martedì 23 ottobre 2007

Disinformazione sul Referendum tesi del No.

Cortina d'Ampezzo  Trasmissione a Radio Cortina  23/10/2007- E’ apparso un nuovo volantino a Cortina, come sempre pieno di banalità e per il resto solo pensieri contorti, ed è ovvio in quanto, se non si possono controbattere le tesi dell’avversario, ci si può solamente arrampicare sugli specchi, ed è quello che fanno ed hanno sempre fatto  gli esponenti del  gruppo del NO. In due mesi di dibattito non sono mai riusciti a contraddire un solo documento del comitato referendario, in quanto il comitato si è prefisso di fare informazione, e informazione corretta. Nei numerosi trattati è stato citato con dovizia e diligenza ogni argomento rendendolo di semplice lettura ed assolutamente controllabile da tutti. Chiunque li abbia letti, indipendentemente se favorevoli al referendum o meno, hanno  potuto usufruire di un’informazione credibile ed esauriente per farsi un’opinione.Sempre in riferimento a questo volantino, mi scuso con gli ascoltatori se rispondiamo per iscritto; diversi di noi ritenevano che non ne valeva la pena, ma abbiamo ritenuto offensivo verso il popolo d’Ampezzo quello sproloquio che hanno divulgato.Parlando di cose serie: uno degli argomenti che avevamo trattato sabato, quello su certe persone che hanno un ruolo in paese e  passano di casa in casa consigliando di non andare a votare, oggi di costoro abbiamo i nomi che per correttezza non citiamo, a meno che non ci costringano a farlo.Non votare è la cosa peggiore che possiamo fare in questo referendum. Quale indicazione daremo alla nuova amministrazione? Il sindaco è il rappresentante ufficiale del paese ed è preposto per fare l’interesse della popolazione. Con le nuove leggi poi, l’amministrazione  è responsabile dell’economia, e nel limite del possibile deve promuovere iniziative ed attività atte a garantire il benessere dei suoi abitanti. Se ci asteniamo quale indicazione possiamo dare? Nessuna. Chi non vota in un occasione così importante dimostra di  non amare il suo paese, di non avere alcun interesse a vivere in questa comunità e denota una grande povertà morale. Ognuno deve pensare con la sua testa e dar retta alla sua coscienza, non lasciarsi indurre da stupide insinuazioni e dichiarazioni false, valutare da solo qual è la scelta migliore.Ritenete che dobbiamo ringraziare il Governo Veneto per come ci trascura, ringraziarlo per incentivare la speculazione edilizia in montagna a discapito nostro. Nella pianura veneta stanno facendo opere stradali costosissime e dappertutto, da noi  in 60 anni ed in tutto il nostro comprensorio di centinaia di  strade, se ne sono modificate un paio per una ventina di chilometri. E mi ripeto, in 60 anni. Ma vogliamo dimostrare a quei politici che siamo ormai saturi delle loro promesse mai mantenute, della loro burocrazia e della loro incompetenza politica. Se non voteremo, o voteremo no, sarà approvare questo sistema, sarà dire loro continuate così che a noi va bene. Con il NO dimostreremo loro e a tutti gli italiani che ci piace essere becchi, bastonati e derisi.  L’unica cosa che capiscono è una forte protesta, il SI rappresenta per loro una sconfitta personale, saranno loro i derisi dai politici romani, ed è questo che non sopportano. Ma smettiamola di fare i bacia mano, i  sudditi, con questo atteggiamento siamo noi ad alimentare il loro potere. Diciamoglielo in faccia che i loro sistemi ci vanno stretti. Con il SI, anche se numericamente non contiamo nulla, sarà la cassa di risonanza “ Cortina” che ci aiuterà a far sapere a tutta l’Italia che siamo stufi di questo sistema.Purtroppo i problemi ci sono anche nella nostra valle, c’è ancora molta gente disinformata o informata male, che si è arroccata su posizioni che non ammettono replica e non permettono dialogo, l’ unico irrinunciabile motivo è: “ io sono italiano quindi voto NO” “io non sono tedesco voto No” “io sono Bellunese e voto NO” “ in alto Adige nei bar servono prima i tedeschi e poi gli italiani  quindi voto NO” Ma insomma quelli che voteranno SI, sono tutti marziani? Visto che siamo tutti italiani e nell’eventualità di passare di regione resteremo comunque in Italia, non è questa la  motivazione giusta. Ciò che dobbiamo chiederci è: vogliamo salvare la cultura, la lingua, le abitudini ed anche le tradizioni  Ampezzane. Vogliamo riportare questo paese al livello che gli compete? Per fare questo c’è solo una via “cambiare Regione con un SI deciso” tutte le altre ipotesi, compresa l’autonomia del bellunese, sono fantasie. Vogliamo contribuire alla perdita di identità di un popolo distruggerne la cultura per sostituirla con quali  gruppi non ladini del nostro comune, Vogliamo veramente continuare con la colonizzazione  iniziata  nel ventennio nello spirito di “guai ai vinti”?Lasciamo perdere questi discorsi che ci porterebbero solo verso una rottura all’interno della nostra società, lavoriamo invece insieme per un futuro migliore dei nostri figli e nipoti.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

venerdì 19 ottobre 2007

Politica,Politici e Referendum.

Cortina d’Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina 19/10/2007 - Oggi proponiamo una riflessione in quanto non possiamo fare a meno di parlare della politica, già il  vocabolo è  superbo “la scienza e l’arte di governare lo stato”, se ci guardiamo poi attorno, sarà che il nostro orizzonte è limitato, di quest’arte ne percepiamo solo la decadenza ed in quanto a scienza lasciamo perdere, assistiamo solamente alla sopravivenza di una classe, investita di potere e colma fino all’inverosimile di agevolazioni ed agi, cosi tanti da indurli a non vedere come vive il popolo da loro amministrato, ma sempre e comunque pronti a parlare, combattersi fra destra e sinistra ed all’interno del loro stesso gruppo, sempre pronti a disfare cosa la parte avversa aveva fatto nel suo mandato.Uno dei troppi esempi che abbiamo mi viene dato, da un fatto di casa nostra  che a seguito del malumore che serpeggia in provincia, causa la poca attenzione del Governo per le sue necessità, e per i referendum di Lamon ed Asiago ed a quelli in pectore , il 10 maggio arrivò nel bellunese il braccio destro di Prodi, l’on. Enrico letta, che subito dichiarò «Avete tutte le ragioni di essere arrabbiati» e «Non fermatevi solo alla rivendicazione del Trentino, possiamo ragionare a trecentosessanta gradi» e si annuncia una perequazione, almeno finanziaria, il Fondo-Letta che arriverà dal governo.A fine luglio vengono ufficializzati i 14 milioni del Fondo. Che aumenteranno durante l’estate a 20 milioni di euro, ieri, doccia fredda detta del Consigliere De Bona, il quale dichiara che nell’ultima versione della finanziaria del Fondo non c’è n’e più traccia. Immediata la risposta della segreteria dell’on Letta, che pur confermando che per il 2008, i fondi non ci sono, ma si sta studiando come inserirli, per il 2007 i fondi stanziati sono ora non 20 ma 25 i milioni e già disponibili. Ho l’impressione che fra dichiarazioni e smentite per capire la verità dovremo aspettare l’esito del referendum. Comunque ricordiamoci che l’attenzione di cui siamo oggetto al momento e dovuta unicamente alla cassa di risonanza di Cortina, se passa il referendum a Cortina “ la Ricca” potrebbe generare una frana dalle proporzioni incontrollabili sulle centinaia di comuni di montagna scontenti ed in difficoltà,  con indici di spopolamento paurosi.Non aspettiamoci quindi l’appoggio di nessun partito e  ricordiamoci che siamo soli nella nostra battaglia, non abbiamo compagni di viaggio influenti, se poi ci dividiamo non conteremo più nulla. Non stiamo ad ascoltare i fautori del NO coloro che per ragioni incomprensibili e paure infondate, hanno invaso Cortina con volantini fatti apposta per insinuare dubbi nella popolazione, senza per altro essere mai riusciti a controbattere, con tesi corrette supportate da leggi, nessun documento informativo distribuito dal comitato referendario,  il loro scopo è palese, quello di separarci, non so per quale motivo ma sembra essere questo il loro scopo. A proposito lo sapete che a Cortina circolano delle persone, che vanno anche di casa in casa, e che fermano gli anziani per strada, cercando di convincerli che per votare SI e sufficiente non andare a votare? Pensate a quale comportamento subdolo si  riducono certe persone pur di vincere la loro causa.Lasciamo perdere i sostenitori del NO che non hanno capito niente, parliamo invece per che è importante votare SI:Per tutti coloro che sentono una sperequazione di trattamento, fra regioni ordinarie e quelle a statuto speciale, ricordiamoci che in Italia le Regioni a statuto speciale sono 5 e poche ben amministrate, ebbene coloro che non accettano questa situazione farebbero bene a dare un forte voto di protesta, che lo si ottiene solo con il SI, contro il governo, contro i partiti, che questa situazione hanno creato, e nel tempo invece di legiferare per portare le popolazioni delle Regioni Ordinarie, allo stesso livello di quelle Autonome, non trovano di meglio che chiedere l’abolizione di quest’ultime, livellando sempre più in basso sia la qualità della vita sia la cultura della popolazione.Per coloro che amano il bellunese, se non lo vogliono condannare ad  una posizione sempre più marginale rispetto al resto del Veneto, con una sempre crescente conflittualità interna che lo potrebbe smembrare sarà bene che votino SI, Se n’è reso conto anche il presidente della provincia Reolon che ha dichiarato: «Se non usassi i referedum per ottenere qualcosa per la mia provincia sarei un ben misero presidente». Non mancano esempi pratici: «Se il sottosegretario Letta mi riceve a Roma e il presidente Napolitano mi telefona è per il clamore dei referendum, a cominciare da Cortina». Per quelli che si sentono legati all’attuale provincia in cui siamo per provenienza o cultura se non voterete Si, anche con la possibilità che i tre comuni si stacchino dalla provincia che comunque storicamente non è la loro, condannerete il bellunese a non avere  mai la possibilità di una qualche forma di autonomia.Per chi pensa al futuro dei suoi figli e nipoti, è solo cambiando regione, che potranno rimanere nel loro paese ed avere un lavoro, un abitazione ed assistenza garantita, e solo con il SI,  ci si può arrivare.Per chi ama il proprio paese e ne vuole vedere la rinascita, grazie a studi, programmi, finanziamenti, atti a ottimizzare il territorio, e promuovere un economia sostenibile, anche per fare questo c’è solo il SI.Per chi vuole che la sua cultura millenaria, non muoia lentamente anno dopo anno non ha scelta, deve votare SI, il governo nazionale non solo non ci tutela e ci toglie i fondi per la cultura Ladina ma continua ad impedirci di insegnare la nostra lingua nelle scuole, con una disdicevole continuità  vigente ancora dal periodo fascista dove l’ampezzano veniva proibito. Uno studio di questi giorni è allarmante, nelle scuole di Cortina solo il 10% degli alunni conoscono l’ampezzano. Quanto siamo in grado di resistere prima di perdere la nostra lingua e le nostre radici di popolo più antico delle Dolomiti. Credo che neanche i nostri concittadini, di altra cultura si auspicano che ciò avvenga, e sono certo che ci sosteranno con un SI. Un paese che si distacca dalla sua storia è un paese morto.E in fine per chi pensa di non votare, vi sentirete a vostro agio il giorno seguente le votazioni, se non si sarà raggiunto il quorum, rendendo cosi vana la consultazione, sapendo che il fallimento sarà stata causa vostra, della vostra indifferenza. Sappiate che il non voto sarà conteggiato come un NO. Ed a differenza di chi voterà per il  SI o per il NO che avrà fatto il suo dovere, voi non lo  avrete fatto.Oggi compito di ognuno di noi è quello di convincere tutti a votare e se riusciamo anche a convincere dell’importanza del SI, tutti insieme ce la faremo.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego





Risposta all'Assessore Provinciale Larese Filon su Ladini storici ed ultimi venuti.

Cortina d'Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina l 9-10-2007 - I latini dicevano che “una scusa non richiesta è un’accusa manifesta”, tanto  ritengo siano le affermazioni di Daniela Larese Filon assessore alla minoranza Ladina di Belluno che rispondendo alle dichiarazioni del Presidente dell’Ulda, Elsa Zardini e del Vicesindaco di Cortina, Paola Valle, con un giro di parole e tecnicismi politici alla fine confermava le loro accuse : il denaro per l’istituto culturale dei ladini storici non c’è, quello per il finanziamento dei corsi in ladino neppure. Al di là delle sue “precisazioni” va ricordato che se vi sono diversi comuni nel Bellunese che si sono dichiarati Ladini ( non certamente storici) e beneficiano dei contributi Provinciali e Nazionali, lo si deve al lavoro pluridecennale delle associazioni storiche culturali di Anpezo, Col e Fodom che sono riuscite ad avere il riconoscimento ed i finanziamenti per la minoranza Ladina, dopo sono arrivati tutti gli altri ! Mi sembra quindi grave non avere un’attenzione particolare per questi tre comuni che da secoli si professano Ladini, e che una classe politica bellunese li vuole equiparare a quelli che si professano ladini da un paio di lustri.
Se le dichiarazioni dell’Assessore Larese Filon, che in questo caso sono solo di facciata, quelle rilasciate 1l 29.06 hanno un altro obbiettivo. Li si chiedeva che vantaggi ci fossero per i Ladini di “aggregarsi con una minoranza cosi esigua come i ladini dell’Alto Adige, che sono il 4,6% delle popolazione e che come tale verrebbero trattati, ossia, i ladini che dovessero arrivare li da Belluno diverrebbero la minoranza della minoranza: una posizione davvero scomoda”.  Ha perfettamente ragione se come paragone prende il trattamento riservatoci dal  Bellunese, ma in Alto Adige quel 4,6% consiste in: 
una rappresentanza garantita nel Consiglio provinciale di Bolzano
rappresentanza in Giunta Provinciale
il Ladino riconosciuto come lingua amministrativa
un sistema scolastico proprio, quadrilingue (Ladino, Italiano,Tedesco,Inglese) all’avanguardia in Europa
un intendenza scolastica propria
un istituto pedagogico proprio
un’università con un corso di laurea apposito per gli insegnanti delle scuole ladine
un istituto culturale che opera da 30 anni, con una pianta organica di 12 unità ed un budget annuo di 612.880 euro
un museo Ladino proprio con 3,5 posti ed un bilancio annuo di 400.000 euro
trasmissioni giornaliere alla Radio e alla TV della RAI ecc. ecc. 
La differenza sostanziale è che lì si guarda all’Europa e qui, nel Bellunese, agli interessi del proprio orto.
Il discorso è scivolato sulle differenze fra le due Province e continuiamolo sulla scuola: 
da noi, i ragazzi vanno a scuola il mattino e sono oberati di compiti da fare a casa e per un eventuale studio
a full time i costi sono elevati: 10 Euro al pasto, una spesa non indifferente soprattutto se in una famiglia i ragazzi che vanno a scuola sono più di uno.  
Avevo letto con attenzione la scheda nr 3 del Comitato referendario per la riunificazione della Ladinia del Sella “La scuola nelle vallate Ladine dell’Alto Adige”
La stessa sera feci una telefonata ad un conoscente della Val Badia, che fa parte degli “Amisc dla Ladinia Unida” e, gli chiesi come vanno le cose da loro. Il giorno dopo ho ricevuto la risposta, come il solito è stata una bacchettata sulla testa, mi ha inviato la delibera di una Giunta Comunale, la quale, in sintesi ha deliberato: 
“Premesso che questo Comune provvede.... alla gestione diretta del servizio di refezione.., che tale servizio consiste nella somministrazione di un pasto completo agli alunni della scuola media ed elementari nei giorni con attività didattica pomeridiana al costo di 2 Euro, ed un pasto ridotto negli altri giorni a 0,30 centesimi, sia per gli scolari che per gli insegnanti della scuola elementare, o di 3 euro per il pasto completo degli insegnanti assistenti e bidelli. In più vi sono ovviamente delle riduzioni per le famiglie meno abbienti ed una riduzione del 50% per il terzo o più figli. Come volevasi dimostrare tutto come da noi! Non vi sono dubbi che nella Provincia di Bolzano abbiano più fondi a disposizione, ma li gestiscono bene, si sono prefissati delle priorità che hanno successivamente programmato, e periodicamente ne controllano i risultati. Ma non basta, hanno messo al centro della loro attenzione il cittadino con le sue necessità: lavoro, casa, assistenza, che si traduce in: programmazione del territorio delle sue risorse e della sua economia sostenibile, prodotto degli studi di fattibilità per dare secondo il censo di ognuno un’abitazione, “pianificato” la vita dei cittadini in maniera umana ed intelligente a partire dalla nascita fino alla vecchiaia, considerando sempre e comunque la centralità dell’uomo su tutto il resto. Non posso fare a meno di pensare all’esperienza di una nostra concittadina, che cura amorevolmente  sua figlia disabile da 40 anni, e che in una trasmissione alla radio mette in evidenza come il modello italiano di assistenza ai non autosufficienti non sia al livello di quello degli altri Paesi europei, più avanzati. Che è anche disomogeneo perché varia da regione a regione. Esattamente nell’Alto Adige dove  l’apertura mentale dei legislatori è diversa, si può leggere nella relazione che riguarda l’assistenza, sia per i disabili che gli anziani e gli invalidi, dice: "una cosa è certa: per quanti soldi si possano dare a una famiglia non si potrà mai alleviare la fatica psichica che grava su chi assiste un disabile". Di contro abbiamo, un’ interlocutore istituzionale del Veneto che ha detto alla nostra su detta concittadina: «Ma lei lo sa che avendo una figlia disabile è un peso per la società?»
C’è qualcuno che si chiede perchè cambiare di regione : perchè l’Alto Adige è già in Europa e i politici del  ricco Veneto sono ancorati al loro potere, incuranti delle necessità della loro popolazione.
Per il Gruppo Progetto Referendum.
Eddy Demenego
Una mamma di Cortina, che ha due figli a scuola, interviene telefonicamente. Iniziammo un discorso sulla difficoltà che hanno i  ragazzi oberati da compiti da eseguire a casa, chiesi a lei del perché non avessero chiesto il full time con i ragazzi che rimanevano a scuola per il pranzo e nel pomeriggio facevano i compiti, ritornando a casa liberi da impegni e per di più con il sabato e la domenica liberi, mi rispose che una delle difficoltà erano i costi 10 euro a pasto, nel suo caso 400 euro al mese, spesa che diventa pesante nel menage familiare, il discorso fini lì.

mercoledì 17 ottobre 2007

Un occasione da non perdere: l’importanza di partecipare al referendum.


Cortina d'Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina17/10/2007 - Ad ogni consultazione, che sia politica o referendaria, gli elettori vengono invitati da tutte le parti a scendere in campo ad esercitare  il loro “diritto-dovere” del voto. E’ un argomento trasversale che trova sempre tutti i contendenti d’accordo, e se  è il più sostenuto, c’è un motivo. In tutti i paesi democratici si è fatto un largo uso di questo strumento, che poi è alla base dell’ordinamento, ma spesso se ne è abusato. Chi ha un credo politico o fiducia in un movimento partecipa con entusiasmo alla corsa, una parte della popolazione vota per simpatia o sperando nel meglio, ed una gran parte non vota affatto. Perché? Probabilmente perché non hanno trovato un leader o programmi che li convincano, o più semplicemente, come si dice, morto un Papa se ne fa un altro e nulla cambia, quindi: perché votare? Se questo ha una sua motivazione in politica, nei referendum c’è un motivo diverso: da noi si ricorre a questo strumento prevalentemente per abrogare qualche legge e raramente ci sono documentazioni o spiegazioni esaurienti atte a dare al popolo una piena conoscenza sull’argomento,  cosi, spesso si vota sull’onda emozionale. 
In Svizzera si fa largo uso dei referendum propositivi, si fanno leggi e si prendono decisioni molto importanti, spesso determinanti sui vari aspetti della vita comunitaria ed economica del Paese. 
Questo avverrà anche da noi il 28 Ottobre.
Troviamo molto bello e serio il referendum propositivo, perché ci coinvolge. E’ democrazia diretta, è il popolo che decide. Magari fosse sempre cosi: qualcuno che ci chiede cosa vogliamo fare. Nel nostro caso abbiamo una documentazione letteraria enorme da consultare, siamo nella possibilità di valutare da noi stessi, attraverso le nostre esperienze e conoscenze sulle cose che sappiamo o abbiamo visto direttamente, abbiamo la possibilità di cambiare il nostro futuro. Siamo in grado di incidere sulla conservazione della nostra cultura, siamo nella possibilità di aprire una nuova stagione nel nostro paese, siamo nella possibilità di unirci tutti, tutti gli abitanti di Cortina con un unico fine: far ritornare il nostro paese allo splendore di un tempo. Se lo vogliamo siamo in grado di essere uniti nelle grandi scelte. E questa è un grande scelta, una scelta coraggiosa, ma di un’importanza epocale per la valle. Non ci sono mai piaciuti i termini cortinesi e ampezzani, questa è la valle d’Ampezzo e qui chi risiede vive e lavora si chiama ampezzano. Esistono forse delle differenze fra i componenti nel centinaio di associazioni esistenti in paese? Certo che no, tutti lo possono constatare. E allora cosa ci impedisce di ragionare insieme, di valutare la proposta in profondità, evitando gli stereotipi datati o i luoghi comuni fuorvianti. Scindere le questioni nei loro vari aspetti per valutarne singolarmente il valore, il loro peso reale, la loro eventuale incidenza sulla nostra ipotetica possibilità di poterle utilizzare. Diamoci il tempo di analizzare, ne va del nostro futuro, non sottovalutiamo il poco tempo a disposizione, informiamoci sui pro e sui contro di questa proposta che passerà come una meteora, o la si prende ora o non ci sarà mai più.
Neanche il trend negativo dell’economia nella nostra valle va sottovalutato, il trend positivo è legato prevalentemente alle compravendite, che nessuno è mai riuscito e riuscirà a fermare completamente comunque si voti, ma per le altre attività siamo ben lontani dagli anni 60.
Questo andamento non si cambia con le parole o le promesse politiche, ha bisogno di una sferzata, una virata di 365 gradi. Agli operatori vanno date leggi, come quelle che già hanno in Alto Adige, debbono avere dei programmi pluriennali di settore, vanno dati tempi certi per le loro iniziative, vanno aiutati eliminando al massimo le pastoie burocratiche, vanno ricercati anche a livello europeo i finanziamenti idonei, il denaro si può sempre trovare, ma se non ci sono gli strumenti per operare, tutto sarà vano.
Come il rimanere nel Veneto, la regione  che è la causa principale del nostro malessere, sotto tutti i punti di vista; sappiamo è una regione a statuto ordinario, ma lo è dal 1948, sono passati 60 anni! Cosa ha fatto per migliorare la vita e l’economia della montagna, e cosa fa e cosa farà? Mai nulla, se non elargire briciole e fondi a “caso” come ha fatto fino ad ora. Il nostro futuro in Veneto rimarrà un “deja vù”, e da parte di alcuni politici, che conosciamo, ci sarà un bonario rimprovero per i Paesi che hanno osato cosi tanto contro il loro potere, “proponendo un’inaudito referendum.”
Tutto sommato non  pensiamo ci sarebbero cambiamenti ma rimarrebbe il consueto immobilismo.
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego

sabato 13 ottobre 2007

Un Referendum che salverà o ucciderà un paese.

Cortina d'Ampezzo Trasmissione a Radio Cortina 13/10/2007 - Oserei dire che “ il meccanismo ” di questo referendum è complicato da analizzare e capire sotto tutti i punti di vista: 
1)su quello tecnico, in quanto il risultato verrà calcolato sugli aventi diritto e non sui votanti    reali, cosi che si verificherà, a nostro avviso, che se vincerà il SI, vinceremmo tutti, se passerà il NO perderemo tutti, anche quelli che avranno sostenuto il NO. 
2)su quello morale in quanto il referendum è nato con il preciso intento di salvare la cultura e l’economia della valle, e su questo punto non credo che ci possano essere persone contrarie.
3)su come raggiungere il risultato : i proponenti del referendum hanno indicato la necessità di  far tornare i tre comuni nella loro regione d’origine, in quanto è l’unica ad avere leggi e finanziamenti adeguati per raggiungere lo scopo della salvaguardia del popolo e della cultura ladina, e su questo punto si sono avuti dei distinguo.
4)sulla speculazione edilizia, che non essendo un’economia rinnovabile per i residenti, prima o poi scenderà di tono. E quali prospettive ci potranno essere, in un paese che è passato da un’economia turistica a quella molto più remunerativa della speculazione edilizia, che non riinveste i capitali guadagnati in aziende produttive locali.
5)sull’andamento demografico che in 30 anni ha registrato un decremento del 27% pari a 2309 persone emigrate volontariamente oppure per necessità.
6)sul depauperamento delle aziende che in maniera vorticosa stanno passando di mano a beneficio di società esterne.
7)sul fatto che ci troviamo in una regione a statuto ordinario con interessi prevalentemente indirizzati alle aree metropolitane e comunque di pianura, che non ha leggi ne fondi per la tutela della montagna, dei suoi abitanti e della sua economia.
8)sul fatto che tutti stiamo alimentando una battaglia “fra poveri” con scontri verbali anche forti, l’uno contro l’altro, con motivazioni e contro motivazioni, legati al nostro credo, bellunesi contro ladini e ladini contro ladini. La nostra unione è d’obbligo, contro quello che si sta rivelando il nostro problema: il governo. Poco importa se i nostri fini siano diversi, ognuno ha diritto di ottenere il massimo possibile delle sue richieste:  non come di consueto, accettando e  accontentandoci di promesse e briciole che di volta in volta ci elargiranno i politici in carica.
Entrando nel merito di quest’ultima affermazione, è sconcertante constatare come  i Comuni, la Provincia, la Regione abbiano in comune solo le critiche rivolte ai poteri superiori, per poi scaricare su questi ultimi ogni responsabilità. Questi referendum, ed intendo tutti, hanno avuto il merito di denunciare e mettere a nudo delle situazioni non più sostenibili, ne tollerabili.  Che i politici (anche Veneti) a Roma cerchino una soluzione, lo sappiamo, ma la cercano senza analizzare le cause del problema e di conseguenza studiarne la risoluzione.Quello che stanno facendo è arginare il fenomeno dando vita a leggi che vietino di fatto la possibilità alla popolazione di protestare anche in modo pacifico, ma con richieste estreme quali sono:  l’uscita dal territorio di una regione che le ha impoverite ed ignorate per decenni. Cosi come stanno le cose non ci si può fidare del Governo Veneto, ma neppure della Provincia di Belluno, quest’ultima poi avrebbe tutto il vantaggio di cavalcare la “tigre” del mal-contento, per avere più forza. I comuni secessionisti  le danno questo potere che diversamente, con 200.000 mila abitanti, non potrà mai avere. Belluno  rimarrà sempre una cenerentola se non punterà il dito contro i poteri forti. I suoi politici debbono superare il principio di dipendenza dal partito, è stupido, da parte loro,  continuare a  lamentarsi di aver perso dei finanziamenti causa le decisioni del governo in carica. Siate coesi affinché la vostra provincia non si sgretoli, (cosa  di cui ne sareste concausa) ed anche se dovreste perdere tre paesi  a voi tornerà un potere ed una forza contrattuale che non avete mai avuto.
Lo stesso ragionamento vale anche per i tre Comuni ladini, ma qui non sono chiamati ad operare, direttamente, i nostri politici, ma i nostri concittadini, la consultazione  referendaria è il massimo sistema di democrazia che può avere un popolo, utilizziamolo in modo intelligente. Analizziamo le nostre necessità, in quanto esseri individuali, e poi  quelle presenti e future delle nostre famiglie a cui deve andare la nostra massima attenzione. Guardiamoci attorno, cerchiamo di capire anche le necessità dei nostri vicini e della nostra comunità,  non chiudiamoci nell’egoismo di chi ha la pancia piena, di chi ha un posto lavoro sicuro con una buona  retribuzione, siamo ampezzani e cortinesi, collesi e fodom, ladini e italiani comunque. Siamo un’unica comunità noi per primi dobbiamo sentirci uniti. Fermiamoci qualche minuto e valutiamo i pro ed i contro che deriverebbero dal passaggio di regione: i paesi non si spostano, i nostri affetti rimangono qui, i nostri interessi continueranno ad essere qui, se Vincerà il SI comunque andranno le cose, in futuro ci saranno dei benefici.  Se restiamo nel Veneto, è ormai chiaro anche a Venezia, che questa protesta non si fermerà più, e il governo dovrà riconoscere le nostre necessità evitando l’inerzia di una classe politica imbranata ed inconcludente.
Ma se il SI non vincerà tutta la popolazione avrà perso,  le nostre richieste saranno cestinate, la nostra  dignità calpestata ed il nostro futuro  compromesso, sostenitori del No compresi.
Mai come in questo caso  ci  siamo trovati senza alternativa, dobbiamo  votare SI per dare forza alla nostra protesta. (in quanto se dovesse esserci la stessa percentuale di votanti delle amministrative  2007, 3943 persone pari al 76%. Di conseguenza quel 24% non votanti pari a 1263 persone sarebbero di fatto assimilati al voto NO, mentre per vincere questo referendum il SI dovrà avere 2603+1 voto (pari alla metà dei 5206 aventi diritto al voto), per il NO sarà indipendente quanti voti riceverà, sarà sufficiente che il SI non raggiunga quella cifra. Per cui è importante che il No riceva meno di 1340 voti ( 1340 + 1263=2603))
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego




venerdì 12 ottobre 2007

Prima lettera al Presidente Giorgio Napolitano

Al Signor Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Signor Presidente

indirizziamo a Lei questa lettera aperta che ha come titolo “GIUSTIZIA PER IL POPOLO LADINO DELLE DOLOMITI” perché riteniamo che soltanto il Presidente della Repubblica abbia il potere e la sensibilità di accogliere un così accorato appello: riunire finalmente la popolazione ladina nella propria, unica, provincia di appartenenza.
La storia della divisione delle popolazioni ladine in Italia è lunga, dolorosissima e costellata da gravi ingiustizie.
Con il primo conflitto mondiale iniziò un vero e proprio calvario, destinato a protrarsi anche in tempo di pace.
Il Sud Tirolo passò all’Italia e il regime fascista suddivise nel 1923 la Popolaziona Ladine in tre province e due diverse regioni: in violazione del trattato di pace di Saint-Germain, e contro la volontà popolare.
 La dittatura non ammetteva culture diverse né principi democratici.
“Divide et impera” e la fascistizzazione dei popoli conquistati furono i principii che portarono allo smembramento dei “Ladini delle 5 Valli del Sella”, pacifico e laborioso popolo di montagna da sempre presente nelle Dolomiti.
Fu così decretata la fine dell’unità socio-culturale, amministrativa e linguistica che durava da molti secoli e che ancora oggi non è perduta nel cuore e nelle aspirazioni del Popolo Ladino, l’ultimo autoctono ancora presente.
Anpézo (Cortina d’ Ampezzo) Fodom (Livinallongo del Col di Lana) e Col (Colle Santa Lucia) finirono nella regione del Veneto, provincia di Belluno; gli altri  comuni ladini nella Regione Trentino Alto-Adige: Badia e Gardena in provincia di Bolzano, Fassa in provincia di Trento.
Cortina subì  nell’anno 1923  anche il cambiamento del proprio nome, da Anpézo in Tirolo, in Cortina d’Ampezzo (dove Cortina era solo una frazione del paese).
La tirannide aveva iniziato il suo nefasto cammino, le innumerevoli e reiterate proteste di revisione caddero nel vuoto. Fu imposto il silenzio, il sabato fascista, la negazione di ogni lbertà e cultura non allineate con il regime: prevalse l’arroganza dei fascisti bellunesi. Il dramma culmino con l’opzione del 1939, la pulizia etnica di un popolo si fermò solo grazie alla sconfitta delle dittature.
Con il ritorno della democrazia le speranze di riunificazione si riaccesero e nel 1948 il problema si ripresentò alla ribalta del rinato Parlamento della nuova Repubblica Italiana, ora democratica, quando nella assise Costituente si dovette decidere sul riassetto regionale ed in particolare proprio di Cortina- Colle -Livinallongo nell’istituenda Regione Trentino Alto-Adige.
Le fondamentali ed irrinunciabili aspirazioni di un popolo furono anche questa volta deluse: intervenne un comportamento sleale di un gruppo sparuto di parlamentari Costituenti che, nella Assemblea plenaria, al momento decisivo, con un colpo di mano e per pochissimi voti, negarono giustizia al popolo delle Dolomiti. Votarono NO.
Di tale impresa si vantò il Senatore Paolo Emilio Taviani, Vice Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana; riportiamo testualmente dal suo libro  “Politica a memoria d’Uomo” editrice il Mulino, pagina 283/284: “…la proposta della restituzione di Cortina alla provincia di Bolzano giunse in aula sostenuta da una larga parte della DC su iniziativa dei Trentini… su questo tema m’intestardii. Misi insieme una decina di deputati democristiani miei amici che vigilavano in aula e mi avvertivano al momento dei voti. Insieme votammo con le sinistre e con la destra contro la proposta democristiana. Cortina rimase così nella regione veneta.”
Tale inqualificabile atto segnò nuovamente la condanna alla divisione del popolo Ladino, diviso dal regime fascista restò separato anche nella neonata Repubblica: tre Comuni rimasero nel Veneto.
Da allora sono passati 50 anni, i ripetuti tentativi di indire una consultazione democratica caddero ancora nel vuoto, tutte le delibere all’unanimità dei tre Consigli Comunali furono sempre affossate; l’ultima risale a 16 anni fa… ma non si giunse mai al referendum.
Oggi finalmente ciò è possibile!
E’ possibile che le popolazioni Ladine storiche possano fare sentire la loro voce democratica in un referendum per il ritorno in una unica Provincia ed in una sola Regione d’Italia, il Trentino Alto-Adige!
La strada sarà lunga e difficile, lo sappiamo, ma questo è il primo passo di un cammino  democratico che ci risarcisce di tanti soprusi e tante violenze subite negli ultimi 90 anni di Storia.
Se il referendum sarà positivo, come noi tutti ci auguriamo, allora il Presidente della Repubblica ‘super partes’ sappia finalmente rendere giustizia al Popolo Ladino ancora diviso, ma sempre fiero della sua identità, della sua lingua, saldo nei cuori come le montagne delle Dolomiti dove ha sempre vissuto.
Cortina d’ Ampezzo, Colle di Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana vogliono restare in Italia, Le chiedono solamente, dopo 90 anni di attesa, di potere rientrare nella propria Provincia !

Ci affidiamo a Lei.

Cortina d'Ampezzo li 12 ottobre 2007


Ladiis d’Anpézo
inviata da Eddy Demenego
eddy.demenego@sunrise.it




sabato 6 ottobre 2007

Gruppo Progetto Referendum - Comunicato Stampa 06/10/2007 - Belluno una Provincia senza Peso.

Cortina d'Ampezzo  Comunicato Stampa 06/10/2007 - Che una provincia con un numero esiguo di abitanti politicamente non conti nulla, anche se è brutto a dirsi, purtroppo è una realtà, ma che i suoi abitanti, che hanno incarichi pubblici o politici non  conoscano le particolarità del territorio è grave. In un incontro al Borgo di alcuni giorni fa della “Belluno letterata”, l’on. Paniz nella sua arringa finale asseriva come la questione delle autonomie sia “ un volgare problema di denaro che si trascina da decenni”. Forse gli è sfuggito o, probabilmente non lo sapeva, che  Lamon  con i 1.788 iscritti all'Aire pari al 55,1% dei residenti è il comune con la più alta percentuale di emigranti della provincia. Si può onestamente dir loro che il voler sopravivere è un “volgare problema di soldi?
Per quale ragione il presidente di Assindustria di Belluno Valentino Vascellari, con società al di qua ed al di la del confine provinciale, dia informazioni cosi false fino a, e sono parole sue,” paventare lo svuotamento di usi, consuetudini, regole secolari  per chi fosse ammesso di là” e dipinge i Sudtirolesi come una comunità di delatori. Invita così i cortinesi, che secondo lui si arricchiscono sull’attività immobiliare, sulla compravendita e sulle intermediazioni ecc. in comparti dove, sempre secondo lui, sulla trasparenza fiscale di queste operazioni nutre molti dubbi. Ma cos’è:  un invito a restare di qua perché si possono evadere le tasse? Oppure tutto questo suo zelo verso il potere è dovuto al finanziamento di una sua  società da parte della regione? Se è un volgare problema di 6 milioni di euro, lo possiamo capire.   
Lasciamo perdere per ora i dignitari del Bellunese, o dovremmo discutere per ore, parliamo di Cortina. Le persone continuano a farci domande sempre più strane, quella più ricorrente: io non sono Tedesco e non voglio impararlo. Ma chi te l’ha chiesto ? rispondo, rendendomi conto che, nonostante la ricca ed esauriente produzione di materiale conoscitivo da parte del comitato per il referendum c’è ancora poca informazione, non penso che si tratti di disinteresse, sarebbe troppo grave. Possiamo comprendere, anche se non la condividiamo, la paura degli anziani che vogliono stare in pace senza dover pensare a cambiamenti, quando è proprio nell’Alto Adige maggiormente perseguito il fine di un profondo rispetto e considerazione  per loro, degna dei paesi europei socialmente più progrediti. Non riusciamo a capire neanche le paure delle persone mature, per le quali nulla potrà cambiare se non in meglio. Alla  data di un’ipotetico passaggio di  provincia a cui seguirà una transazione che potrebbe durare dai  10/20 anni per l’applicazione delle leggi, neppure i giovani avranno problemi in  quanto saranno già inseriti nel nuovo sistema e, nella peggiore delle ipotesi indipendentemente dalla loro possibilità economica, avranno potuto realizzare anche la loro casa. 
Ma detta alla Paniz, veramente il denaro è cosi volgare?, ma veramente andare a star meglio fa schifo, ma dobbiamo proprio vergognarci di voler salvare la nostra cultura, quando ognuno di noi sa “che un popolo senza passato è destinato a sparire”. Evidentemente i propugnatori del no è questo che vogliono: l’annientamento, la globalizzazione, il livellamento della cultura sempre più in basso, la distruzione dei valori, l’orgoglio e rispetto del nostro passato. Qual’ è il loro segreto intento? che lo dicano, perché nessuno l’ha ancora capito. Li hanno chiamati “traditori” ma non è la parola esatta, consciamente o inconsciamente, se dovesse passare il no, avranno contribuito ad annientare la cultura di una popolazione. Riscattatevi, date almeno per una volta una motivazione intelligente e valida per rimanere in un Veneto che ha parlamentari senza quei nobili attributi necessari per invertire la rotta e far del loro territorio una regione così prospera e ben amministrata, da far desiderare ai comuni limitrofi di passare i confini.
In un  certo senso ci stupisce che  i parlamentari del Veneto e della Lombardia vadano a Roma a mendicare quando, da sole, queste due regioni sostengono il 70% del peso tributario nazionale. Cosa aspettano a farsi valere nell’interesse della loro popolazione ? Nessuno dice che non ci debba essere un fondo di solidarietà, ma questa solidarietà va prima espressa verso le aree deboli del loro territorio. Ma cos’è questa destra e questa sinistra, siete stati eletti tutti nel Veneto e la popolazione chiede, al di là delle vostre ideologie, di lasciar perdere i giochini, di unirvi e battervi per un futuro dove la sicurezza   ed il progresso possano essere tangibili in tutta la Regione. 
Della vostra appartenenza ad un partito o all’altro è certo l’ultimo problema che hanno i Veneti. 
Per il Gruppo Progetto Referendum
Eddy Demenego