quella di fare in agosto un evento similare con sculture più piccole da vendere e donare il ricavato al soccorso alpino.
Parlando con Antonio Colli sono stato informato delle molte manifestazioni nella prima quindicina di settembre, e che le stesse saranno confermate entro la fine del mese. Pertanto ritengo sia opportuno spostare la decisione di come organizzare la manifestazione alla fine di giugno.
Da quest’anno proporrei un tema fisso per gli scultori ed essendo questo l’anno della donna, quale miglior tema di questo potremo trovare. 
Ci saranno alcune esposizioni sperimentali e collaterali al simposio in vista del 2011 dove si potrà festeggiare i trent’anni dalla prima manifestazione. Cortina è stata la prima in vari campi ed ha molti primati, è quindi giusto che le persone, specialmente coloro che ci hanno copiato, non lo dimentichino.
Ci sentiamo a fine mese quando mi farai sapere le tue decisioni in merito
Cordialmente
Eddy Demenego